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Ex Ilva: lunedì 11 nuovo incontro Governo-ArcelorMittal

Il presidente del Consiglio rivedrà i vertici della multinazionale per provare a trovare una soluzione sulla vicenda dello stabilimento pugliese. Il numero uno di Confindustria Vincenzo Boccia: «Chiedere a imprese di mantenere l’occupazione con le crisi congiunturali è un errore madornale. Se la questione dello scudo è vera, lo rimettano quanto prima»


Detto e contraddetto: le frasi della politica sull’Ilva

5' di lettura

Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, incontrerà nuovamente lunedì 11 novembre i vertici di ArcelorMittal per provare a sbrogliare l’intricata matassa dell’ex Ilva di Taranto. La notizia, anticipata dal Sole24Ore di giovedì 7 novembre, è stata rilanciata sabato 9 novembre dall’agenzia Agi che ha interpellato alcune fonti industriali presenti al vertice di Taranto in prefettura tra il premier e il procuratore, Carlo Maria Capristo.

La riunione è andata in scena dopo le due ore di confronto tra il premier e il consiglio di fabbrica dello stabilimento pugliese. E anche il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia, è intervenuto sulla vicenda: «Se pretendiamo che nonostante le crisi congiunturali le imprese debbano mantenere i livelli di occupazione, quindi finanziare disoccupazione e non mantenere le imprese, facciamo un errore madornale». E poi sul nodo dello scudo penale. «Se la questione è vera, lo rimettano quanto prima».

Intanto sul dossier è intervenuto Paolo Gentiloni, commissario europeo agli Affari economici: «In queste materie i patti vanno rispettati - ha affermato -: questo riguarda sia il gruppo ArcelorMittal che le istituzioni italiane. È stato fatto un patto ormai un anno e mezzo fa e quel patto da tutte le parti va rispettato», ha concluso l’ex presidente del Consiglio.

I dubbi di Conte sul prosieguo del negoziato
Un nuovo round nella trattativa tra Governo e ArcelorMittal è dunque alle porte: «Sì, ci ha detto del nuovo incontro di lunedì e peraltro la richiesta di rivedersi, per continuare a discutere, l'ha avanzata lo stesso presidente del Consiglio», spiegano le fonti che però ribadiscono i dubbi del premier sul fatto che i Mittal accettino lo schema negoziale che gli proporrà il Governo. «Lo schema non ci è stato rivelato» hanno riferito le stesse fonti all’Agi che hanno giudicato «positiva» la scelta del premier, durante la sua visita a Taranto, di parlare «con tutti, dai cittadini che vogliono la chiusura della fabbrica ai lavoratori con i delegati sindacali per finire alle associazioni e ai sindaci dei comuni del territorio. La capacità di ascolto, l'attenzione al dialogo, sono indubbiamente fondamentali, però - osservano - poi deve anche essere seguita da una proposta di merito, dalla soluzione dei problemi che ci sono e sono di grandissima rilevanza».

Di Maio: non permetteremo ad A.Mittal di andar via
«L’Ilva è il simbolo di uno Stato che in questo momento deve farsi rispettare - ha sottolineato il leader politico M5S Luigi Di Maio -. Tutti devono stare dalla stessa parte, che è quella dei lavoratori e non delle multinazionali. Se l’intenzione di Mittal è quella di andarsene dopo aver firmato un contratto con lo Stato italiano in cui si impegnava a prendere 10.500 lavoratori e fare 8 milioni di tonnellate di acciaio, allora ha sbagliato governo, perché non glielo permetteremo».

Misiani: costringerli al tavolo,per crisi anche Cig
«Bisogna tenere i nervi saldi e costringere Mittal a sedersi al tavolo della trattativa. La quantità di esuberi annunciata, 5 mila, è assolutamente inaccettabile. Se c’è una crisi industriale, va affrontata con gli strumenti disponibili a partire dalla Cassa integrazione». È questa la posizione espressa, in un’intervista a l’Eco di Bergamo, dal viceministro all’Economia Antonio Misiani.

Boccia: crisi congiunturale dell’acciaio, inutile far finta che non ci sia
Anche il numero uno di Confindustria Boccia è tornato a parlare della vicenda dello stabilimento pugliese al Forum annuale della piccola industria. «Se c'è una crisi congiunturale legata all’acciaio, è inutile far finta che non ci sia. Bisogna capire come gestire questa fase permettendo di “costruire”, come accade in tutte le aziende del mondo”, ha detto il presidente di viale dell’Astronomia. «Ci sono strumenti come la cassa integrazione e gli altri, che si attivano in momenti congiunturali negativi delle imprese, occorre affrontare il problema con serietà e buonsenso».

Il punto, ha aggiunto il leader degli industriali, «è creare sviluppo in quel territorio, costruire altre occasioni di lavoro, ma non sostitutive, complementari. Se l’Ilva arretra per la congiuntura internazionale, ogni azienda deve avere una flessibilità in chiave congiunturale», ha affermato Boccia. «Quando leggiamo di nazionalizzazione - ha aggiunto -, che significa assumersi un costo rilevante, la domanda è: le risorse dove sono e chi paga avendo un investitore che sta dicendo che vuole andare via per tante questioni tra cui anche lo scudo penale ?».

Un tassello, quello dello scudo penale, su cui Boccia ha poi sollecitato una risposta rapida. «Il problema riguardo allo scudo penale non è chi ha ragione in sede giudiziaria, ma trovare una soluzione domani, perché se avremo ragione anche tra 20 anni per una causa il problema rimane».
Sulla vicenda è intervenuto anche Carlo Robiglio, il presidente della Piccola Industria di Confindustria, in apertura del forum annuale. «Le acciaierie ex Ilva hanno connessa una miriade di piccoli fornitori: le piccole imprese esprimono una viva preoccupazione, sempre di più l'industria italiana si muove in filiera, un grande vantaggio competitivo che si traduce in uno svantaggio nella misura in cui succedono cose come quelle che stanno accadendo all’ex Ilva».

Il segretario generale della Cgil Maurizio Landini ha criticato le parole di Boccia, secondo cui - ha ricordato il sindacalista - sarebbe «un errore madornale» per l’ex Ilva di Taranto mantenere i livelli di occupazione attuali malgrado le crisi congiunturali. «Sono parole senza senso - ha affermato Landini a margine di un convegno a Firenze -: c’è un accordo da far rispettare, firmato un anno fa, che prevede degli impegni».

Il nuovo affondo di Di Maio: ArcelorMittal ritiri quel ricatto
La vicenda dell’ex Ilva continua dunque a tenere banco e divide la politica tra fautori della nazionalizzazione e sostenitori del dialogo con i vertici di ArcelorMittal. Contro i quali è tornato a scagliarsi il ministro degli Esteri e leader dei Cinquestelle, Luigi Di Maio, intervistato dal Gr1. «I Mittal si siedano al tavolo con l’Italia e ritirino quel ricatto. Dobbiamo lavorare a trattenerli in Italia».

Il numero uno del Movimento pentastellato ha poi puntato il dito contro gli ex alleati della Lega. «Sulla vicenda ArcelorMittal dobbiamo fare lo Stato. Dobbiamo essere tutti uniti. Stiamo chiedendo anche all'opposizione di evitare di speculare, e invece ci ritroviamo la Lega che difende la multinazionale forse perché aveva le azioni di ArcelorMittal».

A.Mittal: indotto,50 milioni fatturati,crisi liquidità
Intanto, dopo l’annuncio il passo indietro di ArcelorMittal dal contratto ex Ilva, le ditte dell’indotto tarantino temono ripercussioni sul credito di 50 milioni già fatturati e non incassati per prestazioni e forniture, con uno scaduto che sarebbe pari a circa 5 milioni. Lo si apprende da
fonti sindacali dopo un incontro nella sede di Confindustria. Sono 200 le aziende interessate. Alcune avanzano da settimane il pagamento delle fatture e hanno evidenziato problemi di liquidità per il pagamento degli stipendi agli operai. Queste aziende, ha spiegato il presidente di Confundustria Taranto Antonio Marinaro a margine di un incontro con le
aziende locali dell'indotto dello stabilimento siderurgico «si avviano anche a delle forme di tutela legale» in merito a fatture per prestazioni e forniture scadute e non ancora pagate. «L'indotto - ha aggiunto - non ha percepito da mesi il pagamento delle fatture. Il momento è di una gravità unica, un momento di tensioni che ci riporta al 2015». Mittal nelle ultime settimane ha avviato la ristrutturazione dell'indotto nel siderurgico di Taranto tagliando in maniera drastica i costi.

Per approfondire:
Da Alitalia all’ex Ilva: ecco perché Cdp non può intervenire
Ex Ilva, ArcelorMittal: anche con scudo penale impossibile eseguire contratto

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