il futuro dell’acciaieria di taranto

Ex Ilva, il piano Conte prevede scudo, Cig e spa pubbliche. Il nodo esuberi

Per alcune controllate ipotesi di ingresso nel capitale e progetti sul territorio Profumo: Cdp non può intervenire, statuto chiaro

di Carmine Fotina e Manuela Perrone


Conte: "Pronti a negoziare se Mittal ritira atto dismissione"

3' di lettura

No ai 5mila esuberi strutturali dichiarati da ArcelorMittal e rispetto degli impegni sul piano industriale e ambientale, con una spinta sulla transizione per la decarbonizzazione. In cambio tre aperture: la disponibilità a coinvolgere alcune società pubbliche (anche sondando l’ingresso nel capitale di una newco), come presidio di garanzia dello Stato sollecitato dalla multinazionale; il ripristino dell’immunità legale, ma generalizzata e non applicabile alla sicurezza sul lavoro; la revisione del canone di affitto. Oltre al segnale sull’altoforno 2 arrivato dall’amministrazione straordinaria: entro questa settimana presenterà richiesta all’autorità giudiziaria di Taranto perché sia prorogato il termine del 13 dicembre fissato per la realizzazione degli adeguamenti di sicurezza imposti dopo l’incidente mortale del 2015.

Prende forma il piano del Governo sull’ex Ilva in vista dell’incontro di domani con Lakshmi e Aditya Mittal. Anche se ufficialmente la linea è dura. «Porterò al signor Mittal la determinazione di un presidente del Consiglio che rappresenta un Paese del G7, dove si rispettano le regole e dove non ci si può sedere, firmare un contratto dopo una procedura di evidenza pubblica e dopo qualche mese iniziare l’attività di dismissione per andare via», ha sottolineato il premier Giuseppe Conte. «Mi auguro che possa capire e assumere un atteggiamento ben diverso rispetto a quello dell’incontro precedente».

Dietro le quinte, però, continua la triangolazione tra Palazzo Chigi e i ministeri dell’Economia e dello Sviluppo economico per avviare un negoziato e, anche sull’onda della tempesta giudiziaria, convincere la multinazionale a restare a Taranto.

Il primo nodo considerato dirimente dal Governo è quello degli esuberi. A questo allude il ministro Stefano Patuanelli quando sostiene che «se i Mittal vogliono tornare al tavolo devono fare il primo passo». Le distanze non sono in realtà ritenute insormontabili. Un possibile punto di caduta sarebbe intorno alle 2mila-2.500 unità che potrebbero essere temporaneamente coperte con la cassa integrazione, anche eventualmente con più proroghe. Ma l’Esecutivo insiste soprattutto perché il numero includa i quasi 1.400 lavoratori oggi già in Cig.

Un’altra ipotesi è che invece questa platea, sempre con ricorso alla cassa integrazione, sia trasferita sotto la parte Ilva in amministrazione straordinaria per eseguire attività di bonifica e altri servizi. Non a caso si lavora a un emendamento alla legge di bilancio per istituire un Fondo straordinario per il sostegno all’occupazione, destinato proprio alla riqualificazione dei lavoratori in amministrazione straordinaria (attualmente già 1.700).

Se e soltanto se si raggiungesse un’intesa sugli esuberi Conte sarebbe pronto a giocare per decreto la carta della reintroduzione di uno scudo legale erga omnes. Nel muro del M5S si sono aperte molte brecce. E si confida che, scongiurando rischi di incostituzionalità (Patuanelli ha parlato di introdurre «elementi di chiarezza applicativa di alcune norme che traggono origine dall’articolo 51 del Codice penale), rimanga soltanto il “no” di una manciata di parlamentari tarantini.

L’ipotesi della newco con le società pubbliche è più ardua. Ma si è resa necessaria per la difficoltà di coinvolgere Cassa depositi e prestiti a causa dei vincoli statutari oltre che del faro di Eurostat. «Non è possibile, lo statuto è chiaro», ha ricordato il presidente dell’Acri, Francesco Profumo: «Non si possono mettere a rischio i risparmi di 27 milioni di cittadini». Anche la strada di interessare alcune partecipate statali, però, è irta di ostacoli: qualsiasi tentativo dovrebbe misurarsi col fatto che si tratta di aziende quotate con core business lontani da quello dell’ex Ilva. Con il rischio che un eventuale ingresso nell’equity dell’acciaieria non sarebbe compreso dal mercato.

Diverso è il caso di una chiamata a raccolta delle partecipate di Cdp a sostegno del rilancio del territorio. In Consiglio dei ministri sono approdate le prime proposte sul “Cantiere Taranto” lanciato dal premier. Per suggellare quell’«impegno sulla rinascita», oltre l’ex Ilva e oltre l’acciaio, invocato ieri anche dal segretario dem Nicola Zingaretti che nella città pugliese ha incontrato istituzioni locali e parti sociali.

Per approfondire:
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