ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùLa crisi della siderurgia

Ex Ilva: sospesa da lunedì a Taranto l’attività di 145 imprese appaltatrici

Confindustria Taranto segnala che diverse aziende già l’11 novembre hanno ricevuto una pec dall'ex Ilva

di Domenico Palmiotti

(Gina Sanders - stock.adobe.com)

4' di lettura

A partire da lunedì 14 novembre, 145 aziende appaltatrici di Acciaierie d'Italia, ex Ilva, sono sospese dalla loro attività in fabbrica a Taranto. La comunicazione è stata fornita nella mattinata del 12 novembre dall'azienda alle organizzazioni sindacali, ma Confindustria Taranto segnala che diverse aziende già l'11 novembre hanno ricevuto una pec dall'ex Ilva.

La sospensione, dicono fonti sindacali, riguarda le attività e i lavori che queste imprese stavano svolgendo nel siderurgico. «E ovviamente - specificano - trattandosi di un numero elevato, vuol dire che l'indotto verrà colpito in larghissima parte. Continueranno a lavorare solo le imprese che per l'ex Ilva effettuano attività ritenute essenziali».

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La sospensione comporterà anche la temporanea disattivazione del badge di ingresso in stabilimento per il personale esterno. Non è stata ancora valutata la ricaduta occupazionale ma i sindacati affermano che si va verso un aumento della cassa integrazione sia per gli esterni che per i diretti. Relativamente a questi ultimi, i tecnici, sinora esclusi dalla cassa, effettueranno due giorni di fermata a settimana. Attualmente nell'ex Ilva è in corso da marzo, e per un anno, la cassa straordinaria. È stata chiesta per un numero massimo di 3mila unità.

Non sono state precisate le motivazioni della sospensione che potrebbe essere riconducibile alla forte crisi di liquidità che da molti mesi investe l'azienda dell'acciaio e che si è già tradotta in una serie di mancati o ritardati pagamenti a imprese e fornitori. Confindustria Taranto e Puglia hanno segnalato che l'indotto è in credito di 100 milioni per attività eseguite, fatturate ma non pagate.

I sindacati avanzano l'ipotesi che Acciaierie d'Italia, di cui è partner di minoranza lo Stato attraverso Invitalia, sia ricorsa al blocco delle imprese per premere verso il Governo, visto che è in gioco la finalizzazione del miliardo di euro affidato ad Invitalia per l'ex Ilva e inserito dal Governo Draghi nel dl Aiuti. Nelle scorse ore alla Camera è stato bocciato un emendamento col quale il M5S (parlamentari Mario Turco, Patrizia L’Abbate e Leonardo Donno) chiedeva che le risorse del miliardo «fossero subordinate alla redazione di un piano di investimenti finalizzato a realizzare impianti ecosostenibili, con forni elettrici e a idrogeno verde, o altri impianti a zero emissioni».

Per i parlamentari di Fratelli d'Italia Dario Iaia, Giovanni Maiorano e Maria Nocco, quello del M5S è «populismo». «Il centrodestra - affermano - ha approvato il disegno di legge Aiuti Ter e l'art. 24 di questa legge, relativo a misure urgenti per il sostegno alla siderurgia, rappresenta un passo in avanti importante per il futuro dell'ex Ilva». Si procede infatti, nella direzione della produzione di acciaio green utilizzando il preridotto con derivazione «dell'idrogeno necessario ai fini della produzione esclusivamente da fonti rinnovabili. A tale scopo sono assegnate risorse economiche entro il limite di 1 miliardo di euro al soggetto attuatore degli interventi».

Sindaco Taranto: Meloni mandi via ArcelorMittal

«Il presidente Meloni cacci questi sciacalli senza regole né onore dall’Italia». Lo dice il sindaco di Taranto e presidente della Provincia di Taranto, Rinaldo Melucci. «Fossi nel premier Giorgia Meloni farei quello che nessuno ha avuto sinora il coraggio di fare, caccerei subito ArcelorMittal a pedate, con la stessa eleganza con cui loro hanno trattato tutti i precedenti Governi della Repubblica dal 2017 ad oggi» rileva Melucci.

Per il quale «dopotutto sono tempi straordinari, ogni potenza mondiale sta modificando le proprie strategie e priorità per garantire gli interessi nazionali». «La fase di tregua, volta a valutare e consentire la costruzione di un nuovo percorso verso il piano industriale del futuro, oggi viene unilateralmente dichiarata esaurita da Acciaierie d’Italia» dichiara Melucci preannunciando iniziative di Comune e Provincia di Taranto.

«Come va letta questa decisione se non come un tentativo di utilizzare la minaccia occupazionale come arma per ottenere ancora risorse dal Governo? Certo è che le ripercussioni sul piano occupazionale sono tutt’altro che irrilevanti. Si parla di non meno di 2.000 lavoratori». Lo dichiara Ubaldo Pagano, deputato Pd.

Acciaierie d'Italia sullo stop: «Superiori circostanze»

Nella comunicazione di stop alle imprese, Acciaierie d'Italia scrive che «sopraggiunte e superiori circostanze ci inducono a comunicarvi, con particolare rammarico, la necessità di sospendere le attività oggetto degli ordini, nella rispettiva interezza, prevedibilmente fino al 16 gennaio 2023, oppure fino all'anteriore data prevista dagli ordini quale termine di consegna».

«Riguardo alla ripresa delle attività, seguiranno in ogni caso nostre comunicazioni - afferma l'ex Ilva -. Qualora il cantiere di esecuzione degli ordini sia attivo presso il nostro stabilimento, è senz'altro urgente che provvediate a smobilizzarlo, previa messa in sicurezza, entro lunedì 14 novembre 2022. Precisiamo che decorso tale termine sarà inibito ogni accesso in stabilimento alla vostra impresa come ad altre imprese appaltatrici destinatarie di comunicazione analoga».

«Confermiamo l'interesse alla prosecuzione delle attività e delle opere appaltate e a tale riguardo sarà nostra cura comunicarvi ogni utile aggiornamento non appena possibile» conclude la comunicazione aziendale. Intanto un tavolo per l’ex Ilva è stato chiesto nei giorni scorsi al premier Giorgia Meloni dai tre leader di Cgil, Cisl e Uil nel corso del primo incontro a Palazzo Chigi.

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