Congiuntura

Export di orologi svizzeri: a settembre l’Italia resta nella top ten dei mercati

Sia a settembre sia nei primi nove mesi 2021 sono stati superati i livelli pre pandemia. I mercati più vivaci per l’alta gamma sono Cina e Usa, Europa in ripresa più cauta

di Lino Terlizzi

(Fxquadro - stock.adobe.com)

3' di lettura

Mese dopo mese, si conferma la ripresa dell'industria svizzera degli orologi, il polo principale del settore a livello mondiale in termini di fatturato. Il polo elvetico esporta oltre il 90% della sua produzione e guarda quindi ai dati sull'export come a un termometro fondamentale.

Il segno più rispetto al 2019

Nel mese di settembre di quest'anno le esportazioni di orologi svizzeri sono state di 1,88 miliardi di franchi (1,76 miliardi di euro), il 16,6% in più rispetto a un anno prima e il 3,1% in più in rapporto allo stesso mese del 2019. Questa seconda percentuale viene considerata più significativa, perché è chiaro che il 2020 è stato segnato dalla inusuale contrazione legata alla pandemia. Per l'insieme dei primi nove mesi del 2021 l'export di segnatempo svizzeri è stato di 16,08 miliardi di franchi (14,99 miliardi di euro), il 40,5% in più in rapporto a un anno prima e l'1% in più rispetto allo stesso periodo del 2019.

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I livelli di export pre coronavirus sono stati dunque raggiunti e superati. Le cifre sull'export consentono anche di vedere come sono andati i singoli mercati.

Il traino dell’alta gamma

Ecco il quadro dei dieci maggiori mercati nel mese di settembre, con il raffronto con lo stesso mese del 2019: Stati Uniti +28,5%, Cina +45,3%, Hong Kong -20,4%, Regno Unito +12,8%, Giappone -21%, Singapore -3,1%, Germania -4,5%, Francia +4,1%, Emirati Arabi Uniti -14%, Italia -20%. Anche in settembre a spingere le esportazioni di orologi rossocrociati sono stati i segnatempo di gamma alta (con un prezzo sopra i 3 mila franchi) e medio-alta (tra 500 e 3 mila franchi); entrambi questi segmenti hanno avuto il segno positivo, anche rispetto al 2019. L'export di orologi sia con prezzo tra 200 e 500 franchi sia sotto i 200 franchi ha invece avuto il segno negativo nel mese. La tendenza al rafforzamento della già esistente prevalenza delle gamme alta e medio-alta è d'altronde rintracciabile anche nel calo complessivo dei pezzi esportati, anche in settembre, a fronte invece appunto dell'aumento del valore dell'export: in sostanza, meno pezzi ma più fatturato.

La top ten dei primi 9 mesi

Quanto al periodo gennaio-settembre 2021, questo è l'andamento dei dieci maggiori mercati, sempre con il raffronto con lo stesso periodo 2019: Cina +60,7%, Stati Uniti +25,8%, Hong Kong -23,9%, Giappone -14,9%, Regno Unito -7,3%, Singapore +1,2%, Germania -7,7%, Emirati Arabi Uniti -0,1%, Francia -13,8%, Italia -11,8%. Tutti questi mercati, Italia inclusa, sono ampiamente in positivo rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso, ma questo come detto viene considerato come un fatto positivo e tuttavia meno rilevante, visto l'effetto pandemia che ha colpito il 2020. Il bilancio nel complesso vede ancora Cina e Stati Uniti come traini principali, seguiti a distanza da Singapore.

In campo europeo la situazione è diversificata, con il Regno Unito e la Germania messi un po' meglio (pur se non ancora ai livelli di due anni fa) e con la Francia e l'Italia che, al di là delle oscillazioni mensili, devono fare più strada per ritrovare le cifre del 2019. L'Italia riesce comunque a mantenere il decimo posto, e dunque a rimanere nella top ten, sia nel mese di settembre che nel periodo gennaio-settembre.

Nel 2019 le esportazioni annuali di orologi elvetici avevano raggiunto i 21,7 miliardi di franchi. Pur con la cautela legata alle incertezze ancora esistenti sulla pandemia, la Federazione dell'industria orologiera svizzera (Fh) ha lasciato intendere che riacciuffare quei livelli a fine 2021 sarebbe in sostanza un successo. La sfida per il polo elvetico è dunque ora riuscire a tenere il passo ritrovato, facendo leva sui traini Cina e Usa ma anche, se possibile, rafforzando la ripresa sugli altri mercati.

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