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Julius Evola, l’artista “inclassificabile” in mostra al Mart

La mostra “Julius Evola. Lo spirituale nell'arte” è a Rovereto fino al 18 settembre

di Luca Siniscalco

2' di lettura

«La necessità filosofica di Dada, come soluzione unica al problema della purezza e della libertà spirituale», non è solo la certezza dichiarata, in una lettera dell'11 agosto 1920, a Tristan Tzara, ma è la lucida convinzione che intarsia le superfici dei capolavori astratti di Julius Evola (1898-1974). Una prassi estetica svincolata dalla soggettività, dove il caso si fa destino, vocazione, iperbole.

I quadri del futuro esoterista romano, che nella sua opera ha solcato, sempre irrequieto perché sempre già «oltre», i terreni dell'arte, della filosofia, della Tradizione, dell'alpinismo e della metapolitica, sono in mostra fino al 18 settembre 2022 al MART (Museo di arte moderna e contemporanea) di Rovereto.

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55 fra tele, dipinti, xilografie e opere su carta firmate da Evola

L'esposizione, la più grande retrospettiva mai realizzata sull'inclassificabile artista – astrattista esoterico, dadaista iniziatico, ex futurista, neo-alchimista – raccoglie cinquantacinque fra tele, dipinti, xilografie e opere su carta firmate da Evola. C'è spazio anche per un tavolino e un vasetto d'artista – concrezioni materiche di un immaginario strabordante.

La mostra, curata da Beatrice Avanzi e Giorgio Calcara, non si limita d'altronde a presentare l'Astrazione evoliana del periodo 1915-1921, ma dedica un'intera sala alle creazioni degli anni Sessanta, le quali includono tanto rifacimenti delle opere giovanili quanto diversi nuovi soggetti, fra cui tre singolari nudi femminili metafisici.

Verticalità dello Spirito nel sincretismo della percezione, assiologia interiore in cui l'autonomia sovrana dell'Io annichilisce il reale facendone fiamma.

L'arte evoliana è «per tutti e per nessuno», come lo Zarathustra di Nietzsche, una delle principali ispirazioni giovanili dell'autore. «Quel che si sente nella pittura di Evola è lo stato d'animo di chi sente l'odore di forze occulte trascendentali» sintetizzò il futurista Arnaldo Ginna. Proprio nella complessità della sua struttura ermetico-alchemica e del suo tratto capace di evocare l'elementare è riposto il suo fascino.

«La fibra s'infiamma e le piramidi»: così s'intitola una splendida tela del 1920-1921 esposta al MART, che evoca una poesia evoliana contenuta in «Raâga Blanda»: «il fiore miracoloso nella seconda sfera/aga».

La ricerca evoliana dello spirituale nell'arte si risolve in un'arte i cui confini svaniscono nello spirituale. Seppuku metafisico, negazione per amore dell'ultra-vita. Una lucidità cristallina che traspare, luminosa, sotto la cupola di acciaio e vetro con cui Mario Botta ha incorniciato il cielo di quel pantheon futurista che orna Rovereto.

Julius Evola. Lo spirituale nell'arte, Rovereto, MART, fino al 18 settembre 2022

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