LA CRISI DELL’ACCIAIO

Ex Ilva, Mittal ai sindacati: 3.500 in cassa integrazione

di Domenico Palmiotti

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(ANSA)


3' di lettura

ArcelorMittal alza il tiro. Nel pomeriggio dell'11 dicembre ha comunicato ai sindacati che a seguito della prevedibile fermata, causa sequestro, dell'altoforno 2, aumenterà la cassa integrazione in fabbrica. Questo dopo che la magistratura il 10 dicembre ha respinto l'istanza di Ilva per avere più tempo per i lavori all'altoforno. Il nuovo annuncio dell'azienda contiene però due novità rilevanti: non sarà più cassa integrazione ordinaria ma straordinaria e coinvolgerà non più i 1.273 addetti previsti per la seconda proroga ma salirà a 3.500 lavoratori includendo anche gli iniziali 1.273.

ArcelorMittal non ha specificato il giorno di avvio della cigs, né la durata, né gli impianti e le aree interessate. «È solo una provocazione bella e buona - dichiarano Biagio Prisciano e Vincenzo La Neve della Fim Cisl - perché ArcelorMittal nemmeno attende il prosieguo degli atti della magistratura, nemmeno attende l'esito dell'impugnazione che Ilva in amministrazione straordinaria farà al Tribunale del Riesame contro il rifiuto della proroga da parte del giudice Maccagnano, che già si porta avanti e parte con una massiccia richiesta di cassa integrazione. Adesso basta: Mittal e Governo non hanno proprio capito che di esuberi non vogliamo sentire parlare».

«Con ArcelorMittal sta accadendo di tutto ormai - afferma Antonio Talò della Uilm -. Il punto è che non abbiamo interlocutori dell'azienda con cui parlare e anche il Governo è ondivago. Francamente, ne abbiamo ormai abbastanza di Mittal e di questi atteggiamenti e il 12 dicembre lo diremo molto chiaramente al Governo nel vertice al Mise». «Sempre più inaudito il comportamento di Mittal e già giorni fa come Fiom avevamo detto che l'azienda è inaffidabile» sostiene Francesco Brigati della Fiom Cgil.

Tremilacinquecento in cassa straordinaria sono una bella fetta degli 8.200 addetti totali dello stabilimento di Taranto. È poco meno della metà dell'organico totale. La richiesta aziendale coincide con uno dei momenti più complicati della fabbrica, mentre si cerca di portare avanti il negoziato tra Governo, Ilva in as e ArcelorMittal sul nuovo piano industriale. Non solo si tratta di cassa straordinaria, non solo il numero è più che raddoppiato, ma la richiesta aziendale si colloca anche a distanza di poche ore dalla decisione del giudice di non concedere altro tempo a Ilva, proprietaria degli impianti, per l'ulteriore messa in sicurezza dell'altoforno 2. Col suo diniego, il magistrato ha in sostanza confermato la data del 13 dicembre come termine dei lavori.

E anche se è scontato che Ilva impugnerà al Tribunale del Riesame il provvedimento, prima che lo stesso Riesame si pronunci, trascorreranno comunque alcune settimane. Si prevede l'udienza ai primi di gennaio. Questo farà scattare un meccanismo già visto. Ovvero nuovo sequestro della Procura e riavvio del cronoprogramma di spegnimento.

Lo scorso 5 dicembre ArcelorMittal aveva chiesto ai sindacati una seconda proroga della cassa ordinaria in corso dal 2 luglio (e già prorogata una prima volta a fine settembre). La nuova proroga doveva partire dal 30 dicembre e sarebbe durata, come le precedenti, per 13 settimane. I lavoratori coinvolti dovevano essere, come numero massimo, 1.273, di cui 900 operai e 269 tra quadri e impiegati. Invariata la motivazione: permangono le criticità del mercato e la domanda di acciaio resta insufficiente a livello globale ed europeo. Ma dall'11 dicembre con la cassa straordinaria il quadro si fa ancora più critico.

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