la crisi di taranto

Ex Ilva, si tratta a oltranza. Conte: sono in contatto con Mittal

di Domenico Palmiotti e Giorgio Pogliotti


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Ansa

3' di lettura

Sull’ex Ilva si tratta ad oltranza per cercare un accordo vincolante: la scadenza di questa sera sembra destinata a slittare. Il negoziato proseguirà fino al termine ultimo, le parti puntano a presentarsi con un’intesa all’appuntamento del 7 febbraio, quando è in programma l’udienza al Tribunale di Milano per il ricorso presentato dai commissari sul disimpegno di ArcelorMittal dal sito siderurgico.

Ieri sin dalla prima mattina è proseguito in collegamento telefonico tra Roma, Milano e Taranto il confronto negoziale tra la squadra di governo, con Francesco Caio e Marco Leonardi, i commissari straordinari, l’ad di ArcelorMittal Italia Lucia Morselli e i team di legali, che si sono aggiornati ad oggi. Ma oltre al dossier sul nuovo piano industriale in mano ai tecnici, c’è un nodo più squisitamente “politico” che deve essere sciolto all’interno del governo; di qui la decisione del premier Giuseppe Conte di convocare in serata a Palazzo Chigi - al ritorno da Sofia e dopo il vertice di maggioranza -, i ministri coinvolti nella trattativa per fare il punto sul negoziato. Nonostante i mal di pancia degli esponenti M5S, il premier vuole raggiungere un accordo con la multinazionale franco indiana: «C’è un progetto di accordo, ci sono ancora dei dettagli da definire», ha detto Conte confermando quanto anticipato

dal Sole 24 ore di ieri, ovvero di essere in contatto con Mittal per un prossimo incontro: «Avremmo dovuto incontrarci a Davos - ha spiegato il presidente del consiglio -, poi ho rinunciato al passaggio per impegni che avevo a Roma. Siamo in contatto, non è da escludere che nei prossimi giorni ci vedremo, il fondatore e ceo Lakshmi Mittal ha dichiarato la disponibilità a venirmi a trovare».

La scadenza odierna del termine per chiudere la partita fissato lo scorso 20 dicembre al Tribunale di Milano, non si è ultimativa, per le parti «la trattativa può chiudersi anche un minuto prima dell’avvio dell’udienza del 7 febbraio», spiega una fonte che partecipa al negoziato. Nuovi incontri ci saranno sia stamattina che nel pomeriggio, e potrebbe uscirne fuori un documento con lo stato d’avanzamento della trattativa. «Alla fine un accordo lo faremo» affermano fonti vicine alla gestione commissariale. È vero che ci sono ancora aspetti da sistemare, cioè il ruolo dello Stato, la partecipazione delle banche all’operazione, le risorse (chi investe e in che misura), gli esuberi, la loro quantificazione e gestione (partita nient’affatto secondaria, visto che il confronto con i sindacati deve ancora iniziare e Fiom, Fim e Uilm respingono i tagli), ma le dichiarazioni del premier sembrano delineare una cornice quantomeno rassicurante.

Oggi gli avvocati di ArcelorMittal presenteranno la loro replica al Tribunale di Milano, dopo che Ilva in as e Procura di Milano hanno presentato le loro. ArcelorMittal aveva già presentato un primo atto a sua difesa nei giorni scorsi. Si tratta però di un passaggio tecnico e di procedura per consentire alle parti di affrontare comunque l’udienza del 7 febbraio, se l’intesa dovesse saltare.

Intanto ieri mattina a Taranto una delegazione di imprenditori dell’indotto-appalto siderurgico ha stazionato insieme a Confindustria Taranto sotto la sede della direzione di fabbrica, in attesa di essere ricevuta da ArcelorMittal, per chiedere chiarimenti sulle fatture scadute e non ancora pagate. Tre ore di sit-in, pacifico e senza cartelli di protesta, non hanno però prodotto nulla. L’incontro con ArcelorMittal non c’é stato perché sia Morselli che tutti gli altri dirigenti erano impegnati nella call conference.

Forte il disappunto delle imprese e di Confindustria Taranto che ieri sera è andata dal prefetto di Taranto, Demetrio Martino, e oggi incontrerà i sindacati. «Un brusco stop nei rapporti di correttezza che avevamo instaurato con il management di ArcelorMittal»: così Antonio Marinaro, presidente di Confindustria Taranto, ha valutato il mancato incontro. «Riteniamo - ha aggiunto - che la trattativa in corso a livello nazionale fra Ami e Governo, che sappiamo difficile e complessa, non possa costituire una giustificazione per i ritardi nei pagamenti alle imprese». Al prefetto è stato detto che sì, il monte crediti attuale (circa 20 milioni) è inferiore rispetto a novembre scorso, quando ci fu un presidio di protesta di circa dieci giorni davanti alla portineria C, ma le imprese temono che possa crescere a breve con lo scaduto di gennaio.

Da ArcelorMittal e da una parte delle imprese coinvolte vengono però segnali diversi: i bonifici stanno gradualmente arrivando.

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