gli exit poll

Exit Poll Germania: vittoria amara per Merkel (33,5%), estrema destra terzo partito (13%). Crollo Spd (20%)

dal nostro inviato Alessandro Merli

Angela Merkel, Space24

3' di lettura

BERLINO - Nel giorno delle elezioni, Berlino è invasa oggi da migliaia di maratoneti da tutta Europa, che sfileranno nelle strade della capitale tedesca mentre i locali vanno alle urne per eleggere il nuovo Parlamento e confermare Angela Merkel nel quarto mandato da cancelliere.

Come in una gara in cui l’andatura è fin troppo blanda e si vivacizza solo in vista del traguardo, la campagna elettorale più noiosa della storia politica della Germania può riservare ancora qualche sorpresa nelle ultime battute e consegnare al dopo-voto uno scenario diverso da quello atteso anche solo fino a poche giorni fa.

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Le ultime ore della campagna

La chiusura della campagna venerdì sera è stata strana: per i democristiani, Angela Merkel è andata a Monaco, in casa dei fratelli/coltelli bavaresi della Csu, con i quali ha avuto una lunga diatriba quasi al punto di rottura sulla questione dell’apertura ai rifugiati, ed è stata fischiata ininterrottamente durante il suo discorso da un manipolo di estremisti di destra dell’AfD, il partito anti-immigrati, ormai una presenza costante alle sue apparizioni pubbliche; per i socialdemocratici, il suo rivale, almeno teorico, per la poltrona di cancelliere, Martin Schulz, ha presieduto a un evento, nell’elegante Gendarmenmarkt di Berlino, che sembrava più che altro una veglia funebre, o un’ammissione precoce di sconfitta.

Gli ultimi sondaggi
Quello che è cambiato nelle ultime ore prima del voto e ha vivacizzato la dirittura d’arrivo è la tendenza nei sondaggi, che presenta un’apparente erosione dei consensi dei due partiti maggiori. L’ultima rilevazione della Insa, per il quotidiano “Bild”, dà la Cdu/Csu al 34% e la Spd al 21 percento. Si tratterebbe di un brusco calo per i democristiani, dal 41,5% del 2013, che consegnerebbe alla prossima legislatura una Angela Merkel, avviata al record di longevità al potere, ma anche indebolita politicamente. E di una débacle per i socialdemocratici, non solo al di sotto del 26% delle ultime elezioni, ma addirittura al minimo storico. Qualche sondaggio privato condotto per conto di istituzioni finanziarie dà addirittura la Spd sotto il 20%.

In ascesa invece i due partiti che quattro anni fa non erano riusciti a superare la soglia di sbarramento del 5% per entrare al Bundestag: AfD, che toccherebbe il 13%, e i liberali della Fdp, al 9. La sinistra della Linke sarebbe all’11% e i Verdi, che hanno condotto una campagna senza sprazzi, all’8%. L’elettorato, secondo diversi politologi tedeschi, si sta spostando a destra e, se la posizione della signora Merkel non è in discussione, l’equazione della formazione di una coalizione di Governo risulterà di soluzione più difficile, così come il negoziato per il programma. La presenza di AfD in Parlamento eserciterà inoltre pressione sull’ala più conservatrice della Cdu, sulla Csu e sui liberali.

In ascesa AfD e Fdp, che quattro anni fa non avevano superato la soglia di sbarramento del 5%

In campagna elettorale, il cancelliere non ha scoperto le proprie carte. La propaganda del partito ha fatto leva smaccatamente su di lei: prima con una serie di cartelloni in cui campeggiava semplicemente una foto del cancelliere e la data del 24 settembre, poi con un poster identico, ma nel quale la foto di Angela Merkel la ritrae all’età di tre anni, una biondina con un bel sorriso e un vestito a fiori. Del resto, il partito ha adottato il curioso slogan «Fedidwugl», che è semplicemente la sigla per le iniziali della frase: «Per una Germania in cui viviamo bene e volentieri». Niente potrebbe essere più generico.

Le possibili maggioranze
Da lunedì, l’avvio del Merkel-quater si confronterà con l’aritmetica. Questa per ora dice che le maggioranze possibili sono due: la prima è la riedizione della grande coalizione con la Spd, un’opzione che non dispiace ai vertici di entrambi i partiti, ma è invisa alla base. Soprattutto se la sconfitta dovesse toccare proporzioni epocali, non sarà facile convincere i socialdemocratici, che già erano apparsi riluttanti quattro anni fa, a tornare al Governo. Schulz, che per qualche settimana dopo la sua nomina a gennaio aveva rappresentato la grande speranza di rinascita della Spd e che poi, anche per una serie di errori, l’ha portata all’insuccesso in tre voti regionali, potrebbe essere messo da parte.

La seconda possibilità è un’alleanza dei democristiani con liberali e verdi, la cosiddetta coalizione Giamaica, dai colori dei tre partiti, un patto a tre senza precedenti. Dovrebbe inoltre mettere d’accordo due “soci di minoranza” in disaccordo su quasi tutto. Sarebbe veramente un viaggio in terra incognita per un Paese dove la stabilità fa premio su tutto. O un’altra maratona.

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