la crisi di taranto

Ex Ilva, ipotesi governo fino al 40% in AmInvestco

Si pensa a una Newco per la realizzazione dell’impianto del preridotto che dal 2023, nei piani del governo, consentirà di alimentare i due forni elettrici, affiancati dal rilancio dell’altoforno 5 e dall’Afo 4 per portare la produzione annua a 8 milioni di tonnellate

di Domenico Palmiotti e Giorgio Pogliotti


Ilva, commissari: da stop impianti rischi a sicurezza e ambiente

3' di lettura

Sull’ex Ilva si avvicina la scadenza del 20 dicembre, quando si capirà se la trattativa tra ArcelorMittal, i commissari dell’amministrazione straordinaria e il governo può proseguire o meno. In caso affermativo, si punta a firmare un primo memorandum d’intesa, e a chiedere lo stesso giorno il rinvio dell’udienza al Tribunale di Milano.

Newco per il preridotto
Negli incontri avuti tra domenica e ieri si è affrontato il tema del ruolo che avrà lo Stato, sotto due aspetti: il primo è l’acquisto da parte del Tesoro di una quota compresa tra il 20 e il 40% di AmInvestco Italy, che potrebbe anche avere una nuova denominazione in una Newco. L’altro intervento pubblico consiste nella creazione di una Newco per la realizzazione dell’impianto che servirà per la produzione del preridotto (un semilavorato siderurgico contenente prevalentemente ferro metallico) che dal 2023, nei piani del governo, consentirà di alimentare i due forni elettrici, affiancati dal rilancio dell’altoforno 5 e dall’Afo 4 per portare la produzione annua a 8 milioni di tonnellate.

Esuberi al minimo
Questa nuova società potrebbe essere mista, aperta alla partecipazione di altri produttori di acciaio, interessati ad utilizzare il gas naturale al posto del carbone fossile. Il piano elaborato dalla squadra di governo con i consulenti Francesco Caio e Marco Leonardi punta a ridurre al minimo il numero degli esuberi, sia con il ricorso agli esodi incentivati che con l’impiego nell’impianto per la produzione del preridotto. I sindacati non intendono firmare accordi con esuberi e chiedono di sedere al tavolo negoziale. Ma il governo sta trattando per ottenere il rinvio del giudizio, per poi coinvolgere il sindacato nella trattativa.

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Ridurre la dipendenza dall'Ilva
La strategia consiste anche nel costruire una città meno Ilva dipendente: i Giochi del Mediterraneo del 2026 per il premier Giuseppe Conte «saranno l’occasione per dare una prospettiva di crescita a Taranto. Rientreranno a pieno titolo come parte integrante del Cantiere Taranto per rilanciare quella comunità molto sofferente: la abbiamo un po’ trascurata negli ultimi decenni, è il momento del riscatto». Nella stessa direzione va la candidatura a Capitale italiana della cultura nel 2021 lanciata ieri dal sindaco Rinaldo Melucci e trasmessa al ministero dei Beni culturali: «Diversificazione produttiva, svolta green e urbanistica - ha spiegato - risorsa mare e cultura, quest’ultima intesa nel senso più ampio e pragmatico del termine, sono i pilastri della nostra programmazione, questa la cura per Taranto». Entro marzo 2020 va presentato il dossier di candidatura al ministero che farà la selezione.

Cronoprogramma e Riesame
Intanto sul fronte giudiziario connesso allo stop dell’altoforno 2, dopo che il giudice di Taranto ha respinto la richiesta di proroga per gli ulteriori lavori di messa in sicurezza, sono ore di intenso lavoro per gli avvocati di Ilva. Entro mercoledì 18 dicembre dovrebbe essere presentato il ricorso al Tribunale del Riesame. «I tempi sono strettissimi e ci sono diversi profili tecnici da considerare nell’impugnare il provvedimento negativo del giudice Maccagnano di 29 pagine» osservano gli avvocati. Il deposito a stretto giro fa sì che il ricorso possa essere discusso entro il 30 dicembre. In caso di pronuncia del Riesame favorevole a Ilva, il cronoprogramma di fermata e spegnimento dell’altoforno si bloccherebbe quando ancora non è entrato nella fase cruciale. Le operazioni preliminari sono riprese da sabato 13 dicembre, col vertice tecnico che il custode giudiziario Barbara Valenzano ha avuto con i rappresentanti di ArcelorMittal. In questa fase di avvio l’impianto viene tenuto al regime minimo, con una produzione di 4.800 tonnellate di ghisa al giorno, in modo da avvicinarsi gradualmente agli step finali, ovvero al colaggio della “salamandra”, che è la ghisa che si deposita sul fondo dell’impianto. Quest’operazione è calendarizzata per il 18 gennaio, ma allora il Riesame, pro o contro Ilva, dovrebbe già essersi espresso.

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