abbigliamento

Export e sostenibilità fanno crescere ottod’Ame

di Giulia Crivelli

2' di lettura

Una produzione al 95% italiana, quella del brand di abbigliamento da donna ottod’Ame. O meglio: al 95% toscana. Un ufficio stile coordinato da Silvia Mazzoli, che al crescere dell’azienda di cui è co-fondatrice ha deciso di dedicarsi quasi completamente alla parte creativa, continuando però un dialogo giornaliero con chi si occupa degli aspetti manageriali, commerciali, distributivi.

Una strategia e una squadra che funzionano: lanciato nel 2012, il marchio è arrivato in cinque anni a 22 milioni di ricavi, con un export del 40% e nel retail ha bruciato le tappe. Da qualche settimana è aperto il secondo punto vendita di Milano, all’inizio di via Solferino, a un isolato dall’Accademia di Brera, negli spazi prima occupati da una delle insegne più storiche e conosciute della città, le mercerie Canetta. «Siamo molto contenti anche del negozio di via Manzoni, ma la location che abbiamo trovato a Brera ha una storia e un fascino che si adatta perfettamente all’anima un po’ sognante, forse un pizzico nostalgica, di ottod’Ame – racconta Silvia Mazzoli –. Ora la sfida è sfruttare al meglio questa vetrina per crescere anche all’estero».

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Sembra in effetti un momento magico per Milano, invasa da turisti, europei e non solo. Chi poi passa per Brera, complice l’Accademia e i numerosi negozi dedicati al design, ha sicuramente una sensibilità estetica particolare. «Siamo in 1.200 punti vendita nel mondo e il sell-out è quasi ovunque molto buono, ma un monomarca permette di presentare un mondo – precisa la stilista –. In pochi anni abbiamo aggiunto all’abbigliamento accessori come scarpe, borse, calze e in futuro ci allargheremo ulteriormente». Assodata l’importanza dei negozi fisici, Silvia Mazzoli non sottovaluta l’e-commerce, anzi: «Nel 2017 è cresciuto a doppia cifra e il sito è un modo stimolante per comunicare idee e progetti, oltre che per mostrare il prodotto. Il nome del brand può sembrare strano, ma ci vuole poco per spiegare che non lo è: eravamo otto donne all’inizio. È bastato fingere di tradurre la seconda parola in francese e aggiungere un apostrofo, quasi per gioco. Tengo molto all’anima femminile del brand e credo nella forza delle donne, dentro e fuori la nostra azienda».

Una convinzione che si traduce in responsabilità sociale: nel 2015 otto d’Ame ha realizzato la capsule Sinchronicle con l’artista venezuelana Maryangel Garcia e parte del ricavato è andato a sostegno di un progetto dedicato alle donne in difficoltà. C’è poi l’aiuto alla ricerca sul tumore al seno e il finanziamento di borse di studio per giovani ricercatori, grazie alla collaborazione, iniziata nel 2012, con l’ospedale pediatrico Meyer di Firenze.

«Sono una sognatrice, cerco di viaggiare più possibile e trovare nuovi stimoli e ispirazioni – conclude Silvia Mazzoli –. Ma non riesco a scappare dalla realtà e a non vedere quante persone sono meno fortunate di me, anche in Italia. Potendo, desidero dare il mio contributo».

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