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Export e filiera corta, il mobile della Brianza resiste alla crisi

di Giovanna Mancini

Crescita record. La ripresa del settore è proseguita nel primo trimestre 2022

5' di lettura

Elevata propensione all’export, filiera corta e controllo della produzione, energie rinnovabili e circular economy. La vera anticiclicità, per qualunque settore industriale, è preparare per tempo gli argini con cui difendersi dalle mareggiate. In una parola: investire. È quello che ha saputo fare, in tempi non sospetti, il distretto del mobile della Brianza e i risultati si vedono. Intendiamoci: le difficoltà ci sono e le preoccupazioni per i prossimi mesi sono palpabili tra gli imprenditori, ma alcune caratteristiche intrinseche di questo distretto hanno reso possibile una ripresa più rapida e sostenuta della media (già elevata) del settore a livello nazionale e ora possono offrire una protezione contro le criticità ormai note di questa fase storica: carenza di materie prime, costo dell’energia, crisi delle forniture, chiusura dei mercati coinvolti nella guerra scatenata dalla russia contro l’Ucraina.

I dati elaborati dalla direzione Studi e ricerche di Intesa Sanpaolo nell’ultima indagine sui distretti italiani descrivono un’industria lombarda del mobile ancora in perfetta salute e confermano la dinamicità della Brianza, che se si gioca il primato su produzione ed export con i distretti di Treviso e Pordenone, può vantare alcune caratteristiche che ne fanno uno dei territori più all’avanguardia per il settore: la presenza dei brand più noti a livello internazionale, dei gruppi con le maggiori dimensioni e anche il maggior numero di aziende partecipate da investitori esteri (137 in Lombardia, 113 in Veneto e 96 in Friuli-Venezia Giulia).

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«Il sentiment delle aziende è ancora positivo – conferma Gianluigi Venturini, direttore regionale Lombardia Nord di Intesa Sanpaolo –. Il 2021 si è chiuso molto bene per questo distretto, che è stato tra i più dinamici per aumento del valore delle esportazioni, con 170,1 milioni di euro in più rispetto all’anno precedente, raggiungendo risultati record». Superati ampiamente i livelli pre-Covid sia nella produzione, sia nelle vendite all’estero, le aziende brianzole del mobile hanno proseguito su questo trend anche nel primo trimestre di quest’anno, riflettendo in questo il trend generale dei distretti dell’arredamento, che nel 2021 hanno registrato nel loro insieme un aumento del fatturato del 25,1% a prezzi correnti rispetto al 2020 (contro il +22,5% complessivo della manifattura) e del 15,7% rispetto al 2019 (contro il +9,1%). Se il “sistema casa nel suo complesso è cresciuto del 17,7% rispetto al primo trimestre 2019, il legno-arredo della Brianza ha registrato un +19,9% e il legno di Casalasco Viadanese un +55,8%. Le esportazioni dei 13 distretti del mobile sono cresciute lo scorso anno del 20,8% sul 2020 e dell’8,3% rispetto a due anni prima. Il saldo commerciale vede i distretti dell’arredo registrare un avanzo di 6,8 miliardi (l’82% del totale del settore), trainati dalla Brianza e da Treviso, entrambi con un surplus vicino a 1,75 miliardi,

«Gli ordini sono ancora molto intensi su scala globale – aggiunge Venturini –. Le aziende si sono dimostrate reattive e capaci anche nel riposizionarsi su nuovi mercati, in particolare Stati Uniti e Paesi arabi, per compensare le perdite in Russia e Ucraina». L’ottimismo del momento è tuttavia offuscato dalle incertezze per il futuro, legate soprattutto alla durata e all’evoluzione della guerra in Ucraina. «Rimane latente il tema dei prezzi delle materie prime, che ormai è chiaro non trattarsi di una fiammata destinata a rallentare – osserva Venturini – così come il costo dell’energia. Da qui la grande attenzione per i temi della transizione ecologica e della sostenibilità, alla ricerca di nuovi paradigmi di produzione, che prevedano un utilizzo più efficace delle materie prime e delle materie prime seconde per cercare di rendersi indipendenti dalle crisi globali».

Un esempio è quanto fatto dalla Porro di Montesolaro (Como), che da tempo ha investito sul rinnovo dello stabilimento, realizzando non solo pannelli fotovoltaici, ma anche un termovalorizzatore per il riscaldamento: «Siamo autonomi energeticamente per una buona parte dell’anno e vista l’esperienza positiva stiamo per chiudere un ulteriore investimento in fotovoltaico per aumentare la quota prodotta in modo indipendente – spiega la responsabile marketing del gruppo, Maria Porro –. Per il riscaldamento utilizziamo il calore prodotto da un termovalorizzatore di ultima generazione, a bassissima emissione di CO2, alimentato con scarti della lavorazione del legno».

E poi c’è la questione delle catene di fornitura: se in generale il settore dell’arredamento italiano ha un punto di forza proprio nel suo essere autenticamente “made in Italy”, tanto più lo è il distretto dei mobili di Monza e Brianza, che vanta uno dei chilometraggi più bassi per quanto riguarda le distanze di fornitura dei distretti, sempre secondo i dati di Intesa Sanpaolo (83 chilometri contro i 100 di Pordenone e Treviso). Il tema del reshoring, perciò, è poco sentito dalle aziende del distretto, che sono riuscite a far fronte alla forte penuria dei componenti di base, pur tra le difficoltà, evitando i fermi produttivi che si sono verificati in altri settori e limitando i ritardi nelle consegne. «Le criticità più importanti hanno riguardato i chip destinati alle cucine – spiega Roberto Gavazzi, amministratore delegato del gruppo Boffi-De Padova –. Per quanto riguarda invece legno, acciaio, vetro e poliuretani, rincari e scarsità sono state finora più gestibili. Siamo riusciti a organizzarci abbastanza bene, grazie alla buona varietà di soluzioni a livello europeo. Come gruppo, abbiamo una flessibilità che consente di gestire questa situazione: abbiamo diversificato la nostra catena di forniture e ha funzionato».

Gavazzi e Porro si dicono più preoccupati dalle possibili conseguenze dell’inflazione, sia in termini di calo della domanda (sebbene al momento non si vedano riflessi significativi sugli ordini), sia in termini di ridotta marginalità.

L’inflazione è il principale elemento di incertezza anche per un esperto di consumi, Luca Pellegrini, professore di Marketing all’Università Iulm di Milano. «Il forte recupero delle vendite di mobili, e in generale di beni durevoli legati alla casa, è stato trainato sia dalla riscoperta dell’ambiente domestico durante la pandemia, sia dall’effetto dei vari incentivi fiscali, che non è detto saranno rinnovati dopo il prossimo anno», osserva Pellegrini. La mancata conferma o la rimodulazione dei bonus nelle prossime manovre di bilancio, unite all’aumento del costo della vita, potrebbero mettere un freno alla domanda. «C’è anche un tema di spostamento dei consumi – aggiunge Pellegrini –. Le prospettive di consumo vanno verso le voci di spesa che sono state sacrificate in questi due anni, ovvero tutto il mondo del fuori casa, dai viaggi agli spettacoli alla ristorazione. Gli indicatori vanno in questa direzione e non solo in Italia, ma anche su mercati esteri importanti per il settore, come gli Stati Uniti».

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