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Export di vino verso il nuovo record di 8 miliardi (+12%) nel 2022

Dollaro forte, diversificazione dei mercati e ripresa del turismo sono stati i fattori vincenti, in attesa di un anno pieno di incognite

di Giorgio dell'Orefice

(Rido - stock.adobe.com)

3' di lettura

Otto miliardi di export di vino nel 2022. È il nuovo record di fatturato (più 12% rispetto al 2021) col quale il vino made in Italy si avvia a chiudere l’anno. La stima è stata diffusa oggi da Federvini, l’associazione delle imprese del vino degli alcolici e degli aceti. Un settore che tra vino e spirits (il cui fatturato estero ammonta a 1,7 miliardi) e aceti (le spedizioni di balsamico sono aumentate del 15%) hanno fornito un importante contributo a quello che si avvia a essere un nuovo record anche per le esportazioni agroalimentari nel complesso che si avviano verso picco massimo di 59 miliardi di euro (più 16%).

«I dati messi a punto dall'Osservatorio Federvini curato da Nomisma e TradeLab – ha spiegato la presidente di Federvini, Micaela Pallini – riportano dati molto positivi che ci consentono di chiudere bene l'anno in attesa di un 2023 per il quale gli organismi internazionali (Fondo Monetario, Ocse, Commissione Ue) prevedono un rallentamento della crescita. Intanto quindi ci godiamo questi risultati positivi che dimostrano come la diversificazione dei mercati, soprattutto quelli emergenti e gli investimenti nelle attività di promozione siano fondamentali per continuare a crescere anche in uno scenario complesso come l'atttuale».

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Per quanto riguarda il vino, i dati dell'Osservatorio Federvini mettono in luce come siano stati soprattutto tre i fattori che hanno inciso sul positivo trend delle esportazioni 2022. «Innanzitutto – spiegano a Federvini – il cambio euro-dollaro ha permesso di compensare gli aumenti dei costi di produzione e recuperare competitività sui mercati legati al dollaro come Usa e Canada. In secondo luogo un grande contributo è venuto dalla ripresa del turismo a livello globale, che ha dato impulso ai consumi di vini e spiriti nel canale horeca (bar e ristoranti, ndr). In Italia, a fine agosto, gli arrivi dei turisti internazionali hanno superato i 35 milioni (+125% rispetto allo stesso periodo del 2021). E infine ha inciso positivamente la diversificazione dei mercati, come strategia adottata da molte aziende che guardano ai paesi emergenti come Tailandia e Vietnam, dove nei primi 8 mesi del 2022 il valore dell'export del vino è cresciuto rispettivamente del 158% e del 82%».

Dieci anni fa, i mercati dell'Unione Europea pesavano per circa il 57% sul valore dell'export, dopo la Brexit nel 2021, si è arrivati al 39%. Questo scenario ha determinato un diverso approccio ai mercati di destinazione e ha sollecitato un allargamento degli spazi commerciali da presidiare verso nuove realtà emergenti: ad esempio oggi l'Asia pesa per il 7% sull'export complessivo di vino italiano.

Diversificazione degli sbocchi che ha riguardato anche il segmento degli Spirits. Un settore – spiegano a Federvini – che ha mantenuto salda la leadership nel mercato statunitense dove registra un aumento a valore del +23%, ma ha d'altro canto ridotto la propria dipendenza dai primi 5 mercati. Se questi sbocchi nel 2011 assorbivano il 65,8% delle esportazioni dieci anni dopo questa quota è diminuita al 58,3% per calare ancora al 53,7% nel 2022.

«Per il futuro – ha continuato la presidente Pallini – sarà molto importante continuare sul terreno della diversificazione dei mercati mediante da un lato la leva della promozione e dall'altro da una maggiore proattività dell'Unione europea. Sarebbe importante che vengano conclusi ulteriori accordi di libero scambio con paesi extra Ue. È evidente che ci muoviamo in uno scenario complicato e in continua evoluzione e nel quale non si escludono rallentamenti nel 2023».

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