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Ex Ilva, Del Vecchio chiude. A Taranto ritorna la cordata italiana

Fallisce subito l'idea dell'esecutivo di coinvolgere il fondatore di Luxottica. L'imprenditore era stato l'animatore della cordata alternativa ad ArcelorMittal

di Paolo Bricco

(Reuters)

2' di lettura

Il sogno si chiama Leonardo Del Vecchio. Il governo Pd-5 Stelle, impantanato nella giungla di Taranto, immagina scenari e coltiva desideri (in)confessabili: riuscire a coinvolgere il fondatore di Luxottica, già animatore della cordata italiana alternativa ad Arcelor Mittal, nell'impresa di evitare che a Taranto tutto imploda. Fonti vicine a Leonardo Del Vecchio, però, sottolineano che nessuno del Governo ha contattato l'industriale che ha rivoluzionato il business degli occhiali. E, a quanto apprende Il Sole 24 Ore, Del Vecchio considera questa ipotesi un capitolo chiuso.

La dimensione dell'immaginazione – che ormai rappresenta una componente concreta dell'azione politica dell'attuale Governo Conte bis in cui la leadership sui temi industriali è totalmente in mano ai Grillini – ha avuto buon gioco a concentrarsi su Del Vecchio. Soprattutto per il ruolo avuto da lui nella costituzione della cordata alternativa a quella di Arcelor Mittal. Ricordiamone i primi elementi costitutivi: i soldi pubblici di Cassa Depositi e Prestiti, la centralità di Arvedi (altro oggetto del desiderio del Governo nemmeno formalmente sondato da esponenti della maggioranza), la forza finanziaria di Del Vecchio. Il quale pensò a Taranto per una ragione umana, nobile e sentimentale: in pochi ricordano che l'orfano che ha trascorso l'infanzia nel collegio dei Martinitt di Milano ha origini meridionali, in particolare la sua famiglia è proprio pugliese, per la precisione di Trani.

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Il contributo alla cordata italiana, però, non era soltanto di tipo patrimoniale, reputazionale e affettivo: fu lui a insistere per il coinvolgimento di un operatore internazionale, identificato negli indiani di Jindal, elaboratori insieme ad Arvedi di un progetto basato sulla compresenza di ciclo a caldo e di forni elettrici, secondo una cultura industriale differente da quella di Arcelor Mittal, in prevalenza fondata sul ciclo integrale.

Il sogno di coinvolgere uno dei grandi vecchi dell'industria e della finanza italiana si infrange, però, sulla complessità del passaggio strategico sperimentato da Del Vecchio. Del Vecchio, infatti, sta gestendo in parallelo due dossier delicati e impegnativi. Il primo riguarda il processo di trasformazione di una unica vera azienda – in ogni aspetto, inclusa la governance, i pesi delle responsabilità e gli equilibri di potere – di EssilorLuxottica. Il secondo dossier, invece, riguarda l'acquisizione di quote crescenti in Mediobanca , con una operazione che mira non soltanto a contribuire ad un mutamento della natura di Piazzetta Cuccia, ma che ha anche lo sguardo lungo sulle Assicurazioni Generali. Tanta, tantissima roba. Anche per un ragazzo di 84 anni che ha già cambiato il nostro capitalismo creando da zero un gruppo che, con la fusione fra la componente italiana e quella francese, ha ora 150mila addetti.

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