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Ex Ilva, fase 2 in salita tra lo stop ai test sierologici e la domanda che non c’è

Prosegue la cassa integrazione, ad eccezione dell’Impianto produzione lamiere 2 - Il 6 maggio incontro in Prefettura per l’indotto

di Domenico Palmiotti

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(REUTERS)

Prosegue la cassa integrazione, ad eccezione dell’Impianto produzione lamiere 2 - Il 6 maggio incontro in Prefettura per l’indotto


4' di lettura

La fase 2 che si apre lunedì 4 maggio non ha portato nell’ex Ilva di Taranto, oggi ArcelorMittal, più persone al lavoro, nè l'avvio dei test sierologici nei confronti del personale che, pur messi in cantiere dall’azienda, sono stati in realtà stoppati dall’Asl Taranto. Restano quindi le difficoltà di un complesso industriale, il più grande del Mezzogiorno per numero di addetti, che naviga tra le restrizioni del coronavirus e la crisi del mercato dell’acciaio che, già presente da un anno, adesso si è aggravata con la fermata dell'economia e il conseguente blocco della domanda.

La cassa integrazione Covid
Premesso che il siderurgico ArcelorMittal non si è mai fermato essendo a ciclo continuo e che l’unico divieto che ha avuto, su disposizione del prefetto di Taranto, è stato quello di non poter commercializzare l’acciaio dal 26 marzo al 3 aprile, la cassa integrazione Covid 19 prosegue dal 4 maggio. Non ci sono interruzioni rispetto all’avvio di fine marzo, e chi sperava dal 4 di tornare a lavorare anche in smart working (per esempio gli addetti alle funzioni di staff), in realtà resta a casa sospeso dal lavoro. A questo personale ArcelorMittal ha comunicato che la cassa integrazione prosegue «sino a differente comunicazione». Per ora, dunque, nessuna previsione di rientro. «Sarà autorizzata a prestare attività lavorativa in smart working o presenza diretta sul posto di lavoro» solo dietro specifica autorizzazione, del responsabile del settore o della direzione del personale, viene detto al dipendente con una formula generica. Unica, piccolissima eccezione quella che riguarda l’impianto Produzione lamiere 2, che nelle settimane scorse è stato fermato insieme ad altoforno 2, acciaieria 1 ed altri impianti. Per il Pla2 sembra profilarsi un riavvio. Dal 4 al 6 maggio rientreranno infatti in fabbrica, scaglionate, 36 unità dell’impianto. Lo ha comunicato l’azienda ai sindacati, ma non è da escludere che si tratti di una ripartenza di breve durata, cioè legata a qualche commessa specifica. In ogni caso, è un numero che non sposta i termini della cassa integrazione. Che attualmente, secondo le cifre dei sindacati, vede oltre 3.000 persone fuori dalla fabbrica e altrettante dentro (parliamo solo di diretti) divisi tra i tre turni. A questi due blocchi vanno poi sommate le assenze per malattia, ferie, legge 104 ed altri motivi. ArcelorMittal ha chiesto la cassa Covid per 8.173 unità (di fatto l'organico del sito di Taranto) come tetto massimo. I sindacati hanno denunciato un uso “scorretto” dell'ammortizzatore sociale da parte dell'azienda con un'applicazione non equa, nè bilanciata. Segnalato, inoltre, un aumento della cassa per gli addetti al terzo e quinto sporgente portuale della fabbrica nonostante vi fossero in banchina coils da caricare su una nave.


Il nodo dei test sierologici - L’Asl incontra prima i sindacati poi l’azienda

Uno dei nodi da sciogliere riguarda i test sierologici che per il momento restano bloccati a Taranto. Il tema è al centro di due incontri che l’Asl terrà nella giornata del 4 maggio prima con i sindacati e poi con ArcelorMittal.

ArcelorMittal ha infatti comunicato che dal 4 maggio continuerà ad effettuare i test sierologici su base volontaria per il personale degli stabilimenti di Genova e di Novi Ligure nonché per gli uffici di Milano, ma dovrà fermarsi per il siderurgico di Taranto. «Dispiaciuta di dover comunicare la sospensione, come da richiesta ufficiale ricevuta dalla Asl di Taranto - sottolinea ArcelorMittal Italia in una dichiarazione - delle attività di screening sierologico già iniziato nei giorni scorsi per lo stabilimento di Taranto». ArcelorMittal Italia, prosegue l’azienda, « conferma che le attività di screening sierologico continueranno ad effettuarsi, come già previsto, nei rimanenti siti di Genova, Novi e Milano».

A Taranto, dice ancora l’azienda, «le attività di screening sierologico riprenderanno non appena le autorità competenti lo consentiranno». I sindacati metalmeccanici Fim Cisl, Fiom Cgil e Uilm hanno protestato per lo stop, evidenziando come i test - dopo la fornitura delle mascherine, la riorganizzazione di mense e trasporti interni e l’installazione delle termocamere alle portinerie - siano un passo avanti da compiersi necessariamente. Ma per Asl Taranto «la sospensione disposta dal Dipartimento di Prevenzione è stata dettata nell'esclusivo interesse dei lavoratori e per la tutela della comunità».

«Il progetto attivato autonomamente da ArcelorMittal - sostiene Asl Taranto - era stato comunicato ma non concordato in dettaglio in merito agli aspetti operativi e procedurali». Per la Asl, «corre l’obbligo, infatti, di disciplinare il percorso informativo dei lavoratori sottoposti a test, ancorché volontari, e in particolare la gestione dei casi risultati positivi per la loro presa in carico». E prosegue: «Così come già rappresentato all’azienda, si conferma la piena e totale disponibilità alla valutazione congiunta delle iniziative da porre in essere, con l’obiettivo di riprendere celermente le attività e ottimizzarle in funzione della massima tutela dei lavoratori».

Infine Asl Taranto precisa «che i dipendenti risultati positivi ai primi test eseguiti, sono stati già presi in carico dal Dipartimento di Prevenzione della Asl che ha già programmato per lunedì 4 maggio, l’esecuzione dei tamponi rino-faringei, gli unici test - si sottolinea - in grado di porre diagnosi e accertare la contagiosità per SARS-CoV-2».

Imprese dell'indotto convocate il 6 maggio in Prefettura
Per il 6 maggio, il prefetto di Taranto, Demetrio Martino, ha convocato Confindustria Taranto e ArcelorMittal. All’ordine del giorno, la situazione delle imprese dell'’indotto-appalto siderurgico, da diverse settimane in sofferenza. È la seconda convocazione del prefetto nel giro di pochi giorni perché la prima è andata disattesa per l’indisponibilità manifestata da ArcelorMittal. Confindustria Taranto ha espresso verso ArcelorMittal forti critiche, lamentando il mancato, puntuale pagamento delle fatture scadute relative a lavori già eseguite. «Torniamo ad incontrarci con ArcelorMittal - spiega il presidente di Confindustria Taranto, Antonio Marinaro - con l'aspettativa di chiarire se è finalmente possibile stabilire con quest’azienda un metodo nuovo di confronto e relazioni più stabili e costruttive. Ci interessa certo il pagamento delle fatture scadute, ma ci interessa soprattutto accertare - prosegue Marinaro - se possiamo ancora considerare ArcelorMittal un gruppo che determina ricadute di lavoro per la nostra realtà. Sinora questi segnali non li abbiamo avuti».

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