ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùLA CRISI DELL’ACCIAIERIA

Ex Ilva, ArcelorMittal sospende il piano di chiusura

L’ad di ArcelorMittal Lucia Morselli ha comunicato la sospensione del piano di chisura degli impianti già fissata a tappe per fine gennaio 2020

di Domenico Palmiotti


Detto e contraddetto: le frasi della politica sull’Ilva

4' di lettura

L’ad di ArcelorMittal Lucia Morselli ha comunicato la sospensione del piano di chisura degli impianti già fissata a tappe per fine gennaio 2020.

Sull’ex Ilva la tensione rimane alta, a cominciare dal fronte lavoratori. Le aziende dell'indotto-appalto siderurgico ex Ilva, ora ArcelorMittal Italia, sono in presidio davanti alla portineria C dello stabilimento di Taranto con dipendenti e mezzi. Non è un blocco, ha spiegato Confindustria Taranto, ma un presidio finalizzato a protestare per i mancati pagamenti di AMI alle stesse imprese e a rivendicare la continuità produttiva e occupazionale della fabbrica». Nella mattinata del 18 novembre - spiegano fonti qualificate - nello stabilimento ex Ilva è entrato un nucleo di ispettori dell’Ispettorato nazionale del lavoro, dell’Inps e dell’Inail.

In serata sindacati al Quirinale
Secondo fonti sindacali, i tre segretari generali di Cgil, Cisl e Uil sono al Quirinale dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, per affrontare la questione dell'ex Ilva e in generale delle crisi industriali.

Il 27 novembre udienza su ricorso ex Ilva
Sul fronte giudiziario Claudio Marangoni, il presidente della sezione specializzata in materia d’impresa del tribunale di Milano e che tratterà il procedimento ArcelorMittal-Ilva, ha fissato per il 27 novembre l’udienza che riguarda il ricorso d’urgenza presentato dai commissari. Secondo quanto appreso da fonti legali, il tribunale nel fissare l’udienza ha invitato ArcelorMittal a «non porre in essere ulteriori iniziative e condotte in ipotesi pregiudizievoli per la piena operatività e funzionalità degli impianti».

Il ministro Boccia: pronti a commissari e prestito ponte
Intanto, sul fronte Governo, il ministro per gli Affari regionali Francesco Boccia, intervenuto a “Circo Massimo” su Radio Capital, a chi gli chiedeva quale fosse il piano B del governo per l’ex Ilva ha risposto: se A.Mittal non rivede la decisione di lasciare Taranto, per l’ex Ilva scatterà «l’amministrazione straordinaria, con un prestito ponte» da parte dello Stato in modo da riportare l’azienda sul mercato entro un paio d’anni.

L’inchiesta della procura di Taranto
Dopo aver avviato l'inchiesta contro ignoti, prefigurando l'ipotesi di reato di distruzione di materie prime e prodotti industriali, nonché di mezzi di produzione con danni all'economia nazionale (articolo 499 del Codice penale), la Procura di Taranto potrebbe ordinare già dal 18 novembre le prime ispezioni nel siderurgico.

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«È una cosa seria, ci stiamo già muovendo» ha commentato il procuratore capo di Taranto, Capristo, poco dopo aver ricevuto, insieme al procuratore aggiunto, Carbone, i commissari dell'amministrazione straordinaria Ilva, Ardito, Danovi e Lupo, che gli hanno consegnato un esposto-denuncia dove indicano, da parte di ArcelorMittal, comportamenti lesivi dell'economia nazionale. E nel giro di poche ore dalla ricezione dell'esposto-denuncia, l'inchiesta della Procura di Taranto ha mosso i primi passi indicando già il terreno di indagine. Si ipotizza anche appropriazione indebita. Uno dei fari che la Procura di Taranto ha acceso riguarda infatti il magazzino dell'ex Ilva. Si parte dal fatto che Ilva ha ceduto ad ArcelorMittal il 30 ottobre 2018 un magazzino materie prime del valore di 500 milioni ed uno di pezzi di ricambio per 100 milioni circa. E si vuole accertare se non vi sia stato un impoverimento preordinato da parte dell'affittuario, teso a indebolire l'azienda.

L’altra inchiesta
Le inchieste sono due. C’è anche quella della Procura di Milano, che indaga anche su eventuali illeciti tributari e su presunti reati pre-fallimentari, con un focus sul mancato pagamento dei creditori dell’indotto.

La protesta dell’indotto
In quanto alla protesta dell'indotto-appalto, in prima battuta si era parlato parlato di blocco delle attività, adesso, invece, emerge una posizione meno dura. «Non sarà un vero e proprio blocco - spiega il presidente di Confindustria Taranto, Antonio Marinaro - ma un presidio. Non vogliamo accelerare lo spegnimento della fabbrica, non vogliamo assestare l'ultimo colpo ad una fabbrica già in declino. Confindustria Taranto ritiene che, pur dando un segnale di protesta, pur dichiarando tutta la sua insofferenza per il mancato pagamento, non debba tuttavia venire meno, anche in una situazione estrema, la responsabilità».

LEGGI ANCHE: L'indotto di Taranto nel caos, in seimila a rischio stipendio

Marinaro così prosegue: «I cantieri edili delle imprese nell'ex Ilva saranno fermi dal 18 novembre. Poiché questi operano sugli investimenti, se il committente non paga e il cantiere, il progetto, si fermano, non succede nulla di grave». «Non si pregiudica nulla. Assicureremo invece le manutenzioni e tutti i lavori correnti - afferma Marinaro -, quelle attività che servono a tenere in marcia gli impianti perché noi, come imprenditori, non possiamo contribuire allo spegnimento». La protesta delle imprese riguarda il fatto che, malgrado l'ad di ArcelorMittal, Lucia Morselli, abbia assicurato per tre volte, negli ultimi giorni, che le imprese saranno pagate, nulla in realtà si è visto. In Arcelor non si parla di blocco di pagamenti ma di slittamento dovuto al fatto che sono stati cambiati i preposti alla parte amministrativa e contabile. Per le imprese, Arcelor deve dare 50 milioni, di cui 10-12 si riferiscono a fatture già scadute per prestazioni effettuate mentre il resto è in scadenza.

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