la Crisi dell’acciaieria di Taranto

Ex Ilva, salvataggio appeso al giudizio del Riesame

I difficili negoziati con Arcelor subito a rischio fallimento: molto dipenderà dalla decisione del Tribunale sullo stop all'Altoforno 2

di Domenico Palmiotti


Ilva, commissari e ArcelorMittal firmano un accordo di base

2' di lettura

Il preaccordo raggiunto da ArcelorMittal e Ilva in amministrazione straordinaria - e col quale le parti hanno ottenuto l’aggiornamento al 7 febbraio dell’udienza al Tribunale di Milano - viene giudicato da Taranto né più, né meno, che una tregua per far proseguire a gennaio la trattativa e vedere se si arriva ad un’intesa piena.

La tregua, però, va già incontro ad alcuni immediati momenti di verifica che potranno rafforzarla oppure indebolirla sino a farla saltare. Il primo banco di prova è il Tribunale del Riesame di Taranto che il 30 dicembre esaminerà il ricorso col quale Ilva ha impugnato la mancata proroga del giudice Francesco Maccagnano per gli ulteriori lavori di messa in sicurezza dell’Altoforno 2.

Se il Riesame annullerà il no di Maccagnano e riconsegnerà ad Ilva l’uso dell’impianto, oltre a fermare il cronoprogramma di fermata e spegnimento già avviato da sabato scorso, si avrà anche un riflesso positivo sul negoziato. Altrimenti, l’Altoforno 2 dovrà essere spento, il siderurgico si ritroverà con un altoforno in meno sui tre ora operativi e si correrà anche il rischio di bloccare gli altri due, l’1 e il 4, visto che hanno le stesse caratteristiche del 2.

Senza sottovalutare l’impatto pesante che tutto questo avrà sulla trattativa. Alle sorti dell’Altoforno 2 si aggiunge poi il clima di forte diffidenza che c’è a Taranto sia sul percorso del negoziato, che sulle misure del decreto legge “Cantiere Taranto” - che dovrebbe essere approvato a gennaio - voluto dal premier Giuseppe Conte.

Bene che riparta concretamente un negoziato, ma accordi al ribasso vedranno una reazione convinta dell’intera comunità

«C’è troppo poco ancora nel memorandum per poter esprimere giudizi compiuti - dichiara il sindaco Rinaldo Melucci -. Bene che riparta concretamente un negoziato, ma tutte le parti sanno ormai che pastrocchi non sono tollerabili. Accordi al ribasso vedranno una reazione convinta dell’intera comunità». «Il preaccordo serve solo a guadagnare tempo per la trattativa - osserva Antonio Marinaro, presidente di Confindustria Taranto - e dove questa ci condurrà non lo sappiamo. Anche perché il territorio e le sue istituzioni per ora non sono coinvolti. Quando arrivò ArcelorMittal pensavamo di aver messo un punto fermo con un grande investitore privato, adesso, invece, tutto è rimesso in gioco. Molti i nodi da sciogliere. L’indotto-appalto è in allarme. Non ci interessa solo il pagamento puntuale delle fatture ma la prospettiva».

All’obiettivo di riportare il siderurgico ad una produzione di 8 milioni di tonnellate, dalla città si risponde segnalando che prima va fatta la Valutazione integrata dell’impatto sanitario e ambientale per vedere se l’incremento è compatibile. Per il sindaco, nel memorandum «non una traccia sulla valutazione del danno sanitario».

Per approfondire:
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