incontro conte-azienda

Ex Ilva, incontro Conte-ArcelorMittal: Governo pronto a trattare su scudo bis e cig

Dichiarazioni dure ma, se l’azienda apre, negoziato anche sui target contrattuali

di Carmine Fotina


default onloading pic
Giuseppe Conte (Ansa)

3' di lettura

Parole durissime, secondo una linea comune ben precisa: rispetto del contratto. Il governo tiene un profilo unico in attesa dell’incontro, slittato a stamattina, con la proprietà di ArcelorMittal che vede al tavolo in prima persona il fondatore del gruppo, Lakshmi Mittal.

Al vertice, al quale insieme al premier Giuseppe Conte partecipano anche i ministri Stefano Patuanelli e Giuseppe Provenzano, l’esecutivo farà un ultimo forse disperato tentativo di ottenere uno spiraglio dall’azienda. Prospettando un nuovo provvedimento, ma in generale dando la disponibilità a trattare su altri temi: cassa integrazione, costi di affitto, target del contratto.

Quanto alle tutele legali, si è parlato di un emendamento al decreto fiscale che potrebbe però risultare estraneo per materia. Ieri si ipotizzava un decreto da portare in Consiglio dei ministri anche se resta chiaro che una nuova norma rischia di spaccare il Movimento 5 Stelle.

Scudo penale bis
Dal punto di vista tecnico, l’ipotesi è introdurre una tutela giuridica ad ampio spettro, non valida solo per l’ex Ilva, ma per tutte le aziende che operano in siti industriali strategici. Un’idea portata avanti in prima istanza da Provenzano e di cui ieri ha ribadito l’urgenza tutto il Pd. In linea teorica la logica di questa norma reggerebbe anche con l’addio di ArcelorMittal, perché ripristinerebbe una forma di tutela nei confronti dei commissari o di cordate alternative.

L’eventuale provvedimento potrebbe contenere anche lo scomputo del canone d’affitto per costi imputabili alle difficoltà di approvvigionamento di materie prime a causa del sequestro del molo 4. Inoltre Patuanelli, pur nella durezza delle sue dichiarazioni in cui imputa all’azienda «errori macroscopici» di gestione e un comportamento ricattatorio quando «mette sul piatto oltre 5mila esuberi», lascia intendere che si può anche intervenire con «strumenti di sostegno» per la flessione produttiva.

Conte fiducioso sul vertice
L’esecutivo potrebbe essere disponibile al supporto con gli ammortizzatori sociali ma più in generale a rivedere al ribasso determinati obiettivi del piano industriale. In altre parole una riscrittura completa del contratto con ArcelorMittal non viene esclusa. Le dichiarazioni di ieri andrebbero dunque lette come il preannuncio di una causa nel caso di rottura, visto che il governo è convinto che il recesso non sia contrattualmente giustificato, ma con un filo di tattica per tenere aperta una trattativa che era già iniziata nelle scorse settimane prima dell’affondo legale dell’azienda. «È stato stipulato un contratto e saremo inflessibili sul rispetto degli impegni» ha detto Conte che si è detto comunque fiducioso sull’incontro.

Patuanelli, che il 7 novembre riferirà sul caso in Parlamento, ha parlato di «multinazionale che accampa scuse strumentali e prende in giro lo Stato» e ha definito l’atto di citazione presentato dall’azienda presso il Tribunale di Milano, 37 pagine e 37 allegati, «una dimostrazione che da settimane, forse da mesi, l’azienda preparava l’abbandono dell’area». Nell’incrocio di accuse, a sua volta ArcelorMittal nella lettera di recesso cita l’ordine del giorno approvato dalla maggioranza al Senato: fare riferimento alla «decarbonizzazione» - è la tesi dell’azienda - significava essere consapevoli che l’abolizione dello “scudo” avrebbe comportato l’«inevitabile chiusura dell’area a caldo».

Cordate alternative?
In Parlamento intanto ci si muove in ordine sparso. La Lega si dice pronta a votare un nuovo scudo; Italia Viva, Fratelli d’Italia e Forza Italia hanno presentato loro emendamenti alla vigilia dell’incontro decisivo. Senza aperture da parte di ArcelorMittal si aprirebbe un infinito contenzioso legale. Difficile immaginare che con la crisi dell’acciaio in atto ci siano alfieri pronti all’intervento. Il rilancio della vecchia perdente cordata Cassa depositi e prestiti-Jindal-Arvedi-Del Vecchio, ipotizzato dal leader di Italia Viva Matteo Renzi, viene giudicato uno scenario impraticabile da molteplici fonti della maggioranza e del governo. Per i renziani se si facesse causa ad ArcelorMittal subentrerebbe automaticamente la seconda cordata in graduatoria, ma la società è stata sciolta e comunque potrebbe servire una nuova gara.

In particolare, quanto a Cdp nelle ultime settimane è in corso un pressing sotterraneo di pezzi della maggioranza per un suo ruolo a tutto campo nei salvataggi delle crisi industriali, magari attraverso il Fondo italiano di investimento. Ma ambizioni politiche e dossier tecnici vanno distinti. Resta un fatto che esistono precisi paletti statutari che impediscono alla Cassa di intervenire in situazioni che non siano economicamente stabili e non abbiano adeguate prospettive di redditività, non il profilo di un’azienda che perde 60 milioni al mese.

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti
Loading...