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Ex Ilva, dal governo via libera ad aumento di capitale fino a un miliardo

Nel decreto Aiuti Bis, il Consiglio dei ministri varerà una norma specifica per l’azienda dell’acciaio partecipata in minoranza dallo Stato attraverso Invitalia

di Domenico Palmiotti

Aggiornato il 5 agosto alle 07:42

Morselli (ex Ilva): proroga di 2 anni utile per completare il Piano ambientale

I punti chiave

2' di lettura

Arriva la norma per salvare l'ex-Ilva, ora Acciaierie d’Italia, acciaieria partecipata in minoranza dallo Stato attraverso Invitalia per aiutarla ad uscire dalla crisi di liquidità. Come anticipato dai ministri dello Sviluppo Giorgetti e del Lavoro Orlando nel vertice di mercoledì. Il decreto legge Aiuti bis infatti prevede «per il sostegno della siderurgia» la possibilità di sottoscrivere aumenti di capitale fino a un miliardo. E stabilisce che «Invitalia- Agenzia nazionale per l’attrazione degli investimenti e lo sviluppo d’impresa Spa è autorizzata a sottoscrivere fino a un miliardo aumenti di capitale o diversi strumenti, comunque idonei al rafforzamento patrimoniale, anche nella forma di finanziamento soci in conto aumento di capitale, ulteriori rispetto a quelli previsti».

Di un miliardo come possibile fabbisogno per ridare ossigeno all’ex Ilva aveva parlato lo stesso titolare del Mise lo scorso 23 giugno nel precedente vertice con sindacati e azienda.

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Il piano

Giorgetti ha evidenziato la disponibilità dell’esecutivo «ad un impegno finanziario significativo con garanzia dello Stato per Acciaierie d'Italia». Sarà «sufficiente fino a che le condizioni di contesto tornino in una relativa normalità - ha rilevato -. Auspichiamo che l’intervento possa essere assecondato dal socio ArcelorMittal». Il ministro Orlando ha dichiarato che «ci sono le condizioni per realizzare un intervento. Sarà un intervento che determina la liquidità necessaria. Non sarà soggetto ad approvazioni di terzi ma sostanziale e solido».

Le reazioni

Per l'ad Lucia Morselli, «Acciaierie d'Italia è un’azienda sana ma ha destinato tutte le risorse e la ricchezza generata, agli investimenti, che non abbiamo mai smesso di fare e che continuiamo a fare. Investimenti per il piano ambientale che significa il nostro futuro. La carenza è quella del circolante, che non nasce adesso ma da due anni. Siamo limitati nell’acquisto delle materie prime e della produzione da monte a valle».

«Noi vogliamo un’azienda con un futuro e per averla serve finanza visto il costo dell’energia» ha detto Morselli, specificando di aver appena ottenuto da AM (società di Mittal), «una garanzia per 300 milioni per il gas firmata dalla stessa AM. Senza questa, avremmo dovuto ridurre al minimo la produzione ad un livello solo per proteggere gli impianti». L’ad ha infine dichiarato: «Noi non siamo per la chiusura dell’area a caldo. È il cuore del sistema azienda ed è vitale per Genova, Novi e diversi altri siti produttivi di Acciaierie d’Italia. Stiamo cercando risorse finanziarie perché l’area a caldo vada al massimo, ovviamente nel rispetto dei vincoli ambientali».

E anche il presidente Bernabè, nel riconoscere vicinanza e attenzione da parte Governo verso l’azienda dell’acciaio, ha sottolineato l’urgenza dell’intervento finanziario. Questo - ha detto Bernabè - per cogliere le opportunità enormi in un contesto dove l’ex Ilva inquina molto meno delle altre acciaierie europee. Ora servono soldi per lo sviluppo, ha sostenuto il presidente di AdI.


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