industria

Ex-Ilva, nuova cassa integrazione. Prove di dialogo sindacati-azienda

Clima meno teso sulla richiesta da parte di ArcelorMittal di prorogare di ulteriori 13 settimane la cassa integrazione ordinaria a zero ore per 1.395 dipendenti del siderurgico di Taranto

di Domenico Palmiotti


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Ilva di Taranto

2' di lettura

La richiesta di prorogare di ulteriori 13 settimane, dal 30 settembre, la cassa integrazione ordinaria a zero ore per 1.395 dipendenti del siderurgico di Taranto c'è sempre da parte di ArcelorMittal. Stavolta, però, il confronto azienda-sindacati non parte in un clima teso come invece accade a giugno per l’avvio della procedura dal 2 luglio al 28 settembre, sempre per lo stesso numero di lavoratori.

Sebbene il mercato dell’acciaio resti in crisi - questa la ragione per cui nello stabilimento ricorre alla cassa -, ArcelorMittal, nel primo incontro di ieri con le sigle metalmeccaniche, ha manifestato apertura e disponibilità.

Certo, ora è prematuro dire che potrebbe esserci una intesa tra le parti, al contrario della volta precedente quando gli incontri si conclusero col mancato accordo, ma segnali nuovi ci sono. Lo rivelano gli stessi sindacati. In particolare, le richieste avanzate sono in diminuizione del numero dei cassintegrati, rotazione del personale in cassa integrazione, rientro dalla cassa dei manutentori, vista la necessità di una serie di interventi sugli impianti così come accertato dalla task force congiunta riunitasi a luglio, misure di sostegno al reddito dei lavoratori, oggi falcidiato dalla cassa integrazione.

In merito a quest’ultimo punto, i sindacati fanno presente che ci sono reparti dove con la cassa a zero ore i lavoratori stanno percependo 800 euro al mese, cioè una copertura media al 60% dello stipendio. Il sostegno al reddito dei lavoratori è ritenuto fondamentale dalle sigle sindacali. Va detto che su diminuizione dei numeri e rientro in fabbrica dei manutentori, i sindacati andarono in pressing anche nella precedente occasione ma l’azienda non cambiò la sua posizione.

A seguito di questa chiusura, la Fiom Cgil ha presentato un esposto all'Inps dove segnala che con gli impianti in marcia i manutentori dipendenti ArcelorMittal sono a casa, sospesi dal lavoro, e le loro attività le svolgono addetti esterni.

I nuovi incontri si terranno il 16 e il 17 settembre e Fim, Fiom e Uilm dichiarano che «le istanze avanzate rappresentano il punto cardine per procedere con il confronto». «Qualora non ci dovessero essere le disponibilità richieste - concludono i sindacati - ci mobiliteremo con iniziative di lotta». Nell’indotto-appalto, invece, si apre un fronte di protesta. Fisascat Cisl (servizi) e Fist Cisl (terziario) annunciano che l’1 ottobre non sarà effettuato alcun servizio di pulizie civili nel siderurgico se non sarà assicurata ai 315 addetti, di cui 55 donne, «un’area spogliatoi con docce, armadietti cambio tuta sporco-pulito, dispositivi di protezione individuale e quanto previsto dalle normative vigenti». A seguito del nuovo appalto, dall’1 ottobre due aziende su tre escono e prende in carico tutto, personale compreso, la Pellegrini che però, lamenta la Cisl, a tutt’oggi non ha ancora ricevuto da ArcelorMittal un’area per il personale.

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