sgravi a chi assume

Ilva, le mosse di Arcelor e commissari. Dl Taranto: 50 milioni per i lavoratori

In vista dell’udienza del 20 dicembre gli avvocati del gruppo franco-indiano hanno depositato al Tribunale di Milano la memoria difensiva con cui contrastano quanto sostenuto da Ilva nel ricorso cautelare urgente di novembre. Mossa, quest'ultima, fatta da Ilva per contrastare il recesso della multinazionale dalla gestione, per ora con contratto di fitto, del gruppo siderurgico

di Domenico Palmiotti


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(REUTERS)

4' di lettura

Inizia a delinearsi il perimetro del decreto legge Taranto annunciato dal Governo. Secondo le prime indiscrezioni, la bozza di 21 articoli del provvedimento prevede un fondo da 50 milioni di euro per i lavoratori ex Ilva e sgravi al 100% per chi assumerà gli esuberi del polo siderurgico, anche all'esito di nuovi accordi a partire da gennaio 2020. Prevista anche la «riconversione produttiva» della città, un nuovo Sito di interesse nazionale che comprenda anche l'area di Statte e un nuovo commissario per la bonifica. Tra le misure anche la protezione dei cetacei e screening gratuiti, esenti anche dal ticket, per la diagnosi precoce di malattie legate all'inquinamento. Intanto, su fronti diversi, gli avvocati di ArcelorMittal e di Ilva in amministrazione straordinaria affilano le armi in vista delle prossime battaglie legali.

Le mosse degli indiani
Per Arcelor, in previsione dell'udienza del 20 dicembre, gli avvocati hanno depositato al Tribunale di Milano la memoria difensiva con cui contrastano quanto sostenuto da Ilva nel ricorso cautelare urgente di novembre. Mossa, quest'ultima, fatta da Ilva per contrastare il recesso della multinazionale dalla gestione, per ora con contratto di fitto, del gruppo siderurgico.

Recesso che Ilva reputa del tutto infondato anche in via ipotetica (e sul ricorso cautelare le Procure di Milano e Taranto hanno poi aperto due inchieste attualmente in corso). Come interpretare il fatto che i legali di Arcelor depositino la memoria difensiva al Tribunale di Milano quando da giorni correva l'ipotesi che le parti si sarebbero accordate per un rinvio dell'udienza del 20 dicembre? E questo proprio perchè si vuole preferire la prosecuzione del negoziato ai fini di un nuovo accordo piuttosto che il conflitto giudiziario.

Il confronto
A quanto pare, secondo fonti vicine al dossier, il deposito della memoria non andrebbe interpretato come una rottura della trattativa ma come la volontà, da parte di Arcelor, di non pregiudicarsi comunque l'udienza del 20 dicembre se il negoziato, nelle prossime ore, dovesse interrompersi o addirittura saltare. ArcelorMittal, Ilva in as e il negoziatore incaricato dal Governo - il presidente Saipem, Francesco Caio - stanno infatti lavorando sul memorandum di intesa da presentare al Tribunale di Milano con cui chiedere l'aggiornamento dell'udienza prossima ad altra data.

L’obiettivo di Caio
Il memorandum - spiegano le fonti - sarebbe anche pronto come bozza al 90 per cento, solo che i commissari di Ilva, prima di farlo andare avanti, hanno bisogno di un passaggio preventivo col Governo. Pare che su questo aspetto specifico la trattativa della giornata del 16 dicembre abbia vissuto qualche momento di fibrillazione. Poi si è arrivati alla decisione di Arcelor di depositare comunque la memoria al Tribunale di Milano. Semplificando, è un po' come se avessero posato il cappello sulla sedia.

Ma cosa dice ArcelorMittal nella memoria difensiva? «Non è affatto vero che ArcelorMittal stia cercando un alibi per eludere i propri impegni contrattuali dopo averne compiuto una diversa valutazione per ragioni di convenienza economica».

E ancora: «ArcelorMittal non ha bisogno di alibi». Quindi si elencano una serie di fatti: la protezione legale ritenuta «condizione necessaria» -ci si riferisce allo scudo penale sul piano ambientale abolito dal decreto legge Imprese -, la rappresentazione, ritenuta «lacunosa e fuorviante» da parte di Ilva, sulle prescrizioni sull'altoforno 2 che esistono sin dal 2015, gli interventi effettuati tra dismissione e investimenti per 345 milioni di euro.

«ArcelorMittal - si sostiene - si è trovata in una situazione completamente diversa da quella concordata a causa di decisioni e condotte altalenanti e imprevedibili di autorità pubbliche e soggetti istituzionali (come il governo e i commissari straordinari)».

E quindi per la multinazionale se è “vero” il «rilievo strategico attribuito a uno stabilimento industriale», questo però «non può essere strumentalizzato per costringere un investitore (come ArcelorMittal) ad accettare evidenti violazioni degli impegni contrattuali e lo stravolgimento del contesto (anche normativo) in cui sono stati assunti, imponendogli di continuare a svolgere l'attività produttiva come se nulla fosse e di accettare assurdamente il rischio di responsabilità penali che erano state escluse al momento e proprio in funzione del suo investimento».

ArcelorMittal, si dice nella memoria per il Tribunale di Milano, «ha pieno diritto a pretendere che non siano violare delle regole basilari nella conclusione ex esecuzione di un contratto anche se ha a oggetto un bene produttivo di particolare importanza». Questo perché, si rimarca, «dal rispetto di queste regole basilari dipende non soltanto la responsabilità dell'altro contraente, ma anche la credibilità di uno Stato e dei suoi governi in ambito nazionale e internazionale».

Se udienza ci sarà, Arcelor è comunque pronta - e il 16 dicembre scadevano i termini per il deposito della memoria -, ma questo non pregiudica la prosecuzione del confronto, nè tantomeno il rinvio dell'udienza. Il memorandum d'intesa da presentare al Tribunale di Milano verterebbe tra l'altro, ma come indicazioni di massima del futuro accordo, su piano industriale e investimenti. Nella “nuova” Ilva, lo Stato potrebbe avere dal 20 al 40 per cento attraverso l'acquisizione di una partecipazione e sarebbe creata anche una newco per la produzione del preridotto di ferro. Materiale, questo, che deve alimentare - in alternativa all'agglomerato di minerali - gli altiforni elettrici in un assetto Green e meno inquinante della fabbrica.

L’altoforno 2
L'altra mossa legale riguarda invece Ilva (proprietaria degli impianti) per l' altoforno 2 . Il, 17 dicembre, gli avvocati hanno presentato al Tribunale del Riesame di Taranto il ricorso con cui impugnano il no alla proroga ai lavori di ulteriore messa in sicurezza espresso dal giudice Francesco Maccagnano lo scorso 10 dicembre. Obiettivo della società e dei legali è arrivare in udienza il 30 dicembre, ribaltare il no di Maccagnano, “liberare” l'altoforno 2 dal sequestro senza facoltà d'uso e bloccare nella fase di avvio il cronoprogramma di fermata e spegnimento rimesso in moto dal 14 dicembre.

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