Facoltà d’uso

Ex Ilva, revocato sequestro altoforno 2 per infortunio mortale ma restano i fatti del 2012

Accolta l’istanza presentata lo scorso settembre da Ilva in amministrazione straordinaria

di Domenico Palmiotti

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3' di lettura

L’altoforno 2 dell’ex Ilva di Taranto dal 21 ottobre 2021 non è più sequestrato per l’incidente mortale di giugno 2015 nel quale perse la vita l’operaio Alessandro Morricella. Il giudice Federica Furio, del Tribunale di Taranto, lo ha dissequestrato. Accolta così l’istanza presentata lo scorso settembre da Ilva in amministrazione straordinaria, proprietaria dell’impianto come di tutti gli altri della fabbrica, attualmente in affitto ad ArcelorMittal Italia, ora Acciaierie d’Italia.

L’istanza di dissequestro è stata avanzata a seguito del completamento dei lavori di miglioramento della sicurezza dell’impianto ordinati dalla Magistratura dopo l’incidente mortale. Morricella, investito da un getto di ghisa, morì dopo pochi giorni per le gravi ustioni riportate. Dopo l’infortunio, la Magistratura dispose nell’immediatezza il sequestro senza facoltà d’uso. Un successivo decreto del Governo sbloccò l’altoforno condizionandolo ad un piano di lavori da concordarsi con la Procura. In seguito, però, la Magistratura ha ritenuto che non tutti i lavori fossero stati compiuti. Tornò quindi il sequestro senza facoltà d’uso, con obbligo di fermata, ma partì anche nel 2019 una battaglia legale da parte di Ilva in amministrazione straordinaria al Tribunale del Riesame. Battaglia che con due pronunciamenti si è conclusa, con l’alt allo spegnimento dell’altoforno, il 7 gennaio 2020.

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Rimane però il sequestro di luglio 2012

Dissequestrato per la vicenda Morricella, che è attualmente in fase di dibattimento in Tribunale, l’altoforno 2 resta però sotto sequestro - sia pure con facoltà d’uso - nell’ambito del più generale sequestro effettuato a luglio 2012 dal gip Patrizia Todisco per i reati di inquinamento ambientale. Quest’ultimo sequestro riguarda tutta l’area a caldo del siderurgico che comprende oltre agli altiforni, anche le acciaierie, i parchi minerali e gli impianti collegati. Per l’area a caldo, nella sentenza che ha concluso a maggio scorso il processo “Ambiente Svenduto” relativo alla vecchia gestione Riva, la Corte d’Assise ha confermato la confisca così come chiesto dai pm. Confisca che eventualmente scatterà a valle del giudizio in Corte di Cassazione.

Il giudice: i lavori fatti garantiscono la sicurezza

Circa il dissequestro dell’altoforno 2, il giudice Furio nel suo provvedimento osserva che «si ritengono integralmente adempiute le prescrizioni imposte dalla Procura della Repubblica con decreto del 7 settembre 2015». Il magistrato ritiene quindi che l’altoforno 2 non presenti più le condizioni di insicurezza e di rischio che avevano portato al sequestro del 2015. A valle dei lavori eseguiti da Ilva in amministrazione straordinaria, costati circa 10 milioni di euro e articolatisi in più interventi (l’altoforno 2 è tornato in funzione a inizio 2021), il giudice Furio ritiene «soddisfacenti le spiegazioni fornite da Ilva in amministrazione straordinaria per il tramite della società Paul Wurth» (quest’ultima ha eseguito i lavori). Il giudice afferma che sia i motivi esplicitati dall’azienda, sia le ulteriori delucidazioni tecniche, possano «garantire la sicurezza dei lavoratori sul piano di colata anche mediante l’utilizzo del radio comando». Per il magistrato, «non vi sono allo stato elementi per non ritenere non condivisibili le valutazioni effettuate dalla società Paul Whurt che si è occupata dell’automazione del piano di colata con riguardo alla gestione del rischio». Infine il giudice dichiara che «le procedure operative, così come aggiornate, sono state ritenute allo stato idonee a tutelare la sicurezza dei lavoratori».

Il dissequestro totale incognita sul futuro

L’istanza al giudice Furio è stata presentata dagli avvocati Angelo Loreto e Filippo Dinacci per conto di Ilva in amministrazione straordinaria. «Come legali, ci siamo trovati a fronteggiare, dal 2012 ad oggi, ben 24 sequestri sugli impianti Ilva. Di questi, 23 sono caduti e ne resta solo uno al momento» commenta Loreto al “Sole 24 Ore”. Quello che resta riguarda appunto tutta l’area a caldo, il sequestro più complesso, al cui superamento a maggio 2022 è legato l’acquisto dei rami di azienda da Ilva in amministrazione straordinaria e l’aumento della partecipazione dello Stato, tramite Invitalia, dal 38 al 60 per cento nella società Acciaierie d’Italia.

Non a caso, il 19 ottobre, in audizione alla Camera, il ministro dello Sviluppo economico, Giancarlo Giorgetti, ha detto che sull’ex Ilva di Taranto «c’è un’attenzione da parte delle autorità sanitarie e delle autorità giudiziarie. Sono gli elementi esterni al processo puro di intervento dello Stato». «Se noi - ha detto il ministro - riusciamo a portare avanti un percorso di piano industriale che soddisfa i requisiti ambientali, molto probabilmente la spada di Damocle rispetto agli interventi di sequestro e non sequestro, possono essere risolti. Altrimenti, se interviene il sequestro, tutta l’operazione in quanto tale, come è stata progettata, viene a cadere». L’avvenuto dissequestro dell’altoforno 2 è stato infine comunicato anche da Acciaierie d’Italia.


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