acciaio

Ex Ilva, nel nuovo piano industriale 310 milioni di investimenti

Previsto anche l’affidamento degli ordini per il rifacimento dell'altoforno 5, il più grande d'Europa, e una crescita delle spedizioni

di Domenico Palmiotti

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(Riccardo Squillantini)

2' di lettura

Trecentodieci milioni di investimento, completamento della progettazione con i fornitori e affidamento degli ordini per il rifacimento dell'altoforno 5, il più grande d'Europa, spento dal 2015, risalita delle spedizioni da 3,3 a 5 milioni di tonnellate.

Sono gli elementi chiave riferiti al 2021 del nuovo piano industriale di ArcelorMittal Italia-Invitalia presentato ai sindacati ieri pomeriggio a Roma, nella sede di Confindustria, da Lucia Morselli, ad di ArcelorMittal Italia, ed Ernesto Somma, responsabile area Incentivi e Innovazione di Invitalia.

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Dopo la prima riunione del 22 dicembre a seguito dell'accordo del 10 dicembre che ha segnato l'ingresso dello Stato, con Invitalia, nel capitale dell'azienda dell'acciaio, si entra dunque nel merito del nuovo piano industriale. Ma la trattativa si presenta in salita. Alla Uilm che ha chiesto se il piano sia modificabile, Morselli ha replicato: «Iniziamo da qui, è l'inizio di un lavoro». Tant'è che Rocco Palombella della Uilm avverte: «L'accordo appare blindato e ci sono difficoltà a proseguire il confronto. Abbiamo registrato una netta chiusura a negoziare su temi che riteniamo prioritari».

«C'è una fase di crescita dell'attività lavorativa sicuramente interessante ma non basta, come non basta il piano industriale. Incombe un grandissimo uso degli ammortizzatori sociali ed una grandissima incertezza sugli assetti finali», afferma Roberto Benaglia della Fim Cisl. E Francesca Re David della Fiom Cgil aggiunge: «La prospettiva di un piano industriale che si allunga fino al 2025 rappresenta per noi una ipotesi che deve essere cambiata».

Confermato il trend produttivo: dai 5 milioni di tonnellate di quest'anno si salirà progressivamente agli 8 milioni del 2025 di cui 2,5 milioni verranno da forno elettrico. Una novità impiantistica per lo stabilimento di Taranto, sinora alimentato da altiforni a ciclo integrale. La produzione sarà di 6 milioni nel 2022 e nel 2023 e salirà a 7 milioni nel 2024.

Inoltre, non tutti e tre gli altiforni dello stabilimento di Taranto - 1, 2 e 4 - marceranno a pieno regime quest'anno. Solo l'altoforno 1, infatti, sarà al 100 per 100 delle sue possibilità, l'altoforno 2, che riparte a fine mese, andrà invece al 90 per cento, mentre l'altoforno 4 all'85 per cento perché avrà 2 mesi di fermata per lavori a marzo ed aprile.

Anche l'acciaieria 1, che riparte a fine mese seppure parzialmente, subirà uno stop di due mesi per la fermata dell'altoforno 4. In quanto all'acciaieria 1, riaccensione il 15 gennaio e prima colata prevista per il 20. Il primo stock che rientra al lavoro è di 86 addetti. Infine gli investimenti: dopo i 270 milioni dello scorso anno e i 310 di quest'anno, la scansione andrà così avanti: 412 nel 2022, 433 nel 2023, 427 nel 2024 e 300 nel 2025.

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