CONFINDUSTRIA E SINDACATI

Ex Ilva, forti preoccupazioni per le imprese dell’indotto

Confindustria Taranto denuncia ritardi nei pagamenti e teme per le incognite che pesano sull’altoforno 2 e sul nuovo piano industriale. Intanto a Milano si va verso un rinvio dell’udienza


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(ANSA)

3' di lettura

Nell’attesa di conoscere il 30 dicembre le sorti dell'altoforno 2 - il dissequestro o lo spegnimento- le aziende dell'indotto ex Ilva, in una riunione in Confindustria Taranto, hanno espresso “grande preoccupazione” per gli scenari che si stanno delineando e le ripercussioni sulle stesse imprese.

Ritardi nei pagamenti
Confindustria ha redatto un documento per il governo dove tutte le realtà imprenditoriali, grandi e piccole, che lavorano nell'indotto dell'acciaio auspicano una “corretta rinegoziazione del piano industriale”. Secondo l’associazione, “il rischio che si palesi, nel medio-breve periodo, una situazione analoga a quella di 5 anni fa c'è tutto”. Il riferimento è al passaggio fra l'Ilva di Riva e Ilva As, a cavallo tra 2014 e 2015, quando l'indotto si ritrovò con circa 150 milioni di crediti a tutt'oggi non corrisposti e “confluiti nello stato passivo”. Le aziende stanno continuando a portare avanti “tutte le commesse” nonostante la “situazione di estrema incertezza, manifestatasi già nelle scorse settimane con i ritardi sui pagamenti. In assenza di garanzie certe “sulla continuità dei crediti loro dovuti, le imprese dell'indotto - sottolinea il presidente Antonio Marinaro - potrebbero orientarsi verso un generale disimpegno dai rapporti contrattuali in essere”.

I sindacati dell’Usb: accordo vergognoso, non ci sarà nessun rilancio
 La sola cosa di rilievo che emerge dal decreto legge Taranto è che tutte le condizioni di miglior favore sugli ammortizzatori sociali vengono estese ai dipendenti di ArcelorMittal, a coloro che oggi un lavoro lo hanno. Il governo sta chiudendo un vergognoso accordo con la multinazionale per consentirle di licenziare migliaia di lavoratori. Ciò significa che i lavoratori in cig in Ilva As, oggi tutelati dall'accordo sindacale che garantisce loro l'assunzione in Arcelor Mittal, rimarranno disoccupati”. Lo denuncia l'Usb, segnalando che “non c'è traccia dei grandi investimenti per riconvertire fabbrica e territorio. Niente per i lavoratori dell'appalto. Scarse risorse e a numeri ridicoli di nuovi posti di lavoro”, aggiunge il sindacato di base annunciando la massima mobilitazione.

Confermata udienza del 20 dicembre a Milano ma richiesto un rinvio
I legali dei commissari dell'Ilva in amministrazione straordinaria hanno depositato al tribunale civile di Milano una istanza per preannunciare che chiederanno un rinvio dell'udienza del 20 dicembre. La richiesta di rinvio verrà fatta poi in aula davanti alle controparti. L'udienza è relativa al ricorso di urgenza presentato dai commissari Ilva per scongiurare il disimpegno di ArcelorMittal dallo stabilimento di Taranto.

Nell'udienza del 20, la Procura di Milano chiederà di essere autorizzata dal
giudice a poter replicare alla memoria del gruppo franco indiano
nella quale, tra le altre cose, si chiede l'estromissione dal procedimento degli stessi pm. La Procura in sostanza chiederà, come i commissari dell’ex Ilva, un termine di rinvio del procedimento per depositare le sue repliche.

L'udienza dovrebbe essere rinviata a dopo l'Epifania, alla luce del fatto che il 30 dicembre prossimo si terrà l'udienza del tribunale del Riesame di Taranto sull'altoforno 2. Il tribunale di Taranto ha ordinato lo spegnimento dell'Afo 2, già sotto sequestro dopo la morte di un operaio, ritenendo che non siano stati compiuti i necessari adempimenti per la sua messa in sicurezza. I commissari dl'Ilva hanno presentato ricorso al tribunale del Riesame. ArcelorMittal ha sempre sostenuto che il funzionamento dell'altoforno 2 sia una delle condizioni indispensabili per l'esecuzione del contratto di affitto di ramo d'azienda (finalizzato all'acquisto) dell'Ilva di Taranto.

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