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Ex Ilva, sciopero dopo ok prestito ponte da 680 milioni e scudo penale

Al consiglio dei ministri l’«informativa del Ministro delle imprese e del made in Italy sull'accordo di rafforzamento patrimoniale produttivo di Acciaierie d'Italia»

di Domenico Palmiotti

Lo stabilimento dell’ex Ilva a Taranto (Ansa

3' di lettura

Via libera nella serata del 28 dicembre al decreto legge sull'Ilva da parte del Consiglio dei ministri. Il dl, denominato “Misure urgenti per impianti di interesse strategico nazionale”, é stato presentato dal ministero per le Imprese e il Made in Italy e da quello della Giustizia. È composto da 10 articoli.

Il decreto prevede che i 680 milioni, già stanziati, possano essere utilizzati fin d'ora quale finanziamento soci convertibile in futuro aumento di capitale. Ad essi - si apprende dalla bozza - si sommano il miliardo stanziato dal dl Aiuti bis e le risorse previste per il DRI (preridotto, semilavorato da impiegare nella produzione dell'acciaio) e il Just transition fund, approvato giorni fa dalla commissione Ue. Il decreto, inoltre, prevede modifiche alla normativa per la attivazione delle procedure per l'amministrazione straordinaria in caso di insolvenza della società.

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Intanto, però, Fiom Cgil, Uilm e Usb appresi i contenuti del decreto hanno proclamato uno sciopero dalle 23 del 10 gennaio alle 7 del 12 gennaio.

Il dl, si apprende, prevede ulteriori norme tese a scoraggiare comportamenti dilatori nelle procedure di amministrazione straordinaria legando i compensi dei commissari straordinari ai risultati e alla durata della procedura stessa e ponendo un tetto massimo ai compensi degli amministratori giudiziari. Il dl contiene anche norme processuali penali per assicurare la continuità produttiva delle imprese di interesse strategico nazionale intervenendo sulla disciplina dei sequestri e su quella in materia di responsabilità penale per tutti gli stabilimenti di interesse nazionale.

Al Consiglio dei ministri, il ministro delle Imprese, Adolfo Urso, ha annunciato l’accordo tra gli azionisti di Acciaierie d'Italia, ArcelorMittal e Invitalia, che prevede l'impegno dei soci per il rilancio sito produttivo e conseguenti garanzie occupazionali fissando dei target di produzione superiori a quelli conseguiti da AdI nell'ultimo biennio, nonchè la riconversione industriale per impianto green e risanamento ambientale con il completamento dell'Autorizzazione Integrata Ambientale nei tempi previsti.

Ci sono poi investimenti legati allo sviluppo industriale e al Polo di Taranto, come l'attivazione dei campi eolici “floating”, iniziative di economia circolare tramite il recupero dei sottoprodotti (cementificio), attivazione di impianti di desalinizzazione tramite il recupero delle acque dolci dei fiumi Tara e Sinni, lo sviluppo del porto tramite impianto di degassificazione FSRU galleggiante.

Per realizzare questi obiettivi, ha illustrato Urso in Cdm, le parti hanno convenuto di modificare i patti parasociali incidendo su aspetti cruciali come la partecipazione azionaria e la futura governance e determinando gli impegni finanziari dei soci, con rispettivi impegni proporzionali alla quota azionaria. Urso ha infine annunciato che il ministero ha convocato il Tavolo ex Ilva per il 19 gennaio con la partecipazione delle forze sociali, sindacati e associazione produttive, rappresentanti degli Enti locali, azionisti pubblici e privati in cui l'azienda illustrerà i piani di sviluppo e gli impegni industriali e occupazionali.

“Come Fim Cisl - dice il segretario generale Roberto Benaglia - vogliamo insistere nel verificare le modalità del prestito e della ricapitalizzazione” e gli impegni “che competono” a Mittal. Le decisioni del Governo, osserva Michele De Palma, numero 1 Fiom Cgil, “non rispondono alle richieste avanzate, pertanto insieme agli altri sindacati porteremo avanti le iniziative previste”. Infine Rocco Palombella, segretario generale Uilm, commenta che il dl “é una resa incondizionata del Governo nei confronti della multinazionale, un atto grave e irresponsabile.

Uno sciopero dalle 23 del 10 gennaio alle 7 del 12 gennaio è stato proclamato nella serata del 28 dicembre nell'ex Ilva di Taranto, Acciaierie d'Italia, dai sindacati Fiom Cgil, Uilm e Usb appresi i contenuti del decreto approvato dal Consiglio dei ministri. Per le tre sigle, “nonostante nella giornata odierna il mondo del lavoro e delle istituzioni, all'unisono, abbiano inviato al Governo un messaggio forte e chiaro, ovvero di non erogare nessun ulteriore prestito pubblico in qualunque forma ad ArcelorMittal, socio totalmente inaffidabile ed inadempiente, senza un preventivo riequilibrio della governance che, cosi come garantito dallo stesso ministro delle Imprese e del Made in Italy in più circostanze, avrebbe dovuto prevedere l'ingresso di Invitalia in maggioranza, il Cdm di stasera ha approvato il decreto legge recante “Misure urgenti per impianti di interesse strategico nazionale” confermando la volontà di erogare i 680 milioni, già stanziati, in modalità finanziamento soci, ripristinando vergognosamente perfino lo scudo penale ai gestori del sito”. “In altre parole - dicono Fiom, Uilm e Usb - il Governo Meloni si disinteressa completamente delle richieste di un intero territorio, dei lavoratori, dei cittadini, cedendo ai ricatti di un operatore privato che si permette quotidianamente di prendersi gioco delle piaghe della nostra comunità, compiendo solo sgradevoli bluff e azioni incostituzionali, garantendogli, come se non bastasse, anche l'esimente penale per i propri comportamenti illeciti”

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