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Ex Ilva, stop temporaneo a Taranto per tre altiforni e una acciaieria

La fermata causata dal ripristino di alcune tubazioni del gas. Nel corso dell’audizione alla Camera il ministro Giorgetti stima tra i 900 e i 1500 milioni il fabbisogno finanziario per l’impianto Dri

di Domenico Palmiotti

(Imagoeconomica)

3' di lettura

Il polo siderurgico di Taranto di Acciaierie d’Italia, ex Ilva, è stato interessato nella giornata del 19 ottobre da una fermata che ha riguardato i tre altiforni attualmente operativi (1, 2 e 4) e una delle acciaierie (la 2). Diversi i problemi alla base dello stop temporaneo che comunque non ha causato conseguenze occupazionali. Per gli altiforni 1 e 4, si è trattato di ripristinare alcune tubazioni del gas. La fermata per i due impianti è stata contemporanea ed è durata circa 5-6 ore. L’altoforno 2 viene dato da fonti sindacali in ripartenza per la serata del 19 ottobre. L’1, invece, seguirebbe nella giornata del 20 ottobre. Per l’altoforno 4, invece, si stanno facendo delle verifiche tecniche a seguito, pare, di sbalzi termici accaduti. Nella serata del 18 ottobre l’azienda ha informato i sindacati che, causa il protrarsi di queste verifiche, slittava la ripartenza dell’altoforno 4. Quest’ultimo, per lavori, è già stato fermo per circa 60 giorni prima dell’estate. Lo stop dell’acciaieria 1 è invece dovuto all’inattività degli altiforni a monte. Acciaieria d’Italia ha detto che l’acciaieria 1 ripartirà quando saranno tornati in marcia regolare gli altiforni. Le sigle Fim, Fiom e Uilm hanno chiesto un incontro all’azienda.

Giorgetti: stima sino a 1,5 mld per impianto Dri

Il caso ex Ilva, intanto, è stato al centro dell’audizione che il ministro dello Sviluppo economico, Giancarlo Giorgetti, ha tenuto alla Camera, in commissione Attività produttive, il 19 ottobre. Nel ribadire che il cda di Acciaierie d’Italia, società tra ArcelorMittal (privato) e Invitalia (componente pubblica), sta lavorando al nuovo piano industriale in chiave di decarbonizzazione e sostenibilità ambientale, Giorgetti ha dichiarato che «è partita la procedura per la costruzione di una newco a partecipazione pubblica per la costruzione dell’impianto di Dri a Taranto che è il naturale presupposto per andare alla costruzione del forno elettrico. Il piano industriale legato all’accordo del 10 dicembre 2020 – ha dichiarato il ministro – prevede la costruzione di un forno elettrico alimentato dal preridotto, Dri, con un nuovo impianto realizzato e gestito da una newco a partecipazione pubblica». «Gli investimenti stimati in funzione delle scelte tecniche– ha proseguito Giorgetti – variano da 900 milioni ad un miliardo e mezzo. Invitalia è stata incaricata di procedere alla costituzione della newco in modo di completare le analisi di fattibilità industriale ed economica-finanziaria e ambientale del progetto».

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La copertura finanziaria

«La copertura finanziaria degli investimenti all’avvio della produzione del Dri – ha rilevato ancora il ministro – può essere assicurata alle risorse del Pnrr che alloca 2 miliardi di euro a valere sull’investimento 3.2: utilizzo dell’idrogeno in settori hard to abate». «Abbiamo chiesto – ha annunciato Giorgetti alla Camera – di inserire nella prossima legge di bilancio un fondo per sostenere i processi di transizione ecologica del sistema industriale italiano. Il fondo – ha rilevato il ministro – verrebbe gestito dal Mise insieme al Mite e sarebbe finalizzato a supportare le imprese a partire da quelle energivore impegnate negli investimenti per la decarbonizzazione». Giorgetti ha poi evidenziato l’importanza della collaborazione tra socio privato e socio pubblico, atteso che a maggio 2022, con un secondo aumento di capitale, Invitalia salirà al 60 per cento in Acciaierie d’Italia (oggi è al 38 per cento con diritti di voto pari al 50 per cento).

Il nodo del dissequestro impianti

«Abbiamo sollecitato ad un diverso atteggiamento e di collaborazione di investimento il soggetto privato, in precedenza unico gestore dell'impianto – ha rilevato Giorgetti –. Non è che il socio pubblico ci mette tutti i soldi e il privato in qualche modo aspetta di goderne i benefici. Ci vuole uno sforzo complessivo». E sul fatto che il passaggio di maggio 2022 (che mesi fa Giorgetti sperava di anticipare) «per l’acquisto dei rami di azienda di Ilva in amministrazione straordinaria» è subordinato ad alcune condizioni tra cui il dissequestro degli impianti di Taranto, il ministro ha detto: «Se noi riusciamo a portare avanti un percorso di piano industriale che soddisfa i requisiti ambientali, molto probabilmente la spada di Damocle rispetto agli interventi di sequestro e non sequestro, possono essere risolti. Altrimenti, se interviene il sequestro, tutta l’operazione in quanto tale per come è stata progettata, viene a cadere».

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