crisi dell’acciaio

Ex Ilva, sindacati in allarme sul disimpegno ArcelorMittal

di Domenico Palmiotti


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(ANSA)

2' di lettura


Troppe incertezze attorno all’ex Ilva, ora ArcelorMittal, e così i sindacati metalmeccanici Fim, Fiom e Uilm decidono di non discutere con l’azienda sulla cassa integrazione chiesta per 1400 dipendenti dello stabilimento siderurgico di Taranto dall’1 luglio per 13 settimane a causa della crisi di mercato. L’incontro di oggi ha segnato un nulla di fatto. Le parti si rivedranno martedì prossimo alle 14 nell’attesa che dal Governo e dal ministro Luigi Di Maio arrivino segnali chiari.

Due le questioni che pongono i sindacati. La prima: verificare col Mise, garante dell’accordo di settembre, a che punto è l'attuazione del piano ambientale e di quello industriale e valutare lo scenario del mercato, che per l’acciaio è critico. La seconda: capire che succede se col decreto legge “Crescita” passa la norma che dal 6 settembre prossimo abolisce l'immunità penale per i gestori dell'acciaieria relativamente alle condotte attuative del piano ambientale. ArcelorMittal ha infatti dichiarato che lo stabilimento diverrebbe a quel punto ingestibile ed esporrebbe i manager e coloro che sono delegati a ruoli operativi, a pesanti rischi giudiziari. Anzi le prime avvisaglie sarebbero già arrivate con la notifica, due settimane fa, di avvisi di garanzia a capireparto.

I rischi di disimpegno

In molti a Taranto hanno giudicato la dichiarazione molto netta di ArcelorMittal come preannuncio di possibile disimpegno o di ridimensionamento della fabbrica partendo dall’area a caldo, la più impattante ambientalmente, dove ci sono circa 5000 degli 8200 addetti totali di Taranto. Per Antonio Talò, segretario Uilm Taranto, «la discussione sulla cassa integrazione per 1400 lavoratori di Taranto è relativamente importante. A questo punto ci dobbiamo preoccupare che succede di ArcelorMittal sul piano occupazionale, industriale e ambientale. La mia percezione - aggiunge - è che anche l'azienda la pensi allo stesso modo. Vuole in sostanza sapere che succede del contratto che ha firmato». «Siamo sempre in attesa - commenta Biagio Prisciano, segretario Fim Cisl - di un segnale da parte del ministro Di Maio al quale rammentiamo per l'ennesima volta che abbiamo chiesto un tavolo specifico e che lui si è impegnato a convocarlo. Ma non abbiamo visto ancora niente». Infine Francesco Brigati, segretario Fiom Cgil Taranto, sostiene che «ArcelorMittal è al momento irremovibile sull’avvio della cassa integrazione ordinaria a Taranto per 1400 lavoratori dall’1 luglio. Noi, nell'incontro di oggi, visto che i giorni stanno passando, abbiamo chiesto all'azienda di andare oltre la data dell'1 luglio ma ci è stato detto di no. Oggi però mancano le condizioni per far partire qualsiasi trattativa».

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