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Ex Ilva, stop alle 145 ditte dell’indotto: preoccupazione per 2mila lavoratori

Il governo attende «risposte immediate» da Acciaierie d’Italia dopo la sospensione delle attività di 145 aziende che svolgono lavoro ritenuti non essenziali

Ex Ilva, Urso: “La nostra strategia è delineare futuro per acciaieria italiana”

2' di lettura

Il governo attende «risposte immediate» da Acciaierie d’Italia dopo la disposizione dell’azienda che il 13 novembre ha comunicato la sospensione delle attività di 145 ditte dell’indotto che svolgono lavoro ritenuti non essenziali. Mentre i lavoratori interessati dallo stop, circa duemila, sottolineano il rischio che si vada «verso situazioni incontrollabili dove non regna più la ragione ma la disperazione».

Anche Confindustria esprime «preoccupazione» per «l’improvvisa sospensione dell’operatività di 145 imprese appaltatrici da parte di Acciaierie d’Italia, ex Ilva» che deve essere considerata «una priorità» tanto che diventa «strategico accelerare la piena difesa del ciclo integrale a caldo per l’Italia intera».

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Incontro giovedì 17 novembre

Il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso ha concordato con il governatore pugliese Michele Emiliano un incontro a Roma giovedì prossimo. Sempre il 17 il ministro riceverà i rappresentanti dei sindacati nazionali di categoria, che avevano sollecitato un confronto urgente. Urso invita Acciaierie a fornire «risposte concrete per l’indotto e per i lavoratori, a fronte di una decisione che ha suscitato giustamente sconcerto, tanto più per le modalità con cui è stata annunciata, assolutamente inaccettabili». La società ha chiesto alle ditte di liberare entro oggi i cantieri all’interno dello stabilimento siderurgico di Taranto, legando la decisione a «sopraggiunte e superiori circostanze».

La voce dei lavoratori

I lavoratori delle aziende dell’indotto, riuniti in un Comitato, hanno consegnato un documento nelle mani di parlamentari ionici neoeletti e dei sindacati che oggi si sono riuniti nella Cittadella delle imprese di Taranto. La lettera rappresenta un vero e proprio grido di dolore: «Se le risposte - scrivono - non arriveranno nel giro di pochi giorni, allora rischieremo di andare, pur non volendo, verso situazioni incontrollabili dove non regna più la ragione e la programmazione ma la disperazione».

I sindacati

I sindacati confederali e delle categorie metalmeccanici, multiservizi, edili e trasporti si sono confrontati con i deputati Vito De Palma (Forza Italia), Dario Iaia (Fratelli d’Italia), Giovanni Maiorano (Fratelli d’Italia) e Ubaldo Pagano (Pd), e con il senatore Mario Turco (M5S). La riunione si è conclusa con l’impegno da parte dei parlamentari a interloquire con il governo. Durante l’incontro è stata peraltro stigmatizzata la decisione di Acciaierie d’Italia di sospendere le aziende dell’indotto senza alcun confronto con il partner pubblico, Invitalia, e con le organizzazioni sindacali.

I delegati delle sigle metalmeccaniche sono stati poi ricevuti dal prefetto Demetrio Martino a cui hanno ribadito le loro preoccupazioni. «La questione - ha osservato De Palma - va affrontata in maniera seria, bisogna evitare gli slogan e far parlare i fatti. Usare un linguaggio che si rivolge alla pancia delle persone ma che nella sostanza non risolve i problemi è sbagliato». Secondo Pagano, «qui nessuno fa le pulci a qualcun altro perché sono cambiati i ruoli di maggioranza e di opposizione. La soluzione può esserci se tutti noi mettiamo in testa l’interesse della comunità rispetto a quello del privato». Per il coordinatore provinciale della Uil di Taranto, Pietro Pallini, occorre «disinnescare immediatamente questa bomba sociale che si è creata».

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