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Expo 2030, lunedì il segretario generale del Bureau arriva in Italia. Gualtieri: «Roma può vincere»

Dal 23 al 25 gennaio il segretario generale del Bie incontra le istituzioni italiane, dalla premier Meloni al sindaco. In programma sopralluoghi a Tor Vergata e al parco dell’Appia Antica

di Manuela Perrone

(IMAGOECONOMICA)

3' di lettura

Arriverà nella Capitale lunedì 23 gennaio Dimitri Kerkentzes, il segretario generale del Bureau International des Expositions (Bie), l’organismo composto da 170 Paesi che a novembre dovrà emettere il suo verdetto sulla città che si aggiudicherà l’Expo del 2030. Lo attende una “tre giorni” di incontri istituzionali ai massimi livelli, dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni al ministro degli Esteri Antonio Tajani, dal presidente del Comitato promotore, Giampiero Massolo, fino al sindaco Roberto Gualtieri, che martedì 24 gennaio accompagnerà Kerkentzes in un sopralluogo nelle aree cruciali del progetto di candidatura di Roma.

Gualtieri: «Lo guideremo in un percorso straordinario»

La visita di Kerkentzes nella Capitale segue quelle già effettuate a fine ottobre a Busan (Corea del Sud) e a metà dicembre a Riyad (Arabia Saudita), che insieme a Odessa in Ucraina contendono a Roma l’aggiudicazione dell’Esposizione Universale. «È una visita importante», sottolinea Gualtieri in una videointervista al Sole24Ore.com. Kerkentzes «incontrerà i vertici delle istituzioni italiane e verificherà la solidità del supporto alla candidatura di Roma, ma lo porteremo anche sul luogo dell’Expo a Tor Vergata, attraverso questo percorso straordinario che passerà per il parco dell’Appia antica, il parco degli Acquedotti, dal padiglione Teaser al Foro romano, a Palazzo Rivaldi». Guida d’eccezione sarà l’architetto Carlo Ratti, il consulente creativo della visione strategica di Expo Roma 2030 che con il suo studio di progettazione Cra ha realizzato il masterplan per la candidatura di Roma insieme all'architetto Italo Rota e all'urbanista Richard Burdett.

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«Il nostro Expo non è un luna park, ma una rigenerazione»

L’agorà dell’Expo a Tor Vergata, evidenzia il sindaco, «diventerà poi uno straordinario parco della conoscenza. E valorizzeremo questo aspetto. Il nostro Expo è pensato con i criteri della sostenibilità non solo perché sarà a emissioni zero, non solo perché avrà un grande parco solare che lo alimenterà completamente, ma anche perché è pensato già in funzione del dopo. Non è una fiera, non è un luna park, ma è una rigenerazione di un quadrante della città che darà vita a un distretto del sapere, dell’innovazione, della ricerca e dell’università».

Il sostegno del mondo universitario

Proprio dal mondo dell’università il 19 gennaio è arrivato un assist alla candidatura della Capitale: al termine dell’evento “Roma Expo 2030: la candidatura e il ruolo del mondo accademico italiano”, promosso alla Farnesina alla presenza dei ministri Antonio Tajani e Anna Maria Bernini, con Massolo e i rettori e prorettori degli atenei italiani, è stata firmata una dichiarazione programmatica, sottoscritta dalla Crui e dal Comitato promotore, che delinea le linee dell'impegno dell'accademia a sostegno della candidatura e richiama il mondo accademico a uno sforzo ulteriore sui temi della sostenibilità, centrali nel dossier di candidatura. «Il Mur vuole essere un collettore di opportunità e per questo vogliamo offrire al Comitato Roma Expo 2030 la nostra struttura di relazioni per rendere ancor più conoscibile l'offerta», ha sottolineato Bernini.

«Roma può vincere per la qualità del suo progetto»

La sfida non è semplice. Sulla carta, la rivale più temibile è Riyad, ma per la rotazione di prassi tra i continenti toccherebbe all’Europa ospitare l’Expo del 2030. Gualtieri è ottimista. «Roma può vincere per la qualità del suo progetto, per il suo carattere inclusivo, perché noi davvero proponiamo cooperazione con gli altri Paesi e vogliamo mettere Roma al servizio di un’Esposizione che consenta a tutti di misurarsi sul grande tema della sostenibilità, dell’innovazione, di come ripensare il rapporto tra persone e territori. Sarà un Expo all’insegna dei diritti, del rispetto del lavoro - noi abbiamo un protocollo firmato con le parti sociali, con i sindacati - della libertà d’opinione. Un Expo aperto, inclusivo e sostenibile. E la forza di questa proposta ci dà fiducia».

Ad aprile la visita ispettiva

Anche Gualtieri, come già aveva fatto Massolo in un’intervista al Sole 24 Ore, tiene a sottolineare che «la candidatura non è di Roma, ma dell’Italia» e che tutto «il Paese è unito» nel sostenerla, dalle forze politiche a quelle imprenditoriali. L’impatto economico sulla penisola è stimato in 51 miliardi complessivi, con 9 miliardi di investimenti, 30 milioni di visitatori e la creazione di 300mila posti di lavoro. Da qui in avanti si entrerà nel vivo degli appuntamenti ufficiali prima del voto segreto di novembre: nella settimana del 17 aprile arriveranno a Roma gli ispettori del Bie, a giugno si terrà la nuova assemblea generale del Bureau. La partita è apertissima. Roma è decisa a giocarla fino in fondo.


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