LO STABILIMENTO A RISCHIO CHIUSURA

Ex Ilva, le imprese dell’indotto minacciano di bloccare le merci

L’incontro tra le istituzioni e le aziende che rivendicano il pagamento delle fatture. Confindustria Taranto: basta bugie, mettere in sicurezza i 60 milioni che mancano. Il governatore Emiliano: telefonata dell’ad Morselli grazie all’intervento del premier


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3' di lettura

Le imprese dell’indotto di ArcelorMittal che rivendicano il pagamento delle fatture minacciano di bloccare nelle prossime ore l’approvvigionamento delle materie prime. La posizione è emersa nel corso dell’incontro nella sede di Confindustria Taranto, a cui ha partecipato una folta delegazione di titolari delle imprese (che per protesta presidiano le portinerie dello stabilimento da una settimana), il presidente della Regione Puglia Michele Emiliano, il sindaco di Taranto Rinaldo Melucci e gli altri sindaci dei comuni della provincia.

La verifica sui crediti
Fonti del gruppo siderurgico franco-indiano avevano confermato che lunedì mattina il governatore Emiliano e gli appaltatori dell’indotto andranno nello stabilimento di Taranto per cooperare con l’azienda all’aggiornamento della contabilità, portando con sé la documentazione necessaria. E viene confermato che martedì mattina l’amministratore delegato ArcelorMittal, Lucia Morselli, sarà in città per incontrarsi con il presidente regionale e provare a chiudere così la vicenda.

«Lo dico chiaramente - ha avvertito Emiliano - l’ambiente non è fiducioso nei confronti di questi impegni di ArcelorMittal, perché la multinazionale non è più un soggetto la cui parola viene intesa da tutti noi come un impegno indefettibile. Purtroppo abbiamo dovuto imparare a diffidare di questi impegni».

Il messaggio al presidente del Consiglio
Il governatore pugliese ha poi raccontato che «il tavolo dell’indotto aveva chiesto di sapere con immediatezza quando si potevano precisare le partite contabili e quando sarebbero stati effettuati i pagamenti. Abbiamo notificato direttamente durante la riunione, con appositi messaggi al
presidente del Consiglio dei ministri che, se non ci fosse stata una immediata telefonata da parte dell'amministratore delegato di ArcelorMittal durante la stessa riunione, la fabbrica, per decisione dell’assemblea, sarebbe stata sostanzialmente bloccata».

Grazie alla «determinazione di tutte le imprese, la telefonata dell’ad Morselli è arrivata - ha detto Emiliano -. Di questo ringrazio il ministro Patuanelli e il presidente del Consiglio. Mi auguro che quello che è avvenuto in diretta grazie all’intervento del governo che ha sollecitato l'ad Morselli a fare la telefonata corrisponda alla verità»

Confindustria Taranto: basta bugie, indotto non pagato
Le «150 aziende dell’indotto» ha rimarcato da parte sua il presidente di Confindustria Taranto, Antonio Marinaro, «oggi non sono nelle condizioni di pagare gli stipendi» ai loro 6mila dipendenti. Questo, ha sperigato, perché «l’indotto, per una trattativa in corso tra ArcelorMittal e Governo, sta diventando l’elemento di ricatto. In questi giorni si è detto di tutto, ma posso dire con certezza che le aziende dell’indotto non sono state pagate da ArcelorMittal, per cui ancora oggi soffrono e patiscono di una ottemperanza contrattuale da parte della multinazionale».


“Si tratta di imprese - ha aggiunto il presidente di Confindustria Taranto - che hanno sempre garantito i servizi, anche dopo i sequestri dal 2012 ad
oggi, passando dal 2015, quando - ha ricordato Marinaro - le aziende dell'indotto hanno lasciato 150 milioni al governo. E ora rischiano altri 60 milioni di euro di corrente. Per loro in questo modo non c'è futuro. Al tavolo con le istituzioni non abbiamo ragionato sul futuro, per noi la precondizione essenziale per ritornare a guardare il futuro è quella di
mettere in sicurezza i 60 milioni di euro che oggi mancano alla fluidità di cassa dell'indotto»

L’ipotesi di anticipazione dei fondi dalla Regione
Lo stesso Emiliano ha spiegato che «già molte aziende dell’indotto rischiano di avere i documenti relativi alla bancabilità in disordine. Il che renderebbe complicata quella operazione che stiamo approfondendo di anticipare da parte della Regione i pagamenti. Questa operazione ha bisogno di un meccanismo contabile fondato su una garanzia che prevede che le aziende abbiano i requisiti perfetti di bancabilità. Se il tempo passa e nessuno li paga rischiano di perderli». Queste imprese, ha ricordato ancora Marinaro, «hanno sempre garantito i servizi, anche dopo i sequestri dal 2012 ad oggi, passando dal 2015, quando le aziende dell'indotto hanno lasciato 150 milioni al governo. E ora rischiano altri 60 milioni di euro di corrente».

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