acciaio

Ex Ilva, verifica Mise sulla riconversione a energia green

L’audizione di Giorgetti

di Domenico Palmiotti

(Imagoeconomica)

3' di lettura

Su ArcelorMittal, ex Ilva, stabilimento siderurgico di Taranto, il Mise effettuerà “una verifica di fattibilità tecnico-economica” per puntare ad “una riconversione energetica del sito”. Così il ministro Giancarlo Giorgetti nel question time alla Camera del 3 marzo, in risposta ad una interrogazione della parlamentare di Forza Italia, Vincenza Labriola. Sulla fabbrica, il Mise, ricorda il ministro, ha già avuto un primo confronto con i commissari di Ilva in amministrazione straordinaria, che rappresentano la proprietà dell'azienda, i sindacati, nonchè col governatore di Puglia, Michele Emiliano, e il sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci. Per Giorgetti, è «emersa la volontà comune di vagliare ogni possibile ipotesi diretta a superare le criticità intervenute nel quadro di un rivalutato quadro dei fatti, coinvolgendo anche le istituzioni europee nell'ottica di tutelare la produzione strategica dell'acciaio in Italia, assicurare le garanzie per i lavoratori e la tutela dell'ambiente». Giorgetti non scopre le carte, ma termini come «riconversione energetica del sito» e «rivalutato quadro dei fatti» sembrerebbero preludere anche a nuovi scenari. In sostanza, potrebbe essere all'attenzione il lavoro di Danieli, Leonardo e Saipem che, giorni addietro, hanno firmato un accordo quadro per proporsi in progetti di riconversione sostenibile di impianti primari nel settore siderurgico sia in Italia, in particolare nel Sud e quindi Taranto, sia all'estero. In questo modo facendo «da traino e da integratori di una filiera tecnologica e produttiva italiana che costituisce una eccellenza a livello mondiale» spiegano le tre aziende. Per Danieli, Leonardo e Saipem, “la nuova soluzione tecnologica prevede la sostituzione del processo produttivo convenzionale dell'acciaio, basato sugli altoforni, con un nuovo processo che utilizzerà forni ad alimentazione elettrica ibrida integrati a impianti di riduzione diretta del minerale di ferro per mezzo di una miscela di metano e idrogeno per ottenere un acciaio green con emissioni limitate di Green House Gas”.
Giorgetti richiama l'accordo del 10 dicembre scorso tra ArcelorMittal Italia e Invitalia, relativo all'ingresso dello Stato nel capitale dell'azienda siderurgica con un primo versamento di 400 milioni per acquisire il controllo del 50 per cento. «Sembrava che la vicenda potesse aver avuto uno sblocco già all'inizio di quest'anno, ma ciò non è avvenuto nei termini e il 15 febbraio è passato abbondantemente» commenta il ministro riferendosi alla partecipazione di Invitalia per ora ancora sulla carta. Nel frattempo, rammenta Giorgetti, c'è stata la sentenza del Tar Lecce che ha ordinato lo spegnimento degli impianti dell'area a caldo entro 60 giorni (confermando una ordinanza anti-inquinamento di febbraio 2020 del sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci). «Sentenza - sottolinea - che rischia di vanificare il buon esito dell'operazione». Tuttavia, rileva il ministro riferendosi all'udienza dell'11 marzo del Consiglio di Stato, «c'è una data in cui il giudice di appello dovrà decidere in merito alle misure cautelari». E per il ministro sarà un «passaggio fondamentale per valutare le iniziative da adottare». ArcelorMittal, così come Ilva in as, ha infatti chiesto la sospensiva della sentenza del Tar. Per Giorgetti, tuttavia, «il nuovo quadro finanziario, conseguente a una rivalutazione della tematica degli aiuti di Stato e al rinnovato approccio della situazione europea, permette di valutare in una nuova prospettiva la strategia di intervento pubblico nell'area». Inoltre, aggiunge, vi sono «specifiche previsioni del Piano nazionale di ripresa e resilienza che in questo momento sono in predisposizione al ministero».
ArcelorMittal, intanto, ha annunciato una nuova tranche di cassa integrazione ordinaria di 12 settimane, dal 29 marzo, per 8.128 dipendenti del sito di Taranto. La cig è già in atto da molti mesi e l'azienda motiva ai sindacati l'ulteriore ricorso con l'emergenza Covid 19 “ancora in atto in tutto il territorio nazionale e internazionale, i cui effetti continuano ad avere riflessi in termini di calo di commesse e ritiro degli ordini prodotti, considerato altresì il parziale blocco di parte delle attività produttive, distributive, manifatturiere e commerciali”. La società parla di un contesto “difficilissimo”, con «la chiusura degli ordini e delle fatturazioni visto il drastico calo registrato in questi mesi dei volumi e di conseguenza delle attività produttive».

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