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Expo 2020, il David non è la Spigolatrice: Michelangelo «censurato» a Dubai

Nel Padiglione Italia il capolavoro rinascimentale viene «inscatolato» per non scandalizzare il pubblico emiratino. Che viene a Firenze a vedere l’originale

di Francesco Prisco

Al via a Dubai l'Expo 2020, occhi puntati sul padiglione Italia

2' di lettura

Una volta si diceva: se la montagna non viene a Maometto, Maometto va alla montagna. I tempi, evidentemente, devono essere un po’ cambiati: ogni anno decine di migliaia di turisti arrivano a Firenze dai paesi arabi per vedere il David di Michelangelo, quella statua così grande da sembrare una montagna. Forse per questo qualcuno, in Italia, ha avuto l’idea di portare a Dubai - dove la parola di Maometto è legge - una copia del David a grandezza naturale. Salvo poi accorgersi che l’eroe biblico con fionda penzolante, laggiù, offendeva qualche sensibilità e allora... meglio «inscatolarlo» in una specie di tromba di scale.

Come appare ai visitatori il David nel Padiglione Italia di Expo 2020 (Ap)

Incredibile ma vero: succede nell’ottobre 2021 all’Expo di Dubai, vetrina gioiosa di ciò che resta della globalizzazione, a 170 anni dalla prima esposizione universale, 520 anni dopo la realizzazione del David e 1.389 anni dopo la morte di Maometto perché evidentemente, dopo tutto questo tempo, qualcuno deve essersi accorto che il re (d’Israele) è nudo. L’idea di partenza era buona: mettere al centro del Padiglione Italia l’opera d’arte che, forse più di tutte, rappresenta l’Italia. Eccovi allora una bella copia a grandezza naturale (6,72 metri piedistallo compreso), realizzata in resina stampata in 3D, del colosso michelangiolesco che fa bella mostra di sé nella Galleria dell’Accademia.

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Ma ad allestimento in corso, secondo i rumors di Expo 2020, ci si è accorti che la rappresentazione adamitica del sovrano israelita creava qualche imbarazzo di troppo nel pubblico emiratino. Che fare? Troppo tardi per ripiegare su un più casto ritratto equestre del Gattamelata, troppo goffo mettere le braghe di tela all’uomo che, alla faccia dei pronostici, sconfisse Golia. E allora soluzione salomonica: tanto vale infilare la statua in una specie di tromba di scale, con la testa visibile a tutti e le pudenda solo agli appassionati del genere. Davide Rampello, curatore del percorso espositivo, nega ogni tipo di pressione: «Il David non è visto come sempre accade dal basso verso l’alto», riferisce al Corriere della Sera, «ma accoglie i visitatori guardandoli in faccia. Di solito nessuno può guardarlo negli occhi. Non ci sono state censure da parte del governo». Vai a capire.

Non sarebbe comunque la prima volta che il patrimonio artistico italiano si piega a logiche «Muslim Friendly» (ricorderete le statue coperte, nel 2016, ai Musei Capitolini per la visita dell’allora presidente iraniano Hassan Rohani), eppure fa un po’ ridere che la vicenda si trovi a chiudere idealmente una settimana che, qui in Italia, abbiamo in larga parte speso a discutere della nuova statua della Spigolatrice di Sapri, per alcuni sessista ma forse, più che sessista, kitsch e basta. Il David di Michelangelo non è la Spigolatrice di Sapri, ma forse lo rispettiamo ancora meno. Per il kitsch non ci sono censure in nessun posto del mondo, altrimenti gran parte della stessa Dubai sarebbe off limits. La bellezza continua a essere pietra di scandalo. Certo, qualcuno prima o poi dovrà spiegarci come mai, ogni anno, decine di migliaia di arabi vengono a Firenze proprio per vedere il David.

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