La crisi dell’acciaio

Ex Ilva, il piano del Governo non sarà a zero esuberi

Il premier Conte: «Il numero è distantissimo da quello preannunciato da Mittal». Palombella (Uilm): «non firmeremo accordi senza piena occupazione

di Domenico Palmiotti e Giorgio Pogliotti

Roma, lavoratori ex-Ilva in piazza: "No esuberi, andremo avanti"

Il premier Conte: «Il numero è distantissimo da quello preannunciato da Mittal». Palombella (Uilm): «non firmeremo accordi senza piena occupazione


3' di lettura

Il nodo esuberi è al centro del negoziato sull’ex Ilva tra governo, commissari e AcelorMittal. Il punto di partenza sono i 4.700 esuberi previsti dal piano della multinazionale che il governo vuole ridurre al massimo, con il piano alternativo che prevede dal 2023 il raggiungimento di 8 milioni di tonnellate prodotte annualmente attraverso il rifacimento dell’Altoforno 5 (4 milioni di tonnellate), affiancato dall’altoforno 4 (2 milioni), con la realizzazione di due forni elettrici (per complessive 2 milioni di tonnellate).

Il premier: numero degli esuberi è distantissimo
Sul tema è intervenuto anche il premier, Giuseppe Conte: «Stiamo elaborando un contro piano industriale - ha detto-, lo abbiamo pressoché messo a punto. Il numero degli esuberi è distantissimo da quello preannunciato da ArcelorMittal, è una proposta molto innovativa sul piano tecnologico e del risanamento ambientale». Una parte del personale in esubero, sempre secondo il piano del governo, potrebbe essere assorbito dalla Newco da costituire per gestire la produzione del preridotto che servirà per alimentare i due forni elettrici. Resta poi il tema del collocamento degli oltre 1.900 posti a carico dell’amministrazione straordinaria: il governo sta pensando ad un piano di esodi incentivati.

Sindacati sul piede di guerra
Per il negoziato si prevedono tempi lunghi e le parti - la multinazionale è rappresentata, tra gli altri, dai legali Ferdinando Emanuele e Giuseppe Scassellati, i commissari assistiti tra gli altri dagli avvocati Giorgio De Nova ed Enrico Castellani - sono orientati a chiedere il rinvio dell’udienza del 20 dicembre a Milano sul ricorso contro il recesso di ArcelorMittal. Ma non c’è solo la difficile trattativa con la multinazionale, ci sono anche le preoccupazioni del sindacato: secondo Marco Bentivogli (Fim-Cisl) «i due forni elettrici hanno una capacita di utilizzo di lavoro ridotta, resterebbero esuberi». E la dichiarazione del premier non ha contribuito a fugare questi timori: «Conte ci allarma ulteriormente - ha detto Rocco Palombella (Uilm)-. Siamo passati dall’impegno del premier sul piano industriale con zero esuberi, firmato un anno fa che ha avuto il 93% del consenso dei lavoratori, a un nuovo progetto che non esclude esuberi ma solo in un numero minore rispetto a quanto prospettato dall’azienda. Non firmeremo accordi che prevedono esuberi». E la graduale chiusura dell’altoforno 2, su ordine del giudice Francesco Maccagnano, complica ulteriormente le cose, visto che la multinazionale ha annunciato la cassa integrazione straordinaria per 3.500 dipendenti che, sommati ai 1.900 in Cigs a zero ore dell’amministrazione straordinaria, si traduce nel ricorso ad ammortizzatori sociali per 5.400 lavoratori, per un periodo di tempo ancora da definire.

Prime operazioni da cronoprogramma
Intanto il custode giudiziario dell’area a caldo, Barbara Valenzano, sarà nel siderurgico ex Ilva per avviare le prime operazioni del cronoprogramma, che è già pronto e si sviluppa sino al 20 gennaio, con una serie di azioni concatenate. Il cronoprogramma riparte da dove custode, ArcelorMittal e Paul Wurth, l’impresa incaricata, lo avevano lasciato a metà settembre, quando a impianto sequestrato e avviato allo stop, intervenne il Tribunale del Riesame che accolse l’istanza di Ilva riaffidandogli l’altoforno. Sembra prendere quota la possibilità che gli avvocati di Ilva anticipino al 17 dicembre l’impugnazione al Riesame del provvedimento con cui il 10 dicembre Maccagnano, nonostante l’assenso della Procura, ha negato la proroga. Se l’anticipazione fosse confermata, il Riesame potrebbe discutere il ricorso già il 30 dicembre. Rispetto ai tempi prefigurati alcuni giorni fa, si guadagnerebbe circa una settimana e qualora il Riesame accendesse il semaforo verde, ribaltando il parere di Maccagnano, si bloccherebbe il processo di fermo impianto già dalle battute iniziali.

Le tre richieste
Il giudice chiede al custode Valenzano di specificare entro il 17 dicembre tre cose: le modalità di custodia dell’impianto nel periodo che precede lo spegnimento, i tempi entro cui, ad altoforno spento, Ilva può adempiere alle prescrizioni della Procura del 7 settembre 2015 «allo stato non ancora adempiute», nonché di implementare «ogni più utile modalità di custodia tale da assicurare che - a partire dal 14 dicembre 2019 - l’altoforno 2 non sia più utilizzato».

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