Le proteste dell’indotto

Ex-Ilva, l’accusa: ArcelorMittal sta svuotando deliberatamente l’azienda

La Guardia di Finanza ha accertato, dopo l’ispezione, che ci sarebbero scorte di materie prime per sole tre settimane. Ma la società anglo-indiana si difende: la crisi degli approvvigionamenti non dipende da noi. I pm di Milano hanno ascoltato <b/>Steve Wampach, general manager di ArcelorMittal Italia

di Domenico Palmiotti


Ilva, commissari: da stop impianti rischi a sicurezza e ambiente

4' di lettura

Ci sarebbero scorte di materie prime per tre settimane ancora nel siderurgico di Taranto ArcelorMittal. Sarebbe questo uno degli elementi accertati dalla Guardia di Finanza che il 19 novembre, nella perquisizione degli uffici di Taranto, ha portato via molti documenti oltre ad interrogare alcuni responsabili di reparti.

L'accusa di un progressivo svuotamento e indebolimento dell'ex Ilva ad opera di ArcelorMittal, l'hanno espressa i commissari dell'amministrazione straordinaria sia nel ricorso cautelare urgente contro il recesso della multinazionale dal contratto di fitto (si discute il 27 novembre a Tribunale di Milano), sia nell'esposto denuncia consegnato in seguito alla Procura di Taranto.

Ma l'accusa dei commissari ora avrebbe trovato un primo iniziale riscontro nel lavoro degli investigatori. Nell'esposto a Taranto i commissari hanno infatti scritto: «l'affittuaria ha ricevuto un magazzino del valore di circa euro 500 milioni. Si ha modo di ritenere che l'azienda non abbia al momento giacenze e rifiuta di procedere ad alcun ulteriore acquisto. Le fotografie dei magazzini vuoti che i dipendenti hanno anonimamente fatto recapitare alle concedenti pochi giorni fa risultano eloquenti».

Va detto, però, soprattutto sul fronte materie prime, che ArcelorMittal dichiara che a luglio, col sequestro del quarto sporgente portuale a seguito di un incidente mortale sul lavoro (una gru crollata in mare per una tromba d'aria, un gruista che ha perso la vita), l'approvvigionamento regolare è entrato in crisi. E quindi si è dovuto attingere di più alla riserva parchi minerali in attesa di trovare un canale alternativo di rifornimento.

Le indagini delle due Procure
Su ArcelorMittal, dopo l'offensiva dei commissari, sono due le Procure al lavoro con altrettanti gruppi di magistrati: Milano e Taranto. Milano, in pratica, indaga su false comunicazioni al mercato e sulla distrazione di beni, col sospetto che ArcelorMittal abbia pilotato la crisi.

La finalità: indebolire fortemente e svuotare l'ex Ilva e riconsegnarla all'amministrazione straordinaria in condizioni simili ad un relitto. In questo modo ArcelorMittal avrebbe eliminato dal mercato un concorrente.

Su questo fronte i pm di Milano hanno ascoltato come persona informata sui fatti Steve Wampach, direttore Finance di ArcelorMittal Italia. Si tratta del General Manager di ArcelorMittal e ricopre l'incarico di direttore Finance del cluster ArcelorMittal Italia. Wampach, dunque, riporta a Lucia Morselli, presidente e amministratore delegato di ArcelorMittal Italia.

A Taranto, invece, si indaga su distruzione di materie prime e di mezzi della produzione con presunto danno all'economia nazionale attraverso un sito industriale ritenuto strategico. Sia oggi che le prossime ore dovrebbero essere dedicate, da parte dei magistrati, alla lettura dei documenti acquisiti negli uffici di Milano e Taranto. Non si prevedono per ora indagati sui due fronti. Anche perché c'è da capire come andrà l'incontro di venerdì a Palazzo Chigi tra il premier Conte e i Mittal.

Se qui dovesse profilarsi una schiarita e i Mittal retrocedere dal recesso dal contratto di fitto, dichiarando di voler continuare a gestire l'ex Ilva, le ipotesi di reato relative ai danni all'economia nazionale dovrebbero perdere consistenza .

L’esposto
Ma questo si vedrà. Certo che l'esposto denuncia presentato dai commissari straordinari Ilva alla Procura di Taranto contiene un atto di accusa. Scrivono infatti i commissari: la programmazione delle attività di chiusura è «stata pianificata in modo da arrecare il maggior danno possibile alla produzione siderurgica nazionale, con un livello di offensività devastante tanto per la produzione di settore quanto per l'intera economia nazionale.

Depongono in questa direzione, in maniera obiettiva ed autoevidente, alcuni indici di riscontro univoci: nessun preavviso della iniziativa, indisponibilità assoluta ad un esame congiunto della situazione per l'adozione di un piano condiviso, sostanziale mancanza di preavviso e di disponibilità a concordare iniziative conservative dei cespiti e dell'avviamento aziendali finalizzati a garantire la sicurezza del lavoro e degli impianti e la continuità operativa.

Si tratta, palesemente e pacificamente, di comportamenti del tutto antitetici a qualsiasi concetto di civiltà e di buona fede».

E ancora scrivono i commissari nell'esposto in Procura a Taranto: «ArcelorMittal ha interrotto qualsiasi ordine ed acquisto di materie prime; ha rifiutato i nuovi ordini dei clienti; ha interrotto i rapporti con i subfornitori; ha interrotto l'avanzamento del Piano Ambientale e sta interrompendo la manutenzione degli impianti (da mesi portate avanti - ora si comprende perché - con modalità non corrette e poco diligenti)».

Le proteste dei lavoratori dell’indotto
Su altro fronte, a Taranto, davanti alla fabbrica, non solo continua, davanti alla portineria C, il presidio di protesta dell'indotto-appalto siderurgico e dei trasportatori che reclamano il pagamento delle fatture scadute, ma nella mattina del 20 novembre se ne sono aggiunti altri due degli operai delle imprese: davanti alle portinerie e alla direzione di stabilimento.

La sera del 19 novembre, dopo un incontro con ArcelorMittal, Confindustria Taranto ha proposto una tregua sino al 21 novembre in attesa di accertare i pagamenti. Le imprese hanno ritenuto invece di dover proseguire con la protesta. «Abbiamo parlato con la direzione di stabilimento - afferma Antonio Marinaro, presidente Confindustria Taranto - che ci ha proposto il pagamento del 60 per cento dello scaduto

nei prossimi 15 giorni. Mi sono riservato di sentire le aziende, ma la proposta di ArcelorMittal non è stata accettata dalle imprese se non parzialmente. Porterò ad ArcelorMittal una nuova proposta delle aziende. Queste ritengono che i pagamenti - prosegue Marinaro - debbano essere fatti in questo periodo, e quindi avanzeranno delle condizioni.

Le imprese, dopo tre mesi di insoluti, non riescono più ad operare. E noi non sappiamo come ArcelorMittal sta operando sul territorio e cosa vuole non fare. Il fatto che l'ad di ArcelorMittal, Morselli, non ci abbia incontrato, lo riteniamo un segnale preoccupante».

Per Vladimiro Pulpo, capo dei trasportatori associati a Confindustria Taranto, «ci dicono che pagano il 60 per cento dello scaduto entro 15 giorni. Ma stiamo scherzando? Qui non sappiamo se le imprese tra 15 giorni sono ancora in piedi. Lo scaduto fatture lo devono pagare subito, noi attendiamo sino a giovedì 21 novembre, dopodiché la protesta sarà più dura».

Per approfondire:
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