ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùAcciaio

Ex Ilva: il Tar proroga i tempi di copertura dei nastri trasportatori

Il Tar del Lazio accoglie il ricorso dell’azienda contro il decreto del ministero dell’Ambiente che aveva fissato a fine aprile il completamento delle protezioni

di Domenico Palmiotti

(Ansa)

3' di lettura

L’ex Ilva, ora ribattezzata Acciaierie d'Italia dopo l’ingresso di Invitalia nel capitale, avrà più tempo per coprire i nastri trasportatori dello stabilimento di Taranto. Con una ordinanza, il Tar Lazio ha infatti accolto il ricorso dell’azienda contro un decreto del ministero dell’Ambiente dello scorso settembre che aveva fissato a fine aprile 2021 il completamento della copertura dei nastri. Si tratta di una delle prescrizioni dell’Autorizzazione integrata ambientale, la cui finalità è quella di evitare la dispersione delle polveri durante il trasporto dei minerali dai parchi di stoccaggio (dove sono depositati) agli impianti per essere usati nel ciclo produttivo dell’acciaio. Per lo stesso motivo, anche i due grandi parchi minerali sono stati coperti.

Le battaglie legali in corso

L’esito al Tar del Lazio è uno dei tanti capitoli della battaglia legale che da molti anni infiamma l’ex Ilva. La prossima scadenza – salvo rinvii – è il Consiglio di Stato che il 13 maggio dovrà esprimersi sulla sentenza del Tar di Lecce che, il 13 febbraio scorso, aveva confermato l’ordinanza del sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci. Quest’ultimo, a febbraio 2020, ha disposto lo stop in 60 giorni degli impianti ritenuti inquinanti. La sentenza del Tar Lecce è stata sospesa a marzo dai giudici di Palazzo Spada in attesa del giudizio di merito. Contro la sentenza Tar, sono ArcelorMittal, Ilva in amministrazione straordinaria, Invitalia e ministero della Transizione ecologica (ex Ambiente). Per il mantenimento della sentenza, invece, Regione Puglia, Comune di Taranto e Codacons.

Loading...

I giudici: scadenza irrealistica

Circa la scadenza di fine mese, il Tar Lazio, basandosi sugli atti prodotti da ArcelorMittal Italia lo scorso 19 aprile, evidenzia «L’esistenza di impedimenti nelle forniture e nella esecuzione dei lavori che inducono a ritenere che il rispetto del termine del 30 aprile 2021 sia attualmente irrealistico». Per i giudici amministrativi della seconda sezione bis, «la ritenuta possibilità di rispetto del termine del 30 aprile 2021 viene affermata dal decreto», si intende quello ministeriale, «senza evidente supporto istruttorio – e senza che lo stesso sia stato meglio specificato nelle difese dell'Amministrazione in sede di giudizio – soltanto sulla base della “minore complessità” delle operazioni e dalla accelerazione degli stessi rispetto al cronoprogramma. Elementi questi – dice il Tar Lazio – che però disattendono – immotivatamente – il ben diverso quadro operativo che è stato sancito nelle conferenze di servizio». I giudici scrivono inoltre che «il mantenimento degli effetti del decreto, quanto al termine del 30 aprile 2021, non assicura l’effetto sostanziale di completamento della copertura dei nastri entro il medesimo lasso di tempo, né quello di accelerarne l’esito rispetto alla tempistica del cronoprogramma della conferenza dei servizi».

Il paradosso

Anzi, per i giudici, «deve ritenersi sussistente il grave rischio che, per le modalità e la tempistica della sua previsione, la prescrizione di cui si discute, alterando il programma operativo in corso, pregiudichi essa stessa l’accelerazione dei tempi già in atto rispetto al cronoprogramma, con il paradosso che il decreto impugnato finirebbe per il realizzare quel nocumento che voleva prevenire». Alla luce di questo, osserva il Tar Lazio, «nel bilanciamento degli interessi è dunque necessario disporre la sospensione degli effetti del decreto impugnato limitatamente alla prescrizione in esame, fermo restando l’obbligo per parte ricorrente di assicurare, nelle more, ogni sforzo per completare i lavori di copertura nel più breve tempo esigibile secondo diligenza e buona fede, comunque non oltre i termini e con le modalità fissate nella conferenza dei servizi del 16 dicembre 2020».

I precedenti

ArcelorMittal Italia aveva impugnato subito il decreto di settembre 2020 del ministero dell’Ambiente, tant’è che il giudizio al Tar Lazio si è avviato il mese successivo. Il ministero ha riformulato la tempistica perchè ArcelorMittal, avendo superato il termine conclusivo lavori inizialmente fissato a maggio 2020, chiese 14 mesi di proroga motivandoli col blocco cantieri causa Covid. Le nuove date del ministero furono però contestate dall’azienda che le ritenne tecnicamente irrealistiche: l’ultimazione a gennaio 2021 di nastri trasportatori e torri in quota e ad aprile 2021 di tutta la copertura.

L’altoforno 4

ArcelorMittal aveva paventato che, dovendo fermare i nastri, sarebbe stato necessario fermare anche gli altiforni alimentati. Questo avrebbe causato una riduzione produttiva su base annua di 800mila tonnellate. In seguito, la scadenza di gennaio 2021 è stata posticipata a marzo 2021, ma adesso la parte di nastri che serve l’altoforno 4 è ferma perché da qualche settimana è fermo anche l’impianto per lavori. Quando l’altoforno 4 ripartirà – si prevede a fine maggio – anche i nastri dovranno essere stati adeguati. Per la seconda scadenza, aprile 2021, è invece intervenuta l’ordinanza del Tar Lazio. L’ultimazione di tutte le opere ambientali resta confermata con l’Aia vigente ad agosto 2023.

Riproduzione riservata ©

loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti