SIDERURGIA

Ex Ilva alla prova del mercato tra dazi e crisi turca, ArcelorMittal conferma gli obiettivi

di Matteo Meneghello


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(Alessandro Paris)

4' di lettura

Marcia ancora lento rispetto alla previsioni, nell’ex Ilva (oggi ArcelorMittal Italia) il processo di acquisizione degli ordini, ma gli obiettivi produttivi vengono tutti confermati, così come quelli ambientali e industriali (è stato avviato il cantiere per il rifacimento del forno di riscaldo delle bramme). Proseguono inoltre le demolizioni e le manutenzioni, mentre a oggi sono 10.287 gli assunti nella nuova pianta organica. A tracciare il bilancio dei primi mesi della gestione del gigante siderurgico italiano da parte del nuovo proprietario, ArcelorMittal, è il sindacato, a margine dell’incontro, terminato da qualche ora nella sede del Mise, a Roma, calendarizzato da settimane per fare il punto sull’accordo firmato lo scorso 6 settembre.

«L’azienda - si legge in una nota della Fim - ha presentato per grandi linee gli avanzamenti del piano ambientale, le sue policy su salute e sicurezza, l’avanzamento delle manutenzioni e il quadro di mercato generale all’interno del quale gli ex asset del gruppo Ilva operano in Europa».

I rappresentanti dei lavoratori segnalano che, stando a quanto riferito dall’azienda, le «condizioni sfavorevoli di mercato» (in particolare l’aumento di prezzi legato alle conseguenze dei dazi Usa e l’export aggressivo della Turchia legato alle difficoltà interne) hanno «fanno registrare un rallentamento nella velocità di acquisizione degli ordini di almeno il trenta per cento». Ma gli obiettivi industriali e di produzione restano inalterati. Come previsto dall’accordo, in queste settimane l’azienda ha fatto fronte alle necessità produttive (aggiuntive rispetto al tetto di produzione vincolato al piano ambientale) con l’approvvigionamento dei treni lamiere attraverso l’acquisto di bramme da altri stabilimenti del gruppo ArcelorMittal. Contributi che sono stati pari a 250mila tonnellate nel primo trimestre e che per il secondo trimestre ammontano già a 150mila tonnellate.

Dati positivi per quanto riguarda la frequenza degli infortuni che passa da una media del 20% nei mesi gennaio/ottobre dello scorso anno al 9% degli ultimi due mesi del 2018. «Si tratta di un periodo ancora breve in termini statistici - sottolinea il sindacato -, ma comunque positivo, anche se resta lunga la strada per centrare la media del gruppo in Europa che è dello 0,9 per cento».

«Gli avanzamenti del piano ambientale - prosegue la nota della Fim - tengono fede alle scadenze e la copertura dei parchi minerari, opera primaria chiesta dal sindacato durante la trattativa, vedrà la sua realizzazione alla fine del 2019 e al 30 aprile vedrà terminata la metà degli archi di copertura». I lavori, segnala il sindacato, «hanno subito un rallentamento di 2-3 settimane dovute alle richieste di ArcelorMittal nei confronti di Cimolai, di norme di tutela dei dipendenti dell’appalto più stringenti». Sul parco fossile la copertura finirà al 30 maggio 2020.

Sono inoltre iniziati interventi di manutenzione sui segmenti che all’ingresso della nuova azienda erano al di sotto dello standard minimo necessario: sono inoltre aperti vari cantieri negli impianti di produzione che vedono anche il rifacimento dei forni di riscaldo bramme. Interventi manutentivi importanti sono previsti anche sui porti, nei siti del gruppo, sulle gru e sui locomotori, da troppi anni privi della necessaria manutenzione.

Il piano occupazionale - spiega il sindacato - vede oggi assunti 10.287 a fronte dei 10.380 (con contratto metalmeccanico) con un delta rispetto all’accordo di 62 persone ancora da assumere e la presenza di 2.075 lavoratori in Cigs che non hanno aderito al piano di esodo e saranno beneficiari della garanzia di fine piano.

«Oggi mettiamo le ruote dell’aereo sulla pista di atterraggio, si apre la fase normale della vita di un’azienda» ha commentato Annalisa Pasquini direttore del personale di ArcelorMittal Italia al termine dell’incontro, definito positivo. «Resta il nostro impegno morale ad assolvere gli impegni presi - ha aggiunto -. Abbiamo inviato 10.912 proposte di assunzione. E finora abbiamo assunto circa 10.600 persone su tutto il gruppo. Resta un delta di 93 persone sull'obiettivo 10.700 previsto dall'accordo».

«Riteniamo positivo - ha detto Marco Bentivogli, segretario nazionale della Fim - lo stato dell’arte dal punto di vista degli obiettivi in materia di ambiente e sicurezza, bisognerà ancora proseguire con la realizzazione del piano industriale di cui potremo essere pienamente soddisfatti quando ci sarà la ripartenza di tutti gli impianti. Per quel che riguarda l’occupazione ribadiamo l’importanza della garanzia di fine piano per tutti coloro che ancora non hanno ricevuto l’offerta da parte di ArcelorMittal. Abbiamo ribadito la necessità che all’aumento dei volumi produttivi corrisponda l’aumento di adeguati organici e che non si debba ricorrere come successo in passato all’utilizzo dello straordinario per far fronte alle necessità industriali».

«Chiediamo ad ArcelorMittal Italia di assorbire i circa 2mila dipendenti Ilva rimasti in Cigs che comunque, secondo l’accordo siglato a settembre con il Governo, dovrebbero essere assorbiti entro il 2025 - ha sollecitato Rocco Palombella, seegretario generale della Uil -. I lavoratori in Cigs devono essere il
bacino dove attingere le prossime assunzioni previste dell’accordo».

«Oggi ci è stato fatto un primo quadro generale, siamo agli inizi di una storia e l’azienda nonostante non ci abbia dipinto un quadro roseo non ha dato
segnali negativi, ha anzi detto che vuole far funzionare l’Ilva e investire - ha commentato il segretario genovese della Fiom Bruno Manganaro -. L’obiettivo resta una produzione annua di sei milioni di tonnellate di acciaio - ha detto -. Oggi siamo fermi a quattro e mezzo e l’obiettivo potrebbe essere
raggiunto nella seconda metà del 2019».

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