la richiesta dei commissari

Ex Ilva, tregua giudiziaria fino alle festività per verificare il piano

I commissari hanno sospeso il procedimento d’urgenza al giudice civile di Milano

di Alessandro Galimberti


Ilva, procura Milano apre indagine esplorativa su ArcelorMittal

3' di lettura

I commissari straordinari dell’ex Ilva hanno ricevuto il mandato di chiedere al giudice civile milanese, Claudio Marangoni, la sospensione del procedimento d’urgenza contro Arcelor Mittal, udienza originariamente fissata per mercoledì 27 novembre prossimo.
L’input governativo a quelli che giuridicamente sono i locatori del polo industriale tarantino è arrivato dopo la svolta politica di venerdì 22 novembre, quando davanti al premier Giuseppe Conte i vertici del gruppo franco-indiano hanno fornito la disponibilità a reimpegnarsi nell’adempimento del Piano ambientale e industriale che è oggetto dei contratti del 2017 e 2018.

Tregua fino a fine anno
Si tratta in ogni caso, fanno sapere fonti ministeriali, di una tregua - auspicabilmente fino dopo le festività di fine anno - finalizzata solamente a verificare l’effettiva percorribilità del piano di rilancio industriale e di garanzie occupazionali e ambientali.
Nulla esclude, in sostanza, il ritorno urgente in un’aula giudiziaria se tornassero a spirare venti di smobilitazione da Taranto (e anche se ArcelorMittal decidesse di proseguire l’azione civilistica finalizzata alla risoluzione giudiziale dei contratti, udienza civile fissata per il 6 maggio prossimo sempre a Milano).

La nuova strategia del management della multinazionale, che dopo l’avvio di due indagini penali (a Milano e a Taranto) aveva revocato la decisione di cessare l’attività produttiva e di spegnimento dei forni, non ha un impatto diretto sul lavoro delle procure della Repubblica; è però chiaro che la ripresa delle forniture - e il conseguente riempimento dei magazzini -, lo sblocco di pagamenti e la continuità aziendale gettano nuova luce (positiva) su molte delle ipotesi di reato, a cominciare da quelle di distrazione fallimentare per giungere a quelle più gravi di attentato a un asset strategico dell’economia nazionale.

Doppia opzione di uscita
Il cauto ottimismo nelle ore in cui si è arrivati a parlare di decarbonizzazione del sito produttivo - con un piano a sette anni - getta i progetti di rilancio addirittura oltre il termine della durata dei contratti di affitto d’azienda. Questi, siglati tra il 2017 e il 2018 con il corredo del Piano ambientale e dell’ormai famoso scudo penale, scadono infatti tra il 2020 e il 2021, con una doppia opzione d’uscita:
1) la principale è l’acquisto-riscatto da parte di ArcelorMittal;
2) l’alternativa consisterebbe nella restituzione dl sito e degli impianti nelle condizioni (da un punto di vista tecnico ottimali) nelle quali sono stati consegnati ai franco-indiani dai commissari Ilva.
La rilettura delle carte del contenzioso legale in corso dal 4 novembre scorso spiega bene i passi in avanti compiuti nelle ultime ore.

Le richieste dei commissari
I commissari Ilva si erano infatti rivolti al giudice Marangoni per ottenere in via di assoluta e improcrastinabile urgenza un ordine che inibisse ad ArcelorMittal di dar corso alle preannunciate (e già̀ in corso) iniziative di progressiva cessazione delle attività produttive funzionali alla restituzione dei rami d’azienda con i tempi e le modalità che porterebbero alla distruzione delle aziende stesse.

In seconda battuta i commissari chiedevano l’ordine ad ArcelorMittal di continuare, in conformità ai propri obblighi contrattuali, nella gestione delle aziende e di proseguire «nella piena e regolare esecuzione dei contratti inter partes in conformità alle disposizioni ivi contenute».

ArcelorMittal invece solo pochi giorni prima aveva adito i giudici per «esercitare il proprio diritto di recesso con effetto immediato ai sensi dell’articolo 27.5 del Contratto» (il riferimento è allo scudo penale, cessato per effetto della legge entrata in vigore il 2 novembre, ndr) intimando «la collaborazione delle concedenti per dar corso alla restituzione dei rispettivi rami d’azienda entro 30 giorni dal 4 novembre 2019».

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