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Ex-Ilva, la trattativa Invitalia- ArcelorMittal è entrata nel vivo

Il premieri Conte: l premier Giuseppe Conte: «Stiamo procedendo proprio in questi giorni per definire il coinvestimento pubblico»

di Domenico Palmiotti

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(Imagoeconomica)

Il premieri Conte: l premier Giuseppe Conte: «Stiamo procedendo proprio in questi giorni per definire il coinvestimento pubblico»


3' di lettura

Sull’ex Ilva, ora ArcelorMittal, il premier Giuseppe Conte conferma coinvestimento pubblico accanto al privato, ruolo di Invitalia (società del Mef) nell'operazione, ma soprattutto annuncia: «La trattativa con ArcelorMittal per definire i dettagli della nuova governance è entrata nel vivo». «Sull’Ilva - scrive il premier su Facebook - stiamo procedendo proprio in questi giorni per definire il coinvestimento pubblico e dare così attuazione agli accordi già sottoscritti il 4 marzo». «Il soggetto individuato a questo fine - ribadisce - è Invitalia. Ci siamo ripromessi di raggiungere ambiziosi obiettivi, ambientali e occupazionali, e siamo ben determinati a

rispettare quest'impegno». E proprio ieri mattina la consueta call conference di inizio settimana tra commissari di Ilva in amministrazione straordinaria (proprietaria degli impianti), Invitalia e tecnici di Mef e Mise aveva già anticipato che il tavolo relativo al coinvestimento dello Stato accanto ad ArcelorMittal sta procedendo e che probabilmente a fine settimana ci sarà un nuovo punto di situazione con gli altri soggetti coinvolti nel dossier. Nel suo post, però, Conte non fa alcun accenno ai nodi occupazionali presenti nel nuovo piano industriale di ArcelorMittal che prevede il taglio di 3.200 addetti, con la riduzione dei dipendenti a 7.500, piano che il Governo ha subito rigettato dopo averlo ricevuto il 5 giugno, dichiarando che è lontano dall'accordo di marzo. Quest'ultimo è quello che prevede proprio il coinvestimento pubblico insieme ad altri aspetti, fra i quali, secondo il Governo - ma non secondo Lucia Morselli, ad di ArcelorMittal -, l'assenza di esuberi. A luglio, intanto, scade una nuova rata (25 milioni) del canone di fitto che ArcelorMittal deve versare ad Ilva in amministrazione straordinaria. La precedente non è stata versata, sebbene l’accordo di marzo abbia dimezzato l'importo delle rate trasferendo tutto quello che non viene pagato nella fase del fitto, alla regolarizzazione del prezzo di vendita.

Il caso di Trieste

Nel frattempo, Taranto chiede che per ArcelorMittal si segua la soluzione Trieste, ovvero un accordo che, come a Servola, chiuda l'area a caldo ed avvii la riconversione. Dichiara il sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci: «Mai più altiforni anche a Taranto, il Governo batta un colpo e non sottovaluti la crescente insofferenza dei cittadini». Melucci rammenta che già a marzo è stato chiesto al Governo che il Tavolo istituzionale Taranto, già insediato per il Contratto di sviluppo, «potesse fungere anche da cabina di regia della cosiddetta transizione giusta, all'interno della quale definire un accordo di programma sull’ex Ilva. Avevamo messo in guardia - richiama il sindaco - dall'insufficienza di provvedimenti palliativi per la nostra economia ed i lavoratori, dalla insensatezza di progetti non volti ad un nuovo sostenibile modello di sviluppo». «Purtroppo - aggiunge il sindaco di Taranto -, tutto questo ancora non si vede. Ma ora che anche a Trieste il Governo ha chiuso per sempre l'area a caldo e investito centinaia di milioni di euro nella riconversione, cosa pensano di raccontare ai tarantini?» Stessa posizione anche dal presidente della Camera di Commercio di Taranto, Luigi Sportelli. «Basta ignorare Taranto - sostiene -, anche per noi è giunto il momento di cambiare il modello di sviluppo. Siamo stanchi di constatare che in altri territori lo scenario industriale si può modificare radicalmente mentre Taranto resta indietro». E i tarantini, conclude, vengono «ignorati, penalizzati, blanditi con promesse irrealizzate».

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