Diario di bordo dell'economia

Export, le nuove rotte del piemonte

Centro Studi Tagliacarne 

2' di lettura

Il made in Italy sta dimostrando una nuova vivacità sui mercati internazionali, che sembra lasciarsi alle spalle l’annus orribilis della pandemia, anche se questo processo sta avvenendo con diverse intensità sia a livello settoriale che territoriale. Nel primo trimestre 2021 l’export italiano ha sfiorato i 118 miliardi di euro, superando i livelli pre-covid, con in incremento dell’1,4% rispetto all’analogo periodo del 2019 (che è il benchmark temporale che si ritiene opportuno prendere in considerazione visto che i primi tre mesi del 2020 erano già condizionati dalla pandemia). In questo contesto il Nord Ovest appare ancora in leggera sofferenza in quanto le regioni che lo compongono (Liguria, Valle d’Aosta e Piemonte) hanno chiuso con il segno meno il primo trimestre dell’anno, con perdite molto marcate in Valle d’Aosta (-14,2%) e Liguria (-10,2%). In queste regioni però l’impatto complessivo sull’economia è stato limitato, a causa del minore contributo delle vendite all’estero alla formazione del prodotto regionale: il rapporto fra esportazioni e valore aggiunto è all’incirca la metà di quello medio nazionale. Il maggiore protagonista dell’export del Nord Ovest è sempre il Piemonte che ha subito una contrazione molto minore in termini relativi (l’1,4%), per quanto significativa in valore assoluto. Nel primo trimestre 2021 sono in lieve difficoltà le destinazioni “tradizionali” delle merci delle imprese nord-occidentali (quasi tutti paesi europei più Stati Uniti), con diverse flessioni importanti che hanno riguardato in particolare modo Regno Unito (-22,7%) e Svizzera (-24,3%) mentre in espansione sono le vendite verso la Cina (+11,4% confermando la forte vocazione alle vendite verso il colosso asiatico da parte del Nord-Ovest) e Turchia (+25,7%). Al parziale cedimento di alcune delle classiche roccaforti fanno da contraltare i risultati conseguiti da destinazioni meno consolidate, come Irlanda (+288,4%) e Brasile (+39,7%). Dal punto di vista settoriale particolarmente positivo è l’andamento dello storico comparto dell’automotive (con un incremento di quasi il 20%), il principale motore di un settore – quello dei mezzi di trasporto – che ha conseguito importanti risultati anche per quanto riguarda le navi e le imbarcazioni. Più in generale l’analisi delle produzioni vendute all’estero vede un aumento della polarizzazione verso le “classiche” vocazioni del territorio: agli autoveicoli già precedentemente menzionati si affianca una considerevole crescita dell’industria alimentare e delle bevande, che ha sfondato nel primo trimestre dell’anno la soglia del miliardo e mezzo di euro di export. Mentre appaiono decisamente in difficoltà settori come l’oreficeria (una specializzazione produttiva in particolare di una parte del Piemonte) e la produzione di macchine per altri impieghi, ovvero quelle destinate alla realizzazione di specifiche produzioni, che hanno perso quasi un quarto del loro valore.

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