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Ex Ilva, risalita complessa della produzione

Sindacati in pressing in vista vertice del 22 giugno al Mise con l’azienda. Acciaierie d’Italia conferma il target di 5,7 milioni di tonnellate a fine anno. I dubbi dei sindacati

di Domenico Palmiotti

(ANSA)

2' di lettura

Sindacati metalmeccanici in pressing sul Governo per l’ex Ilva (ora Acciaierie d’Italia) per il vertice del 22 giugno al Mise con azienda, ministero del Lavoro, Regioni e gli stessi sindacati.

Incontro che arriva dopo il mancato accordo, al Lavoro, sull'avvio da marzo, e per un anno, della cassa integrazione straordinaria per 3mila addetti e dopo la proroga di due anni (concordata a fine maggio) degli accordi tra Ilva in amministrazione straordinaria, Acciaierie d'Italia, Invitalia e ArcelorMittal (quest'ultimi due partner in AdI). Ieri a Taranto, presenti i segretari generali di Fim, Fiom e Uilm, sono arrivati delegati da tutt'Italia del gruppo ex Ilva. «Non vogliamo che questi due anni siano un'attesa, una cassa integrazione della situazione. Siamo preoccupati nel vedere ancora crisi e difficoltà, quasi degrado, nel senso che l’azienda non ha materiale per poter lavorare, fa fatica a far marciare gli impianti e a garantire la sicurezza sul lavoro che nella siderurgia è fondamentale» dichiara Roberto Benaglia della Fim Cisl. «Governo e proprietà decidano cosa vogliono fare - aggiunge Michele De Palma della Fiom Cgil -. Il punto é non perdere tempo. Essendo ArcelorMittal e Taranto centrali per il futuro industriale del Paese, visto quello che sta succedendo nell’acciaio, chiediamo un tavolo con tutti i ministeri coinvolti, Transizione ecologica, Lavoro, Sviluppo economico, ed un incontro diretto col presidente del Consiglio». Per Rocco Palombella, della Uilm, il siderurgico di Taranto è «irriconoscibile, completamente fermo, le maestranze vogliono scappare». E a proposito dell’ingaggio di ex responsabili sugli impianti critici, Palombella dice: «qui viene gente di 70 anni per salvare lo stabilimento ma si rendono conto che non lo si può fare con 70enni che già sono andati via?»

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Molto scettici i sindacati si dichiarano sull'obiettivo di 5,7 milioni di tonnellate di acciaio a fine anno. «Ci sono solo due altiforni in marcia e nel primo semestre hanno prodotto 1,6 milioni di tonnellate» attacca Palombella. E Benaglia : «C'è bassa attività, non si faranno 5,7 milioni, ma se aumentiamo la produzione e diminuiamo la cassa integrazione, almeno cominciamo a imboccare una strada giusta». Acciaierie d’Italia ribadisce intanto che 5,7 milioni resta l’obiettivo del 2022. A fine maggio, in occasione dei nuovi accordi tra Ilva in amministrazione straordinaria e Acciaierie d'Italia, e all'interno di quest'ultima tra ArcelorMittal e Invitalia, l'ad Lucia Morselli, circa la situazione di liquidità dell'azienda, ha dichiarato che, firmata la proroga di due anni, si semplificheranno molto i nuovi finanziamenti, in parte giá deliberati, con copertura Sace.

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