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Expo, Sala indagato: provo amarezza, continuerò nel mio lavoro. La procura: ha turbato gara

di Sara Monaci


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3' di lettura

Non solo l'accusa di falso ma anche di turbativa d'asta, «per aver aderito anche su pressioni di esponenti politici della Regione Lombardia alle richieste dell'associazione dei florovivaisti». Così si legge nell'atto di chiusura delle indagini notificato a 10 persone, tra cui Pierpaolo Perez, ex responsabile delle Gare in Infrastrutture lombarde (partecipata regionale, che all'epoca faceva da Rup, responsabile unico del procedimento, per alcune opere di Expo) e Antonio Rognoni, ex dg di Infrastrutture lombarde, già coinvolto in una prima inchiesta sull'evento universale.

Le nuove accuse
È questa la nuova tegola sulla testa del sindaco di Milano Giuseppe Sala, che tuttavia prende spunto sempre dalla stessa storia che dura da circa un anno. L'inchiesta della Procura di Milano sulla cosiddetta gara per la “piastra”, l'appalto principale dell'Expo di cui Sala era commissario unico, doveva essere archiviata per i pm guidati da Francesco Greco, ma il gip ha respinto la richiesta di archiviazione. Poi con l'intervento della Procura generale, che ha avocato a sé l'indagine, ci sono stati ulteriori sviluppi.

Il conflitto in procura a Milano
Le due diverse opinioni tra inquirenti sono in parte da inquadrare in quel contesto complicato della Procura di Milano, dove si è consumato pochi anni fa il conflitto tra l'ex procuratore capo Edmondo Bruti Liberati e l'aggiunto Alfredo Robledo. Quest'ultimo, primo titolare di un'inchiesta su Infrastrutture lombarde che lambiva Expo, venne estromesso dal pool di pm che si sarebbero poi dedicato all'evento universale, con conseguenti tensioni (poi Robledo venne trasferito a Torino per altre questioni legate ai rapporti con l'avvocato difensore di Roberto Maroni). Queste diverse opinioni sull'Expo probabilmente sono ancora cascami di quei conflitti.

L'atto di conclusione indagine
Detto questo, la Procura generale guidata da Roberto Alfonso ritiene che ci sia più di un semplice errore materiale, come ritenevano i colleghi che indagavano inizialmente su Expo.

Stando all'atto, il 15 marzo 2012 la ditta Peverelli venne individuata come affidataria della fornitura di 6mila alberi per Expo, da eseguire con uno sponsor, e questo perché la vincitrice della gara, la Mantovani, non sembrava in grado di ultimare i lavori. Il costo della fornitura, per oltre 4 milioni, fu scorporato dalla gara iniziale, ma senza fare un appalto a parte. Questo secondo gli inquirenti costituirebbe una turbativa, perché senza gli alberi anche altre imprese potevano presentarsi alla gara. In realtà poi la Peverelli non fu in grado di ultimare i lavori, che tornarono alla Mantovani per un costo più ridotto: 1,6 milioni.

Sala per la gara della piastra, da 272 milioni (vinta dalla Mantovani con un ribasso di oltre il 40%), è già stato accusato di falso perché retrodatò un documento di 15 giorni, da fine maggio a metà maggio 2012. Questo per evitare di dover ripetere la procedura, troppo lunga per i tempi dell'Expo: in questo la Procura della Repubblica non ravvisò dolo, ma solo un comportamento amministrativo non corretto; per la Pg si tratta invece di reato di falso, perché con una datazione corretta l'appalto andava riformulato.

Le reazioni
Il sindaco è comunque intenzionato ad andare avanti e a Palazzo Marino tutti fanno quadrato intorno a lui. Si dichiara «amareggiato» ma intenzionato «ad andare avanti». Nemmeno l'opposizione di centrodestra infierisce troppo, solo il M5S si dice preoccupato «per gli appalti di Milano», come sottolinea Patrizia Bedori, suggerendo a Sala di «comportarsi di conseguenza».

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