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Expo Dubai rinviato al 2021. Per l’Italia resta un’occasione di rilancio

Per il commmissario Glisenti sara’ una piattaforma fondamentale per riattivare relazioni e collaborazioni internazionali a tutti i livelli. E per il nostro Paese un punto di ripartenza per tutte le filiere

di Giovanna Mancini

Expo Dubai rinviato al 2021

Per il commmissario Glisenti sara’ una piattaforma fondamentale per riattivare relazioni e collaborazioni internazionali a tutti i livelli. E per il nostro Paese un punto di ripartenza per tutte le filiere


3' di lettura

In attesa del verdetto, previsto nel mese di maggio, la macchina di Expo 2020 Dubai non si era mai fermata e non si fermerà nemmeno adesso che il Bie (l’organismo intergovernativo che organizza le Esposizioni universali) ha deciso di posticipare di un anno il grande evento, con avvio il 1° ottobre 2021 e chiusura il 31 marzo 2022.

È l’ennesima conseguenza della pandemia da Covid-19, ma il Commissario generale per la partecipazione dell’Italia, Paolo Glisenti, invita a guardare con atteggiamento positivo al rinvio: «Vista la situazione, sarebbe stato un fallimento e invece in questo modo sarà il più grande evento mondiale del 2021 per il rilancio delle relazioni internazionali, un tema che dopo questa lo scoppio di questa pandemia è diventato fondamentale, a tutti i livelli: politico e diplomatico, scientifico e sociale».

Un’occasione di ripartenza
Non si tratta soltanto di ottimismo di facciata: il Commissario ricorda che a Dubai saranno presenti 190 Paesi, con 25 milioni di visitatori da tutto il mondo, e che per l’Italia si tratterà di una grande piattaforma di promozione del proprio territorio, dalle università alle imprese, dalle bellezze naturali a quelle artistiche e culturali.

«Sarà un’occasione irripetibile di rilancio dell’export, ma anche di attrazione di investimenti nel nostro Paese – prosegue Glisenti -. Lo sarebbe stato in ogni caso, ma ora questo strumento diventa ancora più importante per riprendersi dalla crisi».

Ovviamente, la partecipazione a Expo Dubai dovrà essere ripensata: il tema resta lo stesso (Connecting Minds, Creating the Future, collegare le menti, creare il futuro), ma lemergenza Covid-19 ha accelerato e reso obbligatori, come sappiamo, molti processi di innovazione soprattutto sul fronte della trasformazione digitale. Ecco: l’Esposizione di Dubai sarà «la prima grande manifestazione mondiale in cui tutte le realtà del Paese potranno far conoscere le innovazioni messe in campo per affrontare questa situazione ed è un tema che interessa in modo trasversale tutti i settori, dall’agricoltura all’aerospazio, dalle università e i centri di ricerca al mondo della cultura e del turismo».

Proprio il mondo della cultura e quello del turismo, tra i più colpiti dalle conseguenze della pandemia, potrebbero avere a Dubai una vetrina importante per la ripresa, puntando ad esempio su proposte di turismo personalizzate ed esperienziali, legate strettamente al territorio e alle sue specificità, con un ruolo centrale giocato da regioni e città, sottolinea Glisenti.

A oggi sono circa 50 i partner del Padiglione italiano, che ha come claim «La bellezza unisce le persone»: partner istituzionali, associazioni industriali, università, grandi e piccole aziende di tutti i comparti produttivi, che parteciperanno non esponendo dei prodotti, ma contribuendo con le proprie innovazioni alla realizzazione del padiglione stesso.

«Stiamo ricevendo conferme da tutti per la partecipazione nel 2021 – dice Glisenti -, con proposte attive su come rivedere il progetto, ma stiamo anche raccogliendo nuove manifestazioni di interesse, a conferma dell’importanza di questo evento».

Uno studio del Politecnico di Milano ha calcolato in circa 1,5 miliardi di euro l’anno l’impatto potenziale di Expo Dubai sulle esportazioni italiane, a cui si aggiungono nuovi investimenti esteri e attrattività turistica, per un totale di 1,67 miliardi. A beneficiarne, dice lo studio, saranno soprattutto le piccole e medie imprese, quelle che spesso non hanno la forza o gli strumenti per accedere direttamente ai mercati esteri.

Lo stesso coinvolgimento diretto delle aziende italiane va ben oltre quello diretto al padiglione e sono quasi 800 le realta’, soprattutto medie e piccole, che a vario titolo sono coinvolte nella realizzazione dell’Esposizione o dei tanti eventi e progetti a essa connessi.

Riproduzione riservata ©
  • Giovanna ManciniRedattore ordinario

    Luogo: Milano

    Lingue parlate: Italiano, inglese, tedesco

    Argomenti: Industria del design e arredo, made in Italy, cronaca di Milano, consumi, industria del commercio, e-commerce

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