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Export italiano, nel 2022 crescita del 10,3% grazie alla spinta dei prezzi

Ma i volumi cresceranno a un ritmo più contenuto (+2,6%). Le esportazioni di servizi tornano ai livelli pre-Covid grazie soprattutto al comparto del turismo

Export, Di Maio: "Record assoluto nel 2021"

2' di lettura

L’export italiano crescerà nel 2022 del 10,3%: un aumento spinto in larga parte dal fattore prezzo più che dal volume che segnerà invece solo un +2,6%. Nel 2023 le tensioni sui costi dovrebbero ridursi e i trend legati a valori e volumi porteranno a una crescita rispettivamente del 5% e del 4%, mentre il nostro export raggiungerà i 600 miliardi di euro, consentendo all'Italia, ottavo Paese esportatore nel mondo, di mantenere pressoché invariata la sua quota di mercato a livello globale, pari al 2,7%.

La ripresa dei servizi

Sono i dati che emergono dall’ultimo Rapporto export di Sace, nel quale si sottolinea come sul fronte delle esportazioni italiane di servizi, il 2022 rappresenta, finalmente, l’anno del recupero (+19,9%), con un ritorno pressoché ai livelli pre-Covid dopo il rimbalzo incompleto dello scorso anno: un risultato ottenuto grazie soprattutto al comparto del turismo che rappresenta il 9,1% del Pil italiano. Il buon andamento proseguirà anche nel 2023 a un ritmo del 9,8%, che permetterà di superare i livelli del 2019. Nonostante il rincaro dei processi produttivi lungo tutta la filiera, nel 2022-2023 proseguirà la buona performance dell'agroalimentare, che già dall'anno scorso sta beneficiando anche della ripartenza del turismo.

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L’ad Ricci: rafforzare la competitività in una fase complessa

«Abbiamo risorse, strumenti e competenze per affrontare le sfide globali e tenere alta la bandiera dell’export italiano nel mondo», ha commentato l'Amministratore delegato di Sace Alessandra Ricci. «Con un approccio sempre più strategico, un'attenzione a nuovi mercati e grazie a tutto il sostegno assicurativo-finanziario che il nostro Gruppo è in grado di offrire, le aziende italiane possono rafforzare la loro competitività anche in un momento complesso come questo».

La nuova geografia delle opportunità

Nel rapporto Sace si sottolinea come, tra le economie emergenti, numerose opportunità per le nostre imprese deriveranno dai piani di investimenti pubblici degli Emirati Arabi Uniti, dell’Arabia Saudita o dell’India, e dal crescente inserimento nelle catene di approvvigionamento di player nazionali in Messico o Colombia.

Se in Asia le potenzialità di mercato della Cina si mantengono elevate, le esportazioni italiane potranno beneficiare dell'impronta industriale decisamente trasformatrice del Vietnam, dalla più nota industria tessile e della lavorazione delle pelli fino all'agroalimentare. Senza dimenticare quelle geografie già ampiamente presidiate verso cui è destinato buona parte del nostro export: Stati Uniti su tutti, ma anche, per citare il Vecchio continente, la Spagna dove le imprese italiane potranno soddisfare in diversi ambiti la domanda legata alla transizione energetica.

Se peggiora guerra Ucraina crescita solo +9,1%

In un contesto segnato da «un’elevata incertezza economica globale», ascrivibile in particolare all’evoluzione della guerra in Ucraina, Sace ha simulato due scenari di previsione alternativi per l’export italiano. In un primo scenario elaborato sulle ipotesi di continuazione e intensificazione nel tempo del conflitto, le esportazioni crescerebbero quest’anno a un tasso del 9,1% (-1,2 punti percentuali rispetto allo scenario base) e registrerebbero un incremento solo di poco superiore allo zero nel 2023 (+0,5%; -4,5 punti rispetto al baseline).

In un secondo scenario alternativo, con una probabilità di accadimento più modesta, si prevedono gli effetti di una risoluzione del conflitto in tempi più brevi, l’export italiano di beni crescerebbe dell’11% nell’anno in corso (+0,7 punti rispetto al baseline) e dell’8,3% nel 2023 (+3,4 punti percentuali) per poi tornare in linea con lo scenario base nel biennio successivo.

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