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Ex Ilva, si amplia lo scontro dall’uso dei fondi pubblici alle norme giudiziarie

L’ad Morselli chiede una serie di correzioni e integrazioni e parla di incostituzionalità per una norma. Sbarramento di sindacati, istituzioni e ambientalisti

di Domenico Palmiotti

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3' di lettura

Sinora lo scontro su Acciaierie d’Italia, ex Ilva - alla luce del nuovo decreto legge -, ha riguardato soprattutto i fondi pubblici. In particolare i 680 milioni che si accinge ad erogare Invitalia, partner di minoranza dell’azienda. Con l’amministratrice delegata Lucia Morselli che dichiara che l’investitore, cioè ArcelorMittal, “ha anticipato quasi due miliardi ed ora tocca al socio italiano”, cioè Invitalia, mentre sindacati e istituzioni territoriali, Regione Puglia e Comune di Taranto chiedono che le nuove risorse non siano un “regalo” all’azienda ma si vincolino ad obiettivi.

Per le sigle sindacali, la ripartenza della produzione e il passaggio dello Stato in maggioranza (60 per cento) nell’azienda. Per il Comune di Taranto, un accordo di programma che riposizioni completamente la fabbrica sulla produzione dell’acciaio green e sui forni elettrici al fine di abbattere le emissioni inquinanti. Adesso, però, lo scontro si amplia. E dai fondi si estende anche alla parte prettamente giudiziaria del decreto legge (il numero 2/2023, “Misure urgenti per impianti di interesse strategico nazionale”, attualmente al vaglio di Palazzo Madama). 

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È l’ad Morselli a lanciare l’offensiva sulle norme giudiziarie proprio mentre sindacati, istituzioni e mondo ambientalista ne chiedono il ridimensionamento (i primi due soggetti) o, addirittura, la totale soppressione (gli ambientalisti). È tutta la controversa parte che viene definita scudo penale, che il decreto reintroduce come misura di carattere generale, dopo che il Parlamento, nell’autunno 2019, ha soppresso lo scudo penale che sino a quel momento c’era stato per ArcelorMittal. 

Dal sequestro ai contenziosi, le richieste aziendali

Ascoltata dalla commissione Industria del Senato, Morselli mette all’indice più di un aspetto, chiedendo modifiche e integrazioni. In particolare, chiede che le norme sul sequestro (articolo 6, il giudice dispone la prosecuzione dell’attività avvalendosi di un amministratore giudiziario) siano estese anche ai casi in cui il sequestro c’é stato ma è stata anche negata dall’autorità giudiziaria la sua revoca. Ed è proprio il caso di Taranto dove gli impianti sono sotto sequestro da luglio 2012, concessi con facoltà d’uso all’azienda Ilva in amministrazione straordinaria, che ne è proprietaria, ne ha chiesto a maggio 2022 il dissequestro ma si è vista sbarrare la strada da Procura e Corte d’Assise.

L’articolo sul sequestro, per Morselli, “va esteso anche ai siti strategici che hanno chiesto la revoca e gli è stata negata, altrimenti potrebbe non essere applicabile ad Acciaierie”. E ancora: la confisca facoltativa (e la Corte d’Assise di Taranto, con la sentenza di “Ambiente Svenduto”, ha sottoposto a confisca gli impianti di Taranto, confisca che sarà peró esecutiva solo se confermata dalla Corte di Cassazione) non sia applicabile sui siti strategici come l’ex Ilva. Inoltre, propone l’ad, dopo la giurisdizione penale accentrata a Roma, anche quella amministrativa che dovesse riguardare l’ex Ilva sia spostata nella Capitale. In altri termini, trasferita al Tar del Lazio e tolta dal Tar di Lecce.

Morselli ne ha pure per le ordinanze del sindaco come autorità locale. Quelle che riguardano materia contingibile e urgente, dice, vanno concordate con l’autorità nazionale prima di essere emesse, cioè col ministero dell’Ambiente. E va cambiata pure la norma per l’amministrazione straordinaria per le società partecipate dallo Stato. Acciaierie d’Italia, con Invitalia in minoranza, lo è. Ora l’articolo 2 del decreto prevede che il ricorso all’amministrazione straordinaria possa avvenire su istanza del socio pubblico che detenga almeno il 30 per cento delle quote societarie. L’ad Morselli non lo condivide. Cita un parere del costituzionalista Sabino Cassese, e sostiene che vi è “seria incostituzionalità” dell’articolo 2. Poiché non tiene conto, per l’ad, dei principi costituzionali di uguaglianza e di libertà dell’iniziativa economica, oltreché di un articolo del Trattato di funzionamento della Ue (articolo 49 sugli investimenti in Europa degli operatori europei).

Il sindaco di Taranto: senza un cambio, costretti a radicalizzarci

Se Morselli chiede al Senato di integrare o correggere il decreto su queste materie specifiche, il sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci, chiede invece l’opposto. “È necessario un emendamento che vada nella direzione di avere subito un piano industriale ancorato all’ulteriore erogazione e all’impegno di tutte le parti istituzionali per la partenza del tavolo istituzionale per l’accordo di programma. Questo mitigherebbe l’impatto superficiale del decreto” dice il sindaco alla commissione. “Governo e Parlamento - insiste Melucci - ci aiutino a far diventare protagonista la vicenda sanitaria e ambientale. Evitiamo che l’Ilva diventi un’altra Alitalia. No allo spreco di risorse pubbliche senza un accordo di programma. Sarebbe un cattivo modo di gestire le politiche industriali in questo Paese. Un’alternativa di sostenibilità c’è, è costosa e deve trovare spazio in un accordo di programma. Se il Governo decidesse di fare diversamente - avverte -, noi saremo costretti a radicalizzarci”. 

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