LAVORO

Ex Ilva, proteste dei cassintegrati contro bozza del decreto

Sono i 1.600 operai che ArcelorMittal non ha assunto. E la Fim Cisl annuncia venti licenziamenti

di Domenico Palmiotti

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Sono i 1.600 operai che ArcelorMittal non ha assunto. E la Fim Cisl annuncia venti licenziamenti


3' di lettura

Si addensano le proteste sull'ex Ilva, ora ArcelorMittal. Ai sindacati che contestano sia i 4.700 esuberi dichiarati da ArcelorMittal, sia la cassa integrazione straordinaria per 3.500 addetti (legata alla vicenda dell'altoforno 2 ma per ora solo annunciata e non avviata come procedura), si aggiunge adesso la voce critica dei cassintegrati di Ilva in amministrazione straordinaria. E la Fim Cisl annuncia 20 licenziamenti in ArcelorMittal di personale di recente assunto.

I cassintegrati sono coloro che dall’1 novembre 2018 la multinazionale non ha preso. Questo personale è rimasto con la proprietà ed è stato collocato in cassa straordinaria. Erano 2.600 poco più di un anno fa, adesso sono scesi a circa 1.600 perché, nel frattempo, un migliaio ha abbandonato Ilva licenziandosi e prendendo l'incentivo (100mila euro lordi a scalare ogni tre mesi).

I cassintegrati contestano la bozza del decreto legge del “Cantiere Taranto”, voluto dal premier Giuseppe Conte, che prevede sgravi contributivi per chi assume il personale Ilva, nonché incentivi per chi, sempre tra questo personale, accetta un lavoro fuori Taranto oppure costituisce una impresa o una cooperativa.

Invece - osservano i cassintegrati - l’accordo di settembre 2018 al Mise prevede che sia ArcelorMittal ad assumere coloro che, dopo il 2023, data di conclusione dei piani ambientale e industriale, fossero ancora in cassa a zero ore. In particolare, tra le misure inserite nella bozza del dl, c'è quella che stabilisce che agli imprenditori che assumono a tempo indeterminato i lavoratori, “è riconosciuto l'esonero del versamento del 100 per 100 dei complessivi contributi previdenziali a carico dei datori di lavoro, con esclusione dei dei premi e contributi dovuti all'Inail, nel limite massimo di importo di 8.060 euro”.

Il 19 dicembre i cassintegrati Ilva hanno tenuto un presidio davanti alla portineria D del siderurgico e annunciano nuove proteste. “È il fallimento dichiarato dell'accordo al Mise - afferma Aldo Schiedi, cassintegrato di Ilva in as, tra i portavoce del gruppo -. Ma come, doveva essere ArcelorMittal a riassumerci e a garantirci un posto di lavoro, e invece, a poco più di un anno dal subentro della multinazionale ad Ilva in as, si cambiano le carte in tavola e si offrono incentivi alle imprese che ci assumono? E quali imprese, con quali garanzie, con quali prospettive di futuro e per fare che cosa?”

“La bozza di decreto legge - sostiene Schiedi -, presentata come un aiuto a Taranto, difatto evidenzia tre cose: che gli esuberi, nonostante quello assicura il sindacato, ci saranno; che ArcelorMittal non ci riassumerà affatto, e che per i lavoratori che sono in questa situazione, si profila la prospettiva di dover andare via dalla propria città tant'è che si riconosce il contributo alla spese di trasferimento”.

“Contestiamo queste misure del decreto - prosegue Schiedi - e chiediamo al sindacato di confrontarsi con noi perché non possiamo accettare ancora una volta provvedimenti che vengono catapultati dall'alto senza alcun confronto preventivo col territorio”.

Attualmente i cassintegrati di Ilva stanno frequentando i corsi di riqualificazione professionale promossi dalla società e che si concluderanno a gennaio 2020. Altri corsi, ma della Regione Puglia, partiranno il mese prossimo. L'indennità che percepiscono i cassintegrati è attualmente di poco superiore ai 1.000 euro mensili.

E intanto la Fim Cisl di Taranto e di Genova denuncia “i licenziamenti in atto da parte del colosso franco indiano nei confronti di alcuni lavoratori specializzati, assunti da pochi mesi negli stabilimenti di Genova e Taranto”. “ArcelorMittal - affermano le segreterie sindacali tarantina e genovese - aveva deciso di creare un servizio di assistenza post vendita al cliente”. Però, si prosegue, “non avendo trovato all'interno del bacino Ilva in as figure adeguate alla mansione, ha dovuto spostare la sua attenzione verso nuove risorse produttive. Sono stati così selezionati e assunti circa 20 ragazze e ragazzi, professionisti esperti del settore che, convinti dalla proposta di assunzione e dalle molte promesse di crescita ricevute dal management di ArcelorMittal, hanno deciso di cambiare lavoro, accettando il reclutamento proposto dalla multinazionale franco indiana”. Adesso, invece, dice la Fim Cisl, “l'azienda ha iniziato a dar vita ai licenziamenti”.

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