I tavoli di crisi in Veneto

8/9l’allarme dei metalmeccanici

Ex Ilva, a rischio gli approvvigionamenti delle fabbriche

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(IMAGOECONOMICA)

C’è un po’ di Ilva anche a Porto Marghera, e fino a qui arrivano gli strascichi della crisi della raffineria di Taranto, di proprietà di Arcelor Mittal, e qui lo sciopero indetto lo scorso 10 dicembre ha registrato una adesione del 100%. Qui non c’è produzione come a Taranto, ma una unità che conta una cinquantina di addetti e che si occupa prevalentemente di servizi e logistica. La preoccupazione è comunque molto alta: con il passaggio in Arcelor di lavoratori ne erano rimasti fuori già una ventina. Ma l’effetto della crisi Ilva potrebbe colpire anche oltre il confine aziendale. Secondo il presidente di Confartigianato Imprese Veneto Agostino Bonomo « la metà delle aziende metalmeccaniche venete si approvvigionano di acciaio proprio dall’ex Ilva. Ora gli stessi imprenditori potrebbero essere costretti a cercare il materiale sui mercati esteri, con inevitabili rincari dei costi, stimabili dal 10 al 20 per cento».

7mila Aziende
Quelle che in regione Veneto potrebbero entrare in crisi: danno lavoro a oltre 27mila persone. La procedura di recesso di Arcelor Mittal coinvolge 10.777 dipendenti, di cui 8.277 a Taranto, ma ci sono anche Genova, Novi Ligure, Milano, Racconigi, Paderno Dugnano, sino alle venete Legnaro e Marghera nel perimetro Ex Ilva con circa 100 persone a rischio.

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