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Ex Ilva: gli italiani pagheranno gli errori a caro prezzo

Il governo è in un vicolo cieco. La certezza è che chi pagherà il prezzo dell’improvvisazione e dell’incompetenza sarà, ancora una volta, il mitico Pantalone, cioè quegli italiani, pochi, che pagano le tasse fino all’ultimo euro

di Fabio Tamburini

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(Fotolia)

3' di lettura

C’è un passaggio della lettera inviata dal presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ai colleghi che rappresenta lo spunto per qualche riflessione. È l’invito «a presentare proposte, progetti, soluzioni normative o misure specifiche» per «processi di ristrutturazione o riconversione del tessuto industriale e delle infrastrutture» di Taranto. Difficile immaginare che dal cappello del Consiglio dei ministri esca il coniglio di una soluzione alternativa per il polo siderurgico. Sarebbe come, senza allenamento, scalare l’Everest chiedendo informazioni al primo che passa su qual è il sentiero migliore da prendere.

Il centro siderurgico della ex Ilva è il più importante d’Europa e ha un ruolo chiave nella organizzazione industriale della seconda industria manifatturiera d’Europa, cioè quella italiana. C’era un patto tra il governo italiano e Arcelor Mittal che metteva nero su bianco uno scambio.

Il gruppo multinazionale s’impegnava al risanamento ambientale e al rilancio del polo dell’acciaio. In cambio aveva chiesto e ottenuto di non temere conseguenze penali per reati ambientali provocati dagli interventi di risanamento e dalle gestioni precedenti che, ricordiamolo, erano quelle dei Riva e dell’azionista pubblico a cui ha fatto capo per lungo tempo l’Ilva. Non era un privilegio illegittimo: lo scudo giuridico era una garanzia prevista dall’ordinamento italiano fin dal 2015, quando era stato dato ai commissari.

Tra persone affidabili per sancire un accordo basta una stretta di mano. Nel caso specifico è stata approvata perfino una norma di legge. Quella norma di legge, circa un mese fa, è stata abolita dalla maggioranza parlamentare che appoggia il Governo attuale, nel ruolo di Alice nel Paese delle meraviglie.

Come potevano non sapere che in Europa c’è una crisi di sovracapacità produttiva drammatica? Come potevano non sapere che ArcelorMittal sta perdendo a Taranto la modica cifra di circa 2 milioni al giorno? Come potevano non sapere che la magistratura tarantina è tornata assai belligerante?

Il risultato della decisione di abolire lo scudo penale, peraltro inaccettabile sul piano dei comportamenti perché ha significato rimangiarsi un impegno preso dallo Stato italiano, ha avuto come effetto di minare la credibilità internazionale dell’Italia e di fornire un alibi perfetto ad ArcelorMittal. E naturalmente la multinazionale ha colto l’occasione al volo annunciando la restituzione dell’impianto allo Stato italiano.

Adesso il governo è in un vicolo cieco. Difficile pensare a soluzioni diverse dal rinegoziare l’accordo con ArcelorMittal, ma non è così facile. Il problema è il prezzo, chi paga e a quali condizioni. Il rischio, in caso contrario, è che la vicenda Ilva possa chiudersi con un bilancio di perdite a carico dello Stato pesante: diversi miliardi di euro. E il conto potrà risultare perfino superiore agli oltre 9 miliardi finiti dalle casse dello Stato nel pozzo senza fondo di Alitalia.

La certezza è che chi pagherà il prezzo dell’improvvisazione e dell’incompetenza sarà, ancora una volta, il mitico Pantalone, cioè quegli italiani, pochi, che pagano le tasse fino all’ultimo euro. Ciò è francamente inaccettabile. Così come è inaccettabile che, in questi giorni, si stia dando la stura a fresconate senza alcuna credibilità proponendo soluzioni improbabili, come documenta il Sole 24 Ore del 13 novembre. Buona lettura.

Per approfondire:
Ex Ilva, Di Maio: contratto ArcelorMittal deve essere rispettato
Scontro M5S-Conte sullo scudo all'ex-Ilva. Parte la battaglia legale con Mittal

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