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Ex Ilva, verso una newco a partecipazione pubblica per il rilancio verde

L’heads of agreement tra governo, commissari e Arcelor fissa al 31 gennaio la scadenza del tavolo negoziale. Quota pubblica più banche creditrici nell’equity. Newco per la decarbonizzazione

di Carmine Fotina e Giorgio Pogliotti


Ilva, commissari e ArcelorMittal firmano un accordo di base

4' di lettura

Ancora quaranta giorni per provare a salvare l’ex Ilva. Il preaccordo siglato venerdì mattina a Milano, nella sede della Libera associazione forense al primo piano del Palazzo di Giustizia, tra governo, commissari dell’amministrazione straordinaria e ArcelorMittal, poco prima dell’inizio dell’udienza in tribunale, concede più tempo alle parti per trattare. È fissata al 31 gennaio la scadenza del tavolo negoziale per raggiungere l’intesa finale.

Il giudice Claudio Marangoni ha disposto il rinvio al 7 febbraio dell’udienza sul ricorso presentato dall’amministrazione straordinaria contro la multinazionale per recesso contrattuale, con possibilità di depositare le memorie fino al 20 gennaio e di presentare la contro replica da parte di Arcelor fino al 31 gennaio su richiesta congiunta presentata dai team di legali: tra questi Ferdinando Emanuele, Roberto Bonsignore e Giuseppe Scassellati (Cleary Gottlieb) per ArcelorMittal, Giuseppe Lombardi (Bonelli Erede) ed Enrico Castellani (Freshfields) per i commissari. Nel merito, le 4 pagine dell’Heads of agreement rappresentano un segnale politico, indicando alcuni punti fermi che dovranno essere riempiti di dettagli e cifre attraverso il negoziato.

Nelle premesse viene confermato l’impegno dell’esecutivo, assistito dai consulenti Francesco Caio e Marco Leonardi, «alla luce dell’interesse strategico nazionale degli asset dell’Ilva e nell’esecuzione del Green new deal», a preservare gli attuali livelli occupazionali, sulla base di un nuovo piano industriale che fissa l’obiettivo di 8 milioni di tonnellate di produzione annua entro il 2023. Am InvestCo conferma l’impegno economico a versare 1,8 miliardi per l’acquisto degli asset, decurtati delle cifre versate finora come canone di affitto (all’incirca 180 milioni) e del prezzo di aggiustamento che tiene conto di fattori come il livello di magazzino al momento del subentro: l’importo definitivo da versare sarà oggetto della trattativa, ma potrebbe aggirarsi tra 1 e 1,2 miliardi secondo le prime stime.

La vendita e l’acquisto degli asset dovrà essere completata entro 30 giorni dall’accordo. Ilva userà queste risorse per pagare i creditori in prededuzione, tra i quali figurano il governo italiano, Cdp, Intesa Sanpaolo, Unicredit e Bpm. Secondo il piano saranno coinvolti i creditori o almeno una parte di essi (Cdp ha finora detto di non essere della partita) nell’acquisto del capitale di AmInvestCo fino ad un massimo del 49% con la partecipazione anche del Mef. Contestualmente l’amministrazione straordinaria congelerà il performance bond emesso come garanzia da Intesa. «L’accordo - ha confermato il ministro dell’economia, Roberto Gualtieri - prevede la partecipazione dello Stato nel capitale a fronte di un rilancio di Taranto con tecnologie innovative a minore impatto ambientale e la tutela dei livelli occupazionali sulla base di accordi che dovranno essere negoziati con i sindacati».

Il memorandum Ilva

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Inoltre, si legge sempre nel preaccordo, sarà creata una nuova società con soci pubblici e privati per «operare e implementare, tra gli altri, nuovi impianti produttivi con tecnologia green nel sito in Taranto». Il riferimento è al piano industriale dei consulenti governativi che prevede la creazione di un impianto per produrre il minerale di ferro preridotto con il gas per alimentare i due forni elettrici ed attuare la decarbonizzazione del sito, novità che «potrebbe richiedere che il piano ambientale sia modificato».

Per il ministro dello Sviluppo Stefano Patuanelli alla fine «soltanto per meno di un terzo la produzione sarà legata all’utilizzo del carbone». La composizione della Newco sarà definita in queste settimane; anche in questo caso si prevede la creazione di una società mista, con il coinvolgimento dei privati, in primis i produttori di acciaio (tra i quali si fa il nome del gruppo Arvedi) e di partecipate pubbliche. Tra queste ci sarebbe l’opzione Invitalia mentre Snam conferma di essere impegnata solo sugli investimenti sul territorio finalizzati alla transizione energetica e di poter svolgere un ruolo di consulenza su forniture e prezzi del gas. A questo proposito la Newco potrebbe anche rifornirsi di gas proveniente attraverso il gasdotto Tap che sarà operativo entro fine 2020 con punto di approdo proprio in Puglia.

Il nuovo piano industriale dovrà fornire dettagli anche sui livelli di occupazione nel periodo di esecuzione del piano stesso: «Per raggiungere tali livelli, tutte le parti che hanno firmato l’accordo sindacale del settembre 2018 - si legge nel testo - dovranno, dal giorno in cui sarà firmato un nuovo accordo, aderire a una nuova intesa sindacale che rispetti i termini del piano». È questo un fattore di rischio, visto che il sindacato lamenta l’esclusione dal tavolo negoziale e minaccia di non avallare alcun accordo che preveda esuberi. Fiom-Cgil, Fim-Cisl e Uilm richiamano l’accordo del 6 settembre 2018 avallato dai lavoratori.

Usa parole dure il leader della Uilm, Rocco Palombella per commentare il preaccordo: «È stato un percorso inedito e di un’inaudita gravità che non ha visto il coinvolgimento delle organizzazioni sindacali - sostiene -. Chiediamo un incontro immediato». Nei piani dell’esecutivo una parte degli esuberi sarà coperta da esodi incentivati, un’altra da ammortizzatori sociali per essere poi riassorbita dalla Newco o da investimenti delle partecipate sul territorio. Nel decreto Taranto, il cui via libera era atteso ieri ma è slittato a gennaio (per problemi di coperture) è istituito un fondo da 50 milioni per riqualificare il personale in amministrazione straordinaria, che potrà usufruire dell’assegno di ricollocazione, con sgravi triennali al 100% per le imprese che li assumeranno.

Per approfondire:
Dai Riva a ArcelorMittal, storia di un declino costato 23 miliardi di Pil
Ex Ilva, il piano del Governo ha un costo di 3 miliardi

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