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Assegno di mantenimento va versato anche se l’ex moglie perde il lavoro per un reato

La perdita del posto, anche se in seguito a reati, crea uno stato di bisogno e fa scattare il diritto all’assegno di assistenza non riconosciuto al momento del divorzio

di Patrizia Maciocchi

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2' di lettura

La perdita del posto di lavoro, anche se conseguenza a reati commessi in frode del datore, crea uno stato di bisogno che l’ex marito non può ignorare, se la ex moglie, per età e condizioni di salute è difficile che trovi un’altra attività. La Cassazione respinge così il ricorso dell’uomo, contro il decreto che lo obbligava a versare alle ex moglie 450 euro al mese come assegno di assistenza, quando in sede di divorzio si era stabilito che nulla era dovuto, visto che la signora era impiegata in un quotidiano.

La causa di licenziamento

Lo stesso giornale che l’aveva poi licenziata per aver usufruito, con falsi certificati medici, di 56 giorni di malattia non dovuta e per aver usato il tesserino da giornalista dell’ex marito, allo scopo di vedere gratis delle partite di volley. Comportamenti dolosi, che gli erano valsi una condanna penale e il licenziamento disciplinare.

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Conseguenze di non scarso impatto nella vita di una donna di 57 anni, con un’invalidità civile del 60 per cento. Una condizione che, malgrado l’iscrizione alle liste di disoccupazione rendevano assai lontana la possibilità di un nuovo lavoro.

Lo stato di bisogno

Per i giudici la vita della donna era cambiata in modo tale da consentire una revisione di quanto stabilito in sede di divorzio. Il ricorrente negava però il diritto all’assegno, perchè la situazione di difficoltà e bisogno alla base della domanda del versamento mensile, era riconducibile ad una condotta volontaria e addirittura dolosa. E la difesa dell’uomo indica anche un precedente nella sentenza 26594/2019, secondo la quale l’abbandono volontario dal lavoro sarebbe di ostacolo all’assegno divorzile. Per il ricorrente la situazione allora esaminata, era pienamente equiparabile all’attuale, in cui la coniuge debole aveva commesso dei delitti.

La decisione della Suprema Corte

Per la Suprema corte non c’è invece nessuna possibilità di assimilare le due cause. Nella sentenza 26594, era stato affrontato il caso di una donna che si era dimessa ed essendo ancora giovane poteva trovare una nuova occupazione. In più il licenziamento per motivi disciplinari non ha nulla di volontario. La signora, infatti, aveva scelto di commettere dei reati, ma non di perdere il lavoro.

In ogni caso la volontarietà non prevarrebbe sullo stato di bisogno. In passato la Cassazione (sentenza 17041/2007) ha escluso che anche la scelta della pensione non basta per negare il diritto ad un assegno assistenziale che non era previsto dalla sentenza di divorzio.

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