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Export, risalita a settembre. Di Maio: il Patto sta funzionando

L'Istat ha stimato una crescita del 2,7% rispetto ad agosto. Balzo nel terzo trimestre rispetto al precedente, quello del lockdown totale. Ma preoccupa l'impatto della seconda ondata

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L'Istat ha stimato una crescita del 2,7% rispetto ad agosto. Balzo nel terzo trimestre rispetto al precedente, quello del lockdown totale. Ma preoccupa l'impatto della seconda ondata


3' di lettura

A settembre l'export italiano ha tirato il fiato: l'Istat ha stimato una crescita del 2,7% rispetto ad agosto e una lieve flessione (-0,6%) per le importazioni. A pesare nell'incremento su base mensile delle esportazioni è stato il deciso aumento delle vendite verso i mercati extra Ue (+8,1%), che ha più che compensato il leggero calo di quelle verso l'Ue (-2,1%). Il balzo nel terzo trimestre 2020, rispetto al precedente che era stato caratterizzato da lockdown in quasi tutti i Paesi, è stato del 30,4%, cui hanno contribuito per due terzi i forti incrementi delle vendite di beni strumentali e beni intermedi verso entrambi i principali mercati di sbocco, Ue ed extra Ue. Nello stesso periodo, le importazioni sono cresciute del 21,7%.

Export +2,1% rispetto a settembre 2019
Anche a livello tendenziale, nel confronto con settembre 2019 quando la pandemia era un evento inimmaginabile, si è registrato un miglioramento (+2,1%) dovuto all'aumento delle vendite sia verso l'area extra Ue (+2,8%) sia, in misura minore, verso quella Ue (+1,4%). L'import segna invece ancora una flessione, sebbene in attenuazione (-6,4%, era -12,6% ad agosto), determinata in particolare dal calo degli acquisti dall'area extra Ue (-12,3%), mentre quello dall'area Ue è molto più contenuto (-1,9%). ll saldo commerciale è comunque salito di 3,13 miliardi, a quota 5,85 miliardi. Al netto dei prodotti energetici il saldo è pari a +7.583 milioni di euro (era +5.788 milioni a settembre 2019).I settori che più incidono sull'aumento tendenziale dell'export sono mezzi di trasporto (+28,7%), auto escluse, metalli di base e prodotti in metallo, esclusi macchine e impianti (+9,9%), articoli farmaceutici, chimico-medicinali e botanici (+8,2%), articoli di abbigliamento, anche in pelle e in pelliccia (+6,4%) e autoveicoli (+5,8%). In forte diminuzione invece, su base annua, le esportazioni di prodotti petroliferi raffinati (-51,1%).

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Di Maio: il patto per l'export funziona
I dati dimostrano la velocità di reazione da parte delle aziende italiane dopo il trauma della chiusura generalizzata. Una velocità di reazione elogiata dal ministro degli Esteri Luigi Di Maio che ricorda il sostegno del Governo attraverso il Patto per l'export siglato alla Farnesina: «Abbiamo dato agli imprenditori mezzi e risorse, poi loro con grande impegno hanno fatto il resto. Questo significa che c'è voglia di fare, di crescere, di lavorare, di creare occupazione». Il ministro è consapevole delle fortissime preoccupazioni per la seconda ondata epidemica, che può di nuovo far flettere tutti gli indicatori: «Siamo arrivati? Assolutamente no, in legge di bilancio stanzieremo altre risorse per rilanciare ancora di più aziende e prodotti italiani. Questo significa tutelare il Made in Italy».

Gli interventi nella legge di bilancio
Nella manovra 2021, oltre a prorogare a giugno i prestiti garantiti da Sace e dal Fondo Pmi, si rifinanzia con 1 miliardo nel 2021 (più 140 milioni nel 2021 e altri 140 nel 2022) il fondo Simest per l'internazionalizzazione delle imprese, “esaurito” dal 21 ottobre, e si prevedono incentivi fiscali per sostenere le operazioni di aggregazione aziendale. Nella speranza che con la crescita dimensionale (oggi il 99% delle aziende italiane ha meno di 50 addetti) aumenti anche la propensione all'export. La legge di bilancio ritocca inoltre le agevolazioni stanziate per combattere l'”Italian sounding”, l'abitudine di usare denominazioni geografiche o immagini che evocano l'Italia per prodotti che nulla hanno a che fare con il nostro Paese: le risorse stanziate dal decreto Crescita nel 2019 (1,5 milioni) per i consorzi nazionali che operano all'estero e che non sono mai decollate, ora vengono dirottate alle associazioni di categoria, a cui lo stesso decreto 34/2019 aveva concesso contributi proprio per promuovere i marchi collettivi e di certificazione all'estero. Anche in questo caso, però, si aspetta «l'imminente attivazione» della misura (parole della relazione tecnica) in base al decreto 15 gennaio 2020 del ministro dello Sviluppo economico che ha individuato in Unioncamere il soggetto gestore.


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