terza edizione a fermo

Export vino, Enoliexpo chiede cambio di passo per promozione all’estero

di Giorgio dell'Orefice


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3' di lettura

Un cambio di passo per la promozione del vino all'estero. È quanto è stato chiesto oggi a Fermo, nelle Marche, in un incontro nell'ambito della terza edizione di Enoliexpo (il salone dedicato tecnologie per il vino e l'olio d'oliva) per favorire l'export di vino made in Italy. Iniziative che possono godere di generosi sostegni Ue: Bruxelles stanzia ogni anno a favore dell'Italia circa 102 milioni di euro per cofinanziare al 50% le azioni di promozione sui mercati extracomunitari. Un budget cospicuo e che si fa fatica ogni anno ad utilizzare appieno. Per questo serve un cambio di passo sia sotto il profilo della spesa che sul piano della tipologia delle azioni da intraprendere.

L'export cresce ma meno del previsto
I dati sulle vendite all'estero sono positivi. «Probabilmente il 2017 si chiuderà con un incremento di circa il 3% - ha detto il responsabile dell'area agroalimentare di Nomisma, Denis Pantini – un dato forse inferiore alle attese e che soprattutto se depurato dall'ennesimo exploit degli spumanti (le cui esportazioni trainate dal fenomeno Prosecco crescono a doppia cifra) mostrerebbe una sostanziale stabilità rispetto allo scorso anno. Tuttavia va anche rilevato che le vendite di etichette italiane restano in terreno positivo laddove i nostri principali competitor europei, ovvero francesi e spagnoli, registrano una perdita». L'analisi del ricercatore di Nomisma si è soffermata anche sui trend di export dei vini marchigiani. «Che mostrano una significativa crescita - ha detto Pantini -: si parla di un +47% dal 2001 a oggi ma con un'accelerazione (+190%) tra il 2010 e il 2015. Per il futuro delle Marche potrà giocare un ruolo importante il vino biologico visto che la regione vanta il secondo vigneto bio in Italia alle spalle della Sicilia».

Rompere i luoghi comuni
Per compiere un salto di qualità nelle vendite all'estero di vino sembra opportuno superare alcuni luoghi comuni che hanno frenato l'azione promozionale delle imprese italiane in questi anni. «Innanzitutto superare questa vera e propria “febbre da Millennials” - ha detto Fabio Piccoli, direttore di Wine Meridian e che da anni affianca le cantine italiane nelle spedizioni all'estero -. Molti stanno inseguendo le giovani generazioni dimenticando o comunque trascurando quelli che una volta erano i ‘babyboomers' ovvero la generazione dei 50enni di oggi. Insomma temo che nella speranza di stimolare i consumi di una categoria di consumatori prospettici si dimentichino quelli che oggi esprimono forse la fetta maggiore dei consumi e garantiscono una capacità di spesa». Secondo Piccoli le imprese italiane per allargare i propri mercati «devono tornare a credere nella propria autenticità. Ci siamo affidati troppo alle denominazioni d'origine sfruttando poco concetti quali il cru e la zonazione che invece consentono davvero di differenziare un vino da un altro”«. E poi una raccomandazione: «È fondamentale - ha concluso - ricordare che qualsiasi siano le azioni promozionali intraprese poi quelle esperienze vanno affiancate da un presidio dei mercati. La presenza una tantum rischia di rivelarsi del tutto inutile».

Le Marche scommettono su Usa, Canada, Cina e Giappone
Altro elemento chiave per aggredire i mercati soprattutto per le aziende di minori dimensioni è il gioco di squadra, come quello messo in campo nelle Marche dall'Imt (Istituto marchigiano di tutela) che aggrega circa 270 imprese. «La nostra filosofia è semplice - ha spiegato il direttore dell'Imt, Alberto Mazzoni -: una missione all'estero costa in media 100mila euro. Nella nostra regione ci sono non più di 5 imprese che potrebbero permettersi un investimento del genere. Facendo rete invece riusciamo ad essere presenti sui mercati con una buona rappresentanza del nostro territorio, in media oltre 60 imprese nelle missioni extra-Ue. E per il prossimo futuro abbiamo in programma investimenti promozionali per circa 4 milioni di euro per portare il nostro Verdicchio ma anche le altre denominazioni marchigiane in Usa, Canada, Cina, Giappone, Norvegia e India».

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